sabato 21 maggio 2011

Lezioni di etologia

“Posso leggere il blog?”
“Certo. Siediti pure qui, io ho finito…”
Il manigoldo si siede, iniziando immediatamente a smanettare.
“Giovanotto, ti ho detto che puoi leggere, non intervenire attivamente! Sei loggato come Mpc…”
Oh my God,  rifletto, ‘sta storia del blog mi sta rovinando: sto iniziando a parlare come loro.
Il vigliacco si gira, con un’espressione satanica a deformagli i lineamenti, e ghigna: “Ihihih! Troll face…”
“Ma levati di lì, troll dai miei stivali!” gli rispondo, scalzandolo dalla postazione di comando e riprendendo il controllo del mio spazio web. Mi ci vuole solo un troll domestico a squinternarmi i post.
Prima di levare definitivamente le tende, lo sfacciato mi sottopone l’ennesima richiesta: “Mamma, c’è bisogno di focaccine. Sono finite!”
“Come, finite? Se ce n’erano tre fino a mezz’ora fa! Ti sei divorato tre tortine in meno di un’ora??? Sei matto?!”
“No! Io non ho mangiato niente!”
Negare. Negare, negare sempre, anche di fronte all’evidenza: ecco il loro credo.
Assassin’s creed, by gaglioffi di Casa per Caso.
“Mamma, non mi vorrai negare anche il cibo, spero. Guarda come sono smunto: devo nutrirmi!”
Smunto. Smunto è, adesso. Questo spara balle, ma lo fa con aria compunta e linguaggio ricercato: ha ragione suo padre. Da grande farà il politico.
Sull'ultima battuta, il gatto nero fa la sua comparsa davanti all’ingresso, aria altera e coda a ricciolo: lui lo adocchia e spalanca il portoncino, facendolo entrare, rivolgendoglisi con i modi e i toni di un innamorato ferito.
“Poppi… Amore mio! Quando è estate tu mi dimentichi…”
Il gatto si siede come una sfinge, aspettando paziente che il suo spasimante gli serva la cena. Mentre il felino si nutre, la sottoscritta inizia le operazioni di allestimento cena, coinvolgendo il nostro, impegnato a fissare con passione trattenuta il gattone di casa: “Scarica la lavastoviglie e apparecchia, per favore.”
“Mmmmmm… Ho un sogno irrealizzabile…” mi risponde, eseguendo l’ordine appena ricevuto.
“Che sogno?”
“Risponderti: no! Arrangiati. Hai le mani? Usale e non rompere!!!”
Questo è anche un esperto di citazioni ad personam: qualsiasi cosa io dica, so che prima o poi verrà usata contro di me. Anche come pubblico ministero non lo vedo male, dopotutto…
“Stai attento a come parli. Sei in pericolo…”
Ridacchia, cambiando subito registro: “Mamma, ti ricordi i topi che mangiavano il pane, lungo il fiume, la sera della mia Cresima?”
“E chi se li scorda, figlio mio? Erano così disgustosi…”
“La nonna ha detto che non erano topi.”
“Ah, no? E cos’erano, secondo lei?”
“Degli animali diversi, non mi ricordo il nome, che vivono vicino all’acqua, scavano gallerie e mettono a rischio gli argini…”
“Le nutrie?”
“Esatto! Nutrie!”
“No, no, tesoro. Le nutrie hanno un aspetto diverso e sono un po’ più grosse. Quelli erano volgarissimi topi di fogna, che qualche mente superiore ha ben pensato di alimentare, con un chilo di pane vecchio scaricato sull’argine. Pensano che se lo mangino le anatre, e invece allevano topi obesi…”
Il giovane elabora l’informazione. Indi, se ne esce con una dichiarazione: “Mamma, tu sei una nutria.”
“Una nutria? Perché?”
“Perché sei cicciotta e fai sempre danni!”
La scena si chiude col solito inseguimento: lui che fugge come una lepre per le scale, mentre la qui presente nutria, armata di mestolo, si affanna al suo seguito,  per dargli una sonora legnata.
Le lepri, però, sono notoriamente più veloci delle nutrie: al solito, sarò costretta a consumare la mia vendetta a freddo.