venerdì 29 aprile 2011

Sorprese pasquali


Non era finita. Mancava la cucina di sopra: ci trovo un caos ubiquitario.
Briciole per ogni dove, lavastoviglie da scaricare, secchiaio ingombro di macerie, plastica da smaltire sopra ogni ripiano disponibile e meno di un bicchiere d’acqua fresca in frigo. Di più: una delle due bottiglie di vetro è missing in action. Chi l’avrà sequestrata? E a quale scopo, soprattutto? Estorsione?
Ogni volta che sto via per un po’, gli infingardi ne approfittano, per ragioni a me sconosciute, per impadronirsi di qualche oggetto destinato all’utilizzo comunitario. Come il solito, sarò costretta a eseguire indagini approfondite, per tornare in possesso dei miei averi. E a controllarmi, onde evitare, una volta ritrovato, si usarlo come corpo contundente ai danni del responsabile della sua scomparsa.
Dove il riciclo è stato tentato, i limiti di capienza degli appositi contenitori sono stati abbondantemente superati, senza contare che non hanno sciacquato la metà del materiale smaltito. Per risistemare tutto ci vuole più di un’ora, durante la quale corro su e giù per le scale come un furetto.
“Ma che succede, stamattina, tesoro?” mi chiede il marito, sorpreso.
Ho fatto colazione a rate: una cosa che non capita mai. In condizioni normali, è un momento sacro, per me.
“Ehhhhh, amore! Qui mancava una testa pensante a coordinarli: sono tanti, casinisti e abilissimi nello scaricarsi le responsabilità l’un l’altro. Se non ci sono io a dare gli ordini, la casa si trasforma in una discarica: e quelli non se ne rendono nemmeno conto. Credono di essere stati impeccabili!”
“Ma cosa faranno quando avranno una casa loro?!”
“Boh. O imparano, o vivono allo stato brado. Liberi di scegliere: a me basta che lo facciano fuori di qui!”
“Mah…”
Entra l’ultimo, brandendo la bottiglia per il the: “La bottiglia è sana, il tappo un po’ meno…”
Muffa, as usual. Saremmo in grado di produrre penicillina a tonnellate, a Casa per Caso.
“Non importa. Ne ho uno di riserva io: eccolo qui. Certo che quando vedo queste cose mi viene in mente il dantesco fatti non foste a vivere come bruti…”
“Non citare la mia prof!!!”
“Non cito la tua prof. Cito Dante!”
“Beh, lei ce lo dice sempre…”
“Si vede che siete fonte della medesima ispirazione, qui come lì” gli rispondo, seria.
Sorrisetto, sparizione e imprevista ricomparsa, a pochi attimi di distanza: “Mamma, guarda!”
Mi volto e lo vedo che manovra con qualcosa.
“Guarda cos’ho trovato nell’uovo di Pasqua. E’ per te!” dichiara con un sorriso, porgendomi un pupazzetto di peluches. Del quale m’innamoro all’istante, come da manuale.
“Grazie, tesoro!” mi sdilinquisco io, già dimentica dell’irritazione che mi ha attanagliata sino a tre secondi fa.
“Non c’è di che. Ero sicuro che ti sarebbe piaciuto!” risponde lui, con tono affettuoso. “Ciao, mamma. Io devo andare: il dovere mi chiama!” mi saluta compunto, mentre io esamino il regalo appena ricevuto. Gettandomi un’ultima occhiata paterna (!!!), l’uomo si dilegua, per andare a scuola.
Ci siamo: ormai, anche il più piccolo mi tratta come una bambina.
Sto proprio invecchiando.