venerdì 8 aprile 2011

Notti brave

Anche le madri iperattive hanno bisogno di una pausa, di tanto in tanto. Capita che una desideri sfuggire al torchio casalingo – nel caso di famiglie extra-size tale desiderio è inversamente proporzionale alla possibilità di realizzarlo – e che si organizzi di conseguenza.
Avvisati gli utenti che mammina per oggi sarà latitante, la nostra fugge, dandosi quindi a chiacchiere e shopping compulsivi, in compagnia di un’amica. Un balsamo, per il morale e per il guardaroba.
La sventurata, tuttavia, non sa cosa l’attende al suo rientro.
In un’impennata di ecologismo balengo, la banda Bassotti -  che ha fatto dell’utilizzo energetico smoderato uno stile di vita - scopre la politica della conservazione delle risorse: in una giornata radiosa, nella quale il fotovoltaico registra picchi di produzione mai visti prima, quelli non fanno partire la lavastoviglie. Non gli sembra piena a sufficienza.
Così, dopo cena, la nostra potrà contare su un secchiaio lurido, straboccante di stoviglie unte e puzzolenti, e dovrà iniziare a cucinare la cena per gli amici, fissata per l’indomani, in carenza di pentole, spazio vivibile e pazienza.
Il già notevole disastro è accentuato dalla presenza, in posizione tanto sparsa quanto precaria, di oggetti vaganti non identificati. Da loro. Io li identifico benissimo: si tratta di componenti appartenenti ad alcuni piccoli elettrodomestici, tipo centrifuga, mixer, trita formaggio. Tutti strumenti che gli scellerati sanno perfettamente come utilizzare, ma pare non sappiano rimontare, quando li estraggono dalla lavastoviglie.
Costoro abbandonano in giro per casa banchi di RAM, ricevono per posta processori e schede madri, tutti elementi che sanno poi dove e come montare, all’interno di un PC. Sui tavoli della Stamberga spesso se ne può osservare un esemplare sventrato, con in corso un trapianto di  scheda video.  Tuttavia, questi valenti tecnici non sono capaci di interpretare la posizione giusta delle lame del robot: forse lo dovrei chiamare R2D2. Magari le reminiscenze dell’antica passione per Star Wars li spingerebbe a studiarlo con un minimo d’interesse.
Riordinare il delirio appena descritto mi costa molto più tempo e fatica che allestire le tre teglie di lasagne: quelle rappresentano la parte ludica della mia serata.
Serata che impone un lungo sonno ristoratore; unica cura suggerita per il fisico e soprattutto per l’umore. Col favore delle tenebre, si scatenano gli istinti peggiori: e una mamma licantropo, sveglia e assetata di vendetta, non è una presenza salutare per la sua discendenza.  
E  quindi particolarmente  gradita l’iniziativa di Jurassico: dalle cinque del mattino in poi, costui  inizia a comportarsi come un frullatore. Per un’ora e mezzo, si intorcina nel letto peggio di un cavaturaccioli, provocando alla devastata consorte reiterati, esiziali risvegli di soprassalto. Un paio in pieno sonno REM.
Quando l'esagitato finalmente decide di levare le tende, i figli danno inizio a una processione tra bagno e antibagno, di fronte alla nostra camera, che fugano definitivamente ogni possibilità di meritato riposo.
Se il buon giorno si vede dal mattino, è facile immaginare come sia stato il resto della giornata: stendiamo un velo pietoso e cerchiamo di dimenticare.
Unica nota positiva, la cena con gli amici: serata in grado di riscattare le venti, drammatiche ore precedenti.
Come ogni volta, si fanno le ore piccole: e stamattina, come prevedibile, si possono contare  ben sette violazioni alla privacy ai danni delle nostre stanze, perpetrate tra le sei e le sette del mattino. 
A questo punto, è ufficiale: manifesto i primi sintomi da jet lag.  E mi alzo, ovviamente: tanto, rimanere a letto è inutile. 
Quando il gaglioffo scende a valle, per partirsene alla volta di un’altra giornata da pirata, mi trova intenta a rimuovere le macerie dalla cucina del piano inferiore. Vuoi per la mancanza di sonno, vuoi per l’attività tutt’altro che dilettevole, la mia espressione dev’essere tutto un programma.
“Mamma, sei l’immagine della voglia di vivere! Non ti sembra di essere troppo vecchia, per far notte in questo modo???”
Ecco: la soluzione non è mai quella di evitare di venire nella mia stanza a rompere i cabasisi all’alba, alla ricerca di chissà che. E’ previsto che io vada a letto con le galline, per essere tonica e stenica, a disposizione delle loro esigenze dalle prime luci dell’alba sino a molte ore dopo il tramonto.
Ma perché, dico io, ci  ostiniamo a riprodurci? Perché siamo tanto autolesionisti?
E’ una domanda cosmica, alla quale non riesco a trovare una risposta. Da sedici anni.