venerdì 25 marzo 2011

Organizzazione teutonica

Sono una catastrofe ambientale. Un ciclone tropicale, spesso promosso d’ufficio alla categoria uragano. L’uragano Valentina: è anche credibile.
Il problema è che pretendo di fare quattro cose in contemporanea, illudendomi di riuscire a farle tutte bene: in realtà, commetto quattro errori al prezzo di uno. 
O meglio, faccio pagare ai quattro il prezzo degli errori di quest’una. Poveri figli miei.
Metto a cuocere la cena, seguo due lavatrici,  un’asciugatrice e due forni, a tempi alternati, cercando (invano)  l’ottimizzazione della tempistica e dei consumi energetici. Da quando abbiamo installato il fotovoltaico, poi, sono diventata un’adepta del culto di Ra. Sembro un girasole: sempre rivolta verso il nobile astro, faccio coincidere i picchi di utilizzo degli elettrodomestici con le ore di massimo irraggiamento. 
Peccato che queste coincidano con i picchi delle incombenze domestiche: e che – ahimè! – io riempia i tempi morti navigando nel web. Aumentando il già elevato tasso della mia distrazione: con catastrofiche conseguenze.
Ieri, per esempio, era previsto arrotolato arrosto: mentre lo rigiravo in padella, pulivo gli schizzi di grasso in tempo reale. L’intento era di finire la rosolatura, lasciando fornello e dintorni come nuovi: mi sentivo astuta come una volpe.   
Fino al momento in cui ho accarezzato col dorso della mano la fiancata rovente della pentola: ustione di secondo grado. Un capolavoro di furbizia.
Per celare il marchio d’infamia, risparmiandomi i rimbrotti di Jurassico, sono ricorsa al fondotinta.  
Peccato che, immediatamente dopo, mi sia scordata l’arrosto sul fuoco.
Jurassico ha fatto la sua comparsa sulla soglia della mia camera, dove stavo ticchettando con energia alla tastiera, chiedendomi, incerto: “Funziona bene quella pentola a pressione? Fa uno strano sfrigicolio…”
Non so se mi ha inquietato di più il neologismo o l’orribile sospetto palesatosi alla mia mente. Mi sono precipitata al capezzale della cena dei miei figli, trovando la valvola che sputava catrame.
Nel frattempo, l’odore di bruciato aveva invaso la casa: due o tre figli, sparsi qui e là, hanno iniziato a gridare: “Mamma, mamma, stai bruciando qualcosa!!!”
Sono addestrati, ormai: reagiscono prima dell’allarme antincendio.
Una volta estratta la carne, sono ricorsa alla chirurgia estetica: asportato il pezzo carbonizzato, ho affettato l’arrosto come se niente fosse. Per fortuna, non sapeva di carbone.
In compenso, io mi sono dovuta lavare dalla testa ai piedi: puzzavo come un tizzone d’inferno, e dovevo uscire a cena col marito.
E poi c’è gente che mi chiede come faccio a organizzarmi così bene, con tutti questi figli. Meglio che non glielo dica. Altrimenti mi segnalano ai Vigili del Fuoco, come potenziale minaccia per la pubblica sicurezza.