sabato 28 maggio 2011

Prese di coscienza a margine di un diluvio

Quando una si vede sulla terrazza del suo gabinetto, intorcinata in una vestaglia dall’allaccio incasinato, struccata, scapigliata e intenta a stendere stracci, pescandoli da una cesta appoggiata sul water, tende all’evasione. Mentale, almeno: ‘sta vita da cenerentola -  in un look da zucca -  è troppo deprimente.
Forse non dovrei rendervi partecipi di un delirio partito da una simile location, ma ve ne ho dette tante, ormai...
Finalmente, dopo essermelo chiesto a più riprese, mi sono resa conto del perché mi piace tanto tenere questo blog, e più in generale cosa mi spinga a scrivere “in pubblico”.  
Perché per me la scrittura è come la cucina: passione e divertimento.
E come mi piace invitare i miei amici alla mia tavola, perché so di farli contenti, così mi dà una grande soddisfazione sapere che ci sono persone cui leggermi regala un momento di serenità: è un po’ come se foste tutti ospiti a Casa per Caso. I vostri commenti e le conversazioni che si avviano, in calce ai miei post, mi ricordano tanto l’atmosfera che si crea nella Stamberga, quando ci si ritrova con gli amici.
Scusate l’ennesimo scivolone nel sentimentalismo, ma tutto questo non ha nulla di virtuale: dopo il post di ieri, e tutti i commenti che mi avete regalato, questa ve la dovevo proprio dire.

E ora, vi racconto la mia giornata.
Mattinata di sole: in groppa alla bici, mi piallo il fondoschiena lungo il mio solito percorso campagnolo, godendomi il paesaggio, il silenzio e la tranquillità. Due ore e mezzo di pedalata in solitaria: un sogno.
Giunta a un cinque chilometri da casa, arrancando su un pezzo di strada bianca, che a quel punto mette le mie gambe a dura prova, mi arriva una telefonata. Ovviamente, ho scordato di portare l’auricolare: così, mi fermo e afferro il bracciale elettronico. L’infernale aggeggio permette agli infami di raggiungermi anche in capo al mondo, mannaggia.
“Mamma!!!”
E’ il gaglioffo.
“Mamma, ci hanno consegnato il compito d’inglese!”
“Sì…?” ribatto, con un filo di speranza. La perfida Albione lo ha sempre ispirato parecchio: forse non sarà una Caporetto.
“Ho perso DIECI!!!”
Per poco non casco per terra. Un voto così non l’aveva preso mai, questo, in tutta la sua carriera scolastica.
Riprendo fiato e lascio andare il mio entusiasmo: “Bravissimo! Matti, complimenti, sono fiera di te!”
“Grazie, mamma. Ho ripassato tutto il programma, in modo serio, e i risultati si vedono.”
Accipicchia. Forse c’è un’interferenza. E’ davvero mio figlio, a parlare così?
E’ un miracolo del quale non mi capacito.
“Ma torni? Dove sei?” continua lui, inconsapevole di avere lanciato sua madre in un universo alternativo.
“Sì, sì, torno. Tra meno di mezz’ora sono a casa. Preparati, perché stavolta non sfuggi a un bacio!” minaccio.
“Eheheh… Lo so, lo so, mamma. Ti aspetto, allora!”
Ripongo con precauzione il cellulare – per una volta, sono felice di averlo portato con me – e ritorno alla base, felice come una pasqua. ‘Sta cosa mi inietta tanta di quella adrenalina in corpo da non farmi nemmeno sacramentare quando raggiungo la sequenza maledetta di dissuasori, che di solito mi trasforma in Mr. Hyde. A fine corsa, con 50 km a tuo carico, non puoi restare in sella, perché il colpo ti ammazzerebbe, ma nell’alzarti dalla stessa i quadricipiti urlano pietà. Tutto questo, oggi, non lo sento nemmeno: il dieci di mio figlio mi ha dopata.
Quando ormai sono a fine corsa, mi accorgo che nuvoloni minacciosi si stanno concentrando sopra la mia testa:  faccio appena a tempo a rientrare, che si scatena un fortunale. Preoccupati per i pelosi, con l’elettricità che va e viene, i tuoni che schiantano il cielo e gli elementi scatenati, ci coordiniamo per il salvataggio mici: per fortuna, in pochi minuti il trio risponde all’appello, e viene posto in salvo.
Pioggia, vento a raffica, turbini e grandine: in meno di mezz’ora, il paesaggio si trasforma. E il nostro giardino, accidenti, diventa una palude!
Si bloccano i tombini, creando un acquitrino davanti alla porta della caldaia. Le acque limacciose s’infiltrano sotto, invadendo lavanderia e garage. Manco a dirlo, Jurassico e Gaglioffo sono missing in action: il venerdì pomeriggio sono al tennis, a venti km da qui.
Scatta l’emergenza: sotto un’acqua furiosa, scalzi e armati di secchi, i ragazzi mi svuotano A MANO la piscina creatasi in giardino. Faranno duecento giri, senza esagerare. Nel frattempo, Valentina e io ci occupiamo di prosciugare il lago dentro casa: mi ci voleva proprio, questo bel po’ di esercizio fisico, per mantenermi in forma.
Per fortuna, dopo poco smette di piovere, e i nostri sforzi congiunti sono coronati da successo. Ci metterò un’ora, a togliere tutta la terra accumulatasi sul pavimento.
Scarmigliati, fradici e coperti di fango, ci guardiamo sconsolati: Andrea commenta, con un mezzo sorrisetto: “E io che mi ero appena lavato la testa…”
D’accordo: abbiamo passato un brutto quarto d’ora. Anzi, qualcosa di più, per essere precisi: ma cuore di mamma è felice lo stesso. Quando li vedo in azione, coesi, efficienti e determinati a risolvere ogni problema che minacci la famiglia… sono troppo orgogliosa di loro. Avrò anche i vestiti infangati, il garage devastato e l’aspetto di una diluviata, ma sono una donna felice lo stesso.