domenica 1 maggio 2011

Cresimando

Il pranzo è stato rapido e indolore: due penne al sugo, e via. La Miss era missing, cooptata dalla zia, mentre io ero più che di fretta, dovendomi dedicare all’allestimento del pranzo domenicale.
La Cresima è alfine arrivata: archiviata quest'ultima, con le cerimonie dovremmo avere chiuso. Almeno fino al primo che si sposa. Alleluja!
Il rom, come di consueto, mangia con noi, ma non come noi: si cucina una sbobba con riso e altri ingredienti non meglio precisati, che consuma in una scodella a pallini, regalo della morosa.
Il gaglioffo, osservando la brodaglia che ingolla il fratello, non reprime un smorfia di disgusto, per poi commentare: “Buona mensa dei poveri, Andrea!”
L’interessato non raccoglie, continuando a consumare con dignità il suo cibo alternativo. Ci vuole altro per spostarlo dalla sua imperturbabilità, quello.
Dopo mangiato, Jurassico getta un’occhiata in mia direzione, per realizzare che ho cinque pietanze sul fuoco e l’aspetto di una ha ben poco tempo da perdere.
“Vado a schiacciare un pisolino in camper…” dichiara. Quando qualcuno vuole un po’ di pace, a Casa per Caso, giusto lì si può rifugiare.
“Ciao” gli rispondo, sbrigativa: di sicuro non gli farò compagnia. Due teglie di pasticcio, una di peperoni e un chilo e mezzo di piselli dopo, lo vedrò riemergere. Tre ore e mezzo di catalessi: alla faccia del pisolino…
Mentre io spignatto, il cresimando si prepara all’evento.
Come dire che il suo più caro amico lo raggiunge, per poi accompagnarlo a fare spese: loro due, e quattro ragazze che li raggiungeranno strada facendo. Una delegazione femminile, autonominatasi personal shopper del manigoldo.
“Mamma, le mie compagne hanno detto che ho bisogno di un restyling. Mi portano loro a comprare i vestiti per domani! Tu non sai scegliere per noi giovani…” ghigna, provocatorio.
“Ah. Va bene. Già che ci sei, prendi anche un paio di scarpe’” rispondo, neutra.
“Perché? Non puoi lavare queste?”
“Per favore, sono più scalcagnate di quelle di un clochard. Non è lavandole che le renderemo decenti!”
“Va bene, va bene, mi compro anche le scarpe! Mi tocca rimettermi a nuovo dalla testa ai piedi…” si arrende, per poi andarsene.
Torna dopo un paio d’ore, molto fiero dei suoi acquisti.
“Mi sento molto figo. Guarda, mamma, ho anche la giacca…” si pavoneggia, 'sto gigione.
“In effetti… hai ragione. Stai veramente bene” 
E mentre mi sforzo di reprimere l'onda di orgoglio materno che rischia di danneggiarmi i circuiti cerebrali,  il giovane provvede a riportarmi sulla terra. Sarà anche fascinoso, ma è matto come un cavallo: “La commessa era sconvolta. Mi ha chiesto se mi sono portato dietro una truppa… Le ho risposto che era una truppa di volontarie. Io non ho chiesto niente a nessuno! Nel mio ambiente sono una star...” conclude con orgoglio. 
“Non ho parole. Comunque, sono ragazze di buon gusto. Fatti accompagnare sempre da loro!”
“Sono contento di avere la tua approvazione. Stasera andiamo anche al cinema: tutta la classe. Abbiamo invitato tutti, nessuno escluso: non saranno accettate defezioni!”
“Però. Bella cosa, che siate così amici. Cosa andate a vedere?”
“Boh! Io ci vado per stare con gli amici…”
“Vabbè. Qualcosa faranno. Mangia 'sta roba, che non va bene uscire a stomaco vuoto."
Cena rapidissimo. Poi andiamo a recuperare un suo amico, che ha problemi di trasporto, e li porto entrambi al luogo dell'appuntamento col resto della banda.
Verso le undici, l’uomo rientra.
“Sono tornato solo. Gli altri li accompagnati la mamma di E. Certo che dovrebbero dirlo, se un film è in 3D…”
“Perché?”
“Perché ho dovuto sorbirmi due ore di film, con DUE PAIA di occhiali addosso! Altro che figo: mi sentivo proprio uno sfigato…”
Qualche volta, la differenza tra inferno e paradiso sta tutta in una sillaba.