sabato 26 marzo 2011

Patti e baratti

Il bandito ha ripreso il suo regime alimentare normale: da ieri sera, disco verde anche sul consumo di latte. Risultato: nebulizzati gli ultimi due litri, entro le sette del mattino. Ho partorito un sifone.
Quanto alle focaccine, quelle non hanno mai smesso di volatilizzarsi: neppure quando, under virus attack,  si nutriva di solo riso.
“Mamma, ti giuro che non sono io che le mangio!”
“E allora com’è che svaniscono? Autodistruzione?”
Gli altri componenti della famiglia erano esclusi dalla rosa dei sospetti: un paio in quanto forniti di solido alibi, uno  non ama il cioccolato amaro, altri teme di trasformarsi in Brufolo Bill, eccedendo col consumo.
“E’ stato per via dei compiti”
“Che compiti? Facevi i compiti mangiando focaccine, disgraziato…???”
“No, no! Io e D. abbiamo fatto un patto.”
“Un patto? Che patto?”
“Lui mi portava i compiti e io lo dovevo pagare. In tortine.”
“Più che un patto, a me pare un ricatto…”
“No, mamma, è un accordo equo. Fosse venuto quell’abdul di E., mi avrebbe preso per il collo, stanne certa.”
“Abdul…?”
“Sì, abdul. Contratta peggio di un arabo, quello.  E’ pronto il the alla pesca?”
“ Ssssì, tieni… E qui c’è la focaccina.”
Queste conversazioni hanno il potere di destabilizzarmi.
“Ah, sìììì… A me!!! Questo the è nettare degli dei…” dichiara, con cupidigia.
Strano. Non l’ho mai visto esaltarsi così, per il the in bustina.
“Ma ti piace così tanto?”
“Beh, non è male. Però non lo uso per berlo.”
“???”
“Lo uso come merce di scambio. Facciamo i baratti: ieri l’ho scambiato con un pezzo di crostata, che ho divorato dopo la tua tortina. L’altro ieri, invece, ci ho guadagnato due pacchetti di cracker e uno di Tuc!”
“Ohimamma, senti questo! E io che perdo le ore a farti i dolcetti fatti in casa…”
“E non smettere, per piacere. Quelli valgono danaro sonante!”
“Cheeee???”
“Sì. Se smerciando il the raccolgo abbastanza cibo, mi vendo le tue tortine. I miei amici, per quelle, sono disposti a darmi tutti i soldi che gli avanzano, dopo essersi comprati le caramelle!”
“Ossignore. E che te ne fai, poi, di quei soldi?”
“Me li metto via. Lo sai che sono un tipo risparmioso. E’ un modo onesto di guadagnare, questo, no?”
“…”
“Ok, ok, mamma. Vado!”

Ecco. Io cerco di trasmettergli valori elevati quali onestà, amore per il lavoro  e risparmio, e quello me li declina diventando spacciatore di focaccine.
O tempora, o mores!