sabato 2 aprile 2011

Ritratto di signora


Ritratti fotografici e mariti sedicenti fotografi. Parliamone.
La sottoscritta ha la medesima predisposizione alla carriera di fotomodella di un Decano Amish: alla sola vista di un obiettivo, fuggo a gambe levate.
Peccato che mio marito, invece, sia uno dallo scatto facile. O quasi.
Più corretto sarebbe definirlo compulsivo: anche se la nostra meta è la sagra della costicciola di Brusaporco, questo parte con l’attrezzatura da paparazzo al gran completo. Per poi usarla come una mitraglietta Skorpion, preferibilmente quando tutti i commensali sono in fase ruminante: se uno dovesse basarsi sulla galleria fotografica di Casa per Caso, ne concluderebbe che siamo una famiglia di cammelli.
Se poi le foto sono in posa, la farsa si trasforma in tragedia: già, perché quello ti mette in posizione, imponendoti improbabili contorsioni sulle vertebre cervicali, esige un sorriso e poi – sottolineo: poi! – si mette a studiare l’inquadratura. Con il risultato che il suo soggetto evolve, da essere umano a bruto: quando la trasformazione è completa, l’infame scatta. Da sorprendersi che l’obiettivo non sia mai schiantato.
Di recente, mi è stato chiesto di produrre un mio primo piano: tragedia. L’uomo si è offerto immediatamente volontario per realizzarlo.
“Ci vuole uno sfondo neutro!” è stata la sua prima dichiarazione, seguita dall’ordine perentorio di addossarmi alla parete del camper. Bianco candido, per la cronaca: è riuscito a realizzare la foto segnaletica perfetta. Fosse caduta in mano alle autorità, mi avrebbero arrestato solo per la faccia che esibivo.
Tentativo numero due: sotto la magnolia del giardino. Saranno state le ombre che si proiettavano sinistre sul mio volto, oppure il fatto che non mi ero buttata in viso manco un filo di fondotinta, fatto sta che ne è uscito il ritratto del Fantasma Formaggino.
E il bello è che il nostro, in pieno delirio artistico, discettava: “Niente male, questa, vero…?” provocando una mia reazione scomposta: “Ma sei matto? Ce l’hai un minimo di senso critico, o ti è rimasto incastrato in mezzo ai megapixel???”
Anche questa foto è stata cancellata e la soluzione del problema rimandata a data da destinarsi.
Per fortuna, ieri mattina abbiamo fatto una passeggiata: un nume benevolo ha fatto sì che incrociassimo un vecchio amico, nonché santo dedito ai miracoli. Si tratta, infatti, della creatura che mi ha sopportata in veste di sposa fuggitiva: l’unico fotografo che sia riuscito a realizzare un album di nozze con una sposa a collaboratività zero.
Una capace di arruolarlo, imponendo le seguenti regole d’ingaggio: “Non ti voglio vedere! Tu scatta, ma non ci devi essere: ammetto la tua presenza solo a cena. Senza la macchina, però!”
Il poverino ha eseguito gli ordini: si è smaterializzato, chiedendomi in tutto quattro foto di gruppo, eseguite alla velocità del fulmine, e non ha voluto nemmeno cenare con noi. Pur avendo lavorato in condizioni proibitive,‘sto mago ce l’ha fatta: le foto del nostro matrimonio sono bellissime. Ho con lui un debito incancellabile.
Bevendoci un caffè al bar, godendoci il sole e l’aria primaverile, gli ho rivelato il dramma che mi stava rovinando l’esistenza, mentre il marito ridacchiava a mie spese.
Cinque minuti dopo, Franco era ai posti di combattimento: macchinetta alla mano, mi ha scattato una ventina di foto senza che quasi me ne accorgessi, è riuscito a farmi ridere – mission impossible, di fronte a una Nikon – e mi ha consegnato cinque ritratti quasi guardabili. Il quasi è dovuto al soggetto: per il resto, sono perfetti.
Gli avrei fatto un monumento seduta stante, se solo avessi avuto sottomano un blocco di marmo: in mancanza, gli ho rifilato un paio di baci e diecimila ringraziamenti. Che sono stati, tra l’altro, l’unica forma di pagamento che ha accettato.
Che meraviglia: ho trovato un cavaliere senza macchia e senza paura, che mi ha salvato la vita. Brandendo una fotocamera, invece di una spada, ma non importa: per quanto mi riguarda, è il mio eroe.
Prometto pubblicamente che, a breve, sarà gradito ospite a Casa per Caso.