giovedì 21 aprile 2011

Fisime femminili e reazioni maschili


Il marito di Neanderthal è rinchiuso in ospedale fino alle quattro: decido di raggiungerlo, per condividere con lui il rituale del toast al bar. Per solidarietà e per assicurarmi che non pratichi il digiuno, in mia assenza: quello, ogni tanto, decide di fare il ramadan, sperando  in tal modo di riuscire a dimagrire. Salvo poi tornare a casa e saccheggiare il frigorifero, recuperando con gli interessi le calorie risparmiate.
Mi vesto, scegliendo un paio di calzoni stretch e una maglietta bianca, con una fascia alta che stringe precisa in zona nevralgica, sotto il punto vita.
Timorosa di avventurarmi all’aperto esibendo un fondoschiena che fa provincia, vado a chiedere una consulenza al figlio maggiore. Personaggio talebano quanto basta per cassare subito eventuali, inconsapevoli eccessi: le sue sentenze senza appello sono rassicuranti, sotto un certo profilo. Almeno una è certa di coprirsi sì, ma non di ridicolo.
“Come sto…?” chiedo, neutra.
Mi getta un’occhiata distratta, rispondendo con un “Bene!” che mi convince poco.
“Non mi tira troppo ‘sta roba?” insisto, eseguendo un giro su me stessa. Così vede il problema, se c’è.
“Ma quella maglietta te l’aveva rubata la Vale?”
“Già. Nuova nuova, me l’ha subito sottratta e se l’è messa. Che sia il caso la lasci a lei e basta…?”
A questo punto, ottengo la completa attenzione del soggetto, che mi soppesa con lo sguardo. A disamina conclusa, sentenzia: “Mmmm. Però… Accidenti quanto sei carina! Vuoi vedere che mi tocca mettere sotto sorveglianza anche la mamma, adesso?!”
La sorella, infatti, è già in quota per l’inserimento di un microchip di controllo. Non ho capito se nel cellulare o direttamente sottocute.
Ridacchiando, registro l’esame superato e raggiungo l’amato bene. Il quale ostenta reattività zero: come fa sempre, quando mi faccio bella per lui. Dispettoso.
Una pausa di un quarto d’ora e mi licenzia con un bacio: deve conferire col neurochirurgo. Roba seria.
Mi dileguo con discrezione, per dedicarmi ad attività ospedaliere di ben più bassa lega: prenoto i prelievi per domattina. Dopo più di un anno di discussioni, sono riuscita a convincerlo a ripetere gli esami di controllo: e solo perché li farò assieme a lui. Come potranno confermare L & D, le impagabili segretarie di reparto - testimoni del mio sacrificio -  per quest’uomo dò veramente il sangue.
Uscendo dalla piastra servizi, ripenso un po’ intenerita al commento del figlio: dietro gli occhiali da sole, sorrido lievemente tra me e me. Come un’eco ai miei pensieri, odo una voce che esclama: “Ma come siamo carine! Complimenti!”
Mi riscuoto, per scoprire che l’autore dell'apprezzamento è un tizio mai visto né conosciuto, che tuttavia non sembra né squilbrato, né ubriaco. E non ha nemmeno settant’anni: il mio target di riferimento, di solito. Mi sfugge una mezza risata, mentre rispondo: “Troppo gentile! Grazie…”
Il tipo mi saluta con un entusiastico “Ciao!” lasciandomi leggermente scossa. Credevo di essere definitivamente fuori età, per queste cose.
Questa però gliela racconto, a compare Turiddu. Voglio proprio vedere se fa ancora il gargoyle, stasera, quando mi preparo per uscire con le amiche!