lunedì 14 marzo 2011

Dimissioni preventive

Povera Dorothy. Quando ha letto il post di ieri, è stata travolta dai sensi di colpa: voleva dare le dimissioni, creatura.
Figuriamoci: conosco troppo bene il suo dramma, per attribuirle la benché minima responsabilità, circa lo stato di abbandono di molti degli spazi della Bicocca Urlante.  
La mia povera aiutante di campo è vittima di innumerevoli, potenti inibizioni: nella tana delle belve più grandi, tanto per dirne una. Se chiude la finestra, in pieno inverno, l'accusano di modificare il microclima ambientale, causando il surriscaldamento dei numerosi PC in essa contenuti. Allo stato, tra fissi e portatili, credo se ne possano contare tra i quattro e i cinque esemplari.  Se spazza sotto le scrivanie, stacca di sicuro una serie di cavi fondamentali: scatenando una  reazione tellurica, da parte del titolare dell'apparecchiatura incidentata. Idem dicasi per l'aspirapolvere, il piumino delle polveri  o, anche, un semplice straccio. 
Senza contare i rischi sul lavoro: da sotto il letto, mimetizzati alla perfezione sotto il risvolto della coperta, sbucano un bilancere, i relativi dischi, e un numero imprecisato di manubri, di peso variabile, ma ingombro certo. Se non stai attento, finisci faccia a terra, dentro una delle ceste della roba stirata, oppure nel cestino del pattume. C'è l'imbarazzo della scelta. 
Ecco perchè le ho proibito l'accesso alla spelonca; anche se, talvolta, il livello di inquinamento lì dentro rasenta l'allarme batteriologico. Quando la polvere si fa aggressiva,  le belve ci mettono di persona una pezza. Nel senso letterale dell'espressione. 
Quanto alla quantità - indegna - di rifiuti riciclabili che si ammucchiano qui e là,  al di fuori dei miei percorsi abituali, è impossibile capire cosa sia da buttare e cosa sia, invece, un oggetto di capitale importanza. Le viti, per esempio: anche se rotolano sul pavimento, piantandosi a tradimento nel tuo calcagno, causando incisioni indelebili sul parquet, vanno rispettate, sempre. Di sicuro, se una le elimina, scopre che erano vitali per puntellare le sorti del mondo. 
Se, nello studio di Jurassico, sfiora con un piumino la tastiera del computer, quello si rianima improvvisamente: considerato che la tower è alta quasi un metro, con un frontalino che sembra la plancia di un Boeing 747, giusto il gatto non si spaventa, a farlo partire per sbaglio. Noi due sbianchiamo, ogni volta: anche perché non sappiamo come spegnerlo.
Quindi, dove vige il do not touch, non si tocca: costi quel che costi. 
Una cosa è certa, però: a Dorothy, questo delirio non costerà il posto.