mercoledì 23 dicembre 2015

Pensavo che...

La odio. Credo sia in assoluto la frase che odio di più. Così come detesto l'espressione di finta innocenza che si dipinge sul volto di colui che la pronuncia, di fronte al tuo sguardo assassino. 
Una si barcamena a fatica tra mille cose da fare, ostacolata da innumerevoli impicci e bloccata da improbabili impacci. Essendo persona notoriamente positiva e per nulla incline all'autocommiserazione, assorbe tutta la negatività, la neutralizza (come può) e procede sicura verso la meta, senza lamentarsi mai. Il che alimenta l'illusione generale che la vita le scorra liscia come l'olio. 
Per evitare ulteriori casini, ti manda le istruzioni sul da farsi, precise oltre la pedanteria, con largo anticipo sui tempi necessari. 
Non paga, conoscendo i suoi polli, ti sollecita anche a trovare i cinque minuti necessari per svolgere le due operazioni utili a risparmiarle, in seguito, tre ore di perdita di tempo. Ulteriore. 
E tu che fai? Liquidi la faccenda con un: "Ah, sì. E' quella vecchia storia... Lo faccio dopo". E ti ritrovi a farlo due minuti dopo l'ultimo minuto, per scoprire che la vecchia storia è cambiata, e che quella nuova non riesci a farla funzionare. 
Perché pensavi che... 
Storia di un casino annunciato. L'ho visto succedere dozzine di volte, in tutti gli ambiti. Sempre così, sempre uguale: io ci provo, a non creare falle. Sempre preoccupata di sbagliare qualcosa, cerco di organizzarmi in tempo e a dovere. 
Dall'altro lato, il pensatore di turno mi bolla come una fissata, pesante e noiosa. Totalmente all'oscuro delle premesse - e delle possibili conseguenze, ahimè... -  mi fa lo scanning pissicologico da sottoscala, diagnostica una mania di controllo e si autorizza pertanto ad ignorare le mie istruzioni. 
Salvo poi giustificarsi con voce tremula e sguardo vacuo, affermando non sapevo, come potevo immaginare, scusa...
Ecco, appunto. Se non sai, non ti informi e non puoi manco contare su una buona immaginazione, perché non ti limiti a fare quel che ti ho chiesto? 
Risparmieresti a te stesso una figura da cioccolatino, a me un travaso di bile, al mondo un inutile incremento di disordine. 
La presunzione. Che brutta malattia... Epidemica, e in troppi casi incurabile. 


martedì 22 dicembre 2015

Difficile anche morire

Anzi, sopravvivere ai defunti. Sto naufragando in un tale mare di carte da dubitare di riuscire ad emergerne mai più: più documenti produco, più me ne chiedono. 
E tutta questa fatica per pagare, pagare, pagare. 
Oggi siamo arrivati alla follia: mi arriva una severa reprimenda da parte di una compagnia assicurativa, la quale mi rimprovera aspramente di averle fatto pervenire alcune scartoffie poco chiare o incomplete. Peccato si tratti di roba mai nemmeno nominata, da chi mi sta inviando le richieste. 
Io detesto questo tipo di incombenza. Dopo questo annus horribilis, la burocrazia mi dà veramente la nausea. 


Meno male che ci sono i miei ragazzi... Maestri, nel tirarmi su il morale. 
La Miss, per esempio: "Mimmi, ti fai la tisana per la silhouette?"
"Sì..."
"Risultati?"
"Nessuno!"
"Caro il mio morbido e goffo tacchino!!!"
"...."

Il gaglioffo: "Mamma, hai venti euro? Mamma, hai visto le mie cuffiette? Mamma, non trovo le chiavi...."
"Si può sapere perché mi levi la vita in questo modo?!"
"La domanda da farsi è questa: perché me l'hai data, la vita? Eheheheh..."
Già. Vero anche questo...

venerdì 4 dicembre 2015

Il Natale: croce e delizia

Detesto del Natale quell'aria festosa di plastica, le tonnellate di mercanzia inutile, le pubblicità martellanti e invasive. Iniziano a bombardarci dal tre di Novembre, e insistono finché arriva l'Epifania e tutte le feste si porta via. 
Vorrei attorno un po' di quiete, invece mi fanno sentire un pollo da spennare.

Detesto le luminarie. Tutte quelle luci invadenti, che offendono gli occhi di chi ha il buio nel cuore, perché qualcuno di caro se n'è appena andato per sempre, lasciando un ricordo indelebile reso crudele da un rimpianto inconsolabile. 

Ho sempre detestato gli egocentrici e i narcisisti, quelli che fanno diventare il Natale un momento di celebrazione personale, scimmiottando pateticamente le tavolate da Happy Day televisivo. Dozzine di persone estranee nel cuore, costrette a riunirsi per forza nel nome di una famiglia tale solo di facciata. Una famiglia destinata a disgregarsi al primo soffio di vento contrario. 

Detesto come il Natale faccia sentire chi è solo ancora più solo. 
Le famiglie divise sono ancora più spezzate, a Natale: non c'è nulla di più triste della spartizione  degli affetti condivisi. 

La memoria mi fa male, a Natale. I ricordi tristi mi aggrediscono, s'impadroniscono della mia memoria e la monopolizzano. Ho quasi scordato l'allegria dei miei bambini attorno all'albero, mentre non riesco a liberarmi dello sguardo spento e disperato di mia madre, in quello che sapeva essere il suo ultimo Natale accanto al suo amore. Lei sapeva, ma c'illudeva tutti che ce ne sarebbero stati altri, di Natali tutti assieme. E da allora nessun Natale è mai più stato davvero tale, per me. 

Detesto le falsità, gli auguri d'ufficio, i regali forzati e il buonismo di maniera. I lupi si travestono da agnelli, a Natale, ma le loro zanne le senti lo stesso. 

Adoro del Natale il ritorno di tutti i miei figli, la casa di nuovo piena e chiassosa, la gioia nel rivedersi e il gusto di stare tutti assieme. 

Adoro le discussioni sugli addobbi natalizi: io ne ho abbastanza di lavorare come un mulo, della polvere e del casino. Loro si arrabbiano e finiscono sempre con il convincermi a tirare fuori almeno qualcosa. 

Adoro la vigilia di Natale: noi sei attorno al tavolo della cucina, il caminetto acceso e le risate che scoppiano come popcorn, una appresso all'altra. 

Adoro avere Jurassico sempre tra i piedi, impegnato a rubarmi qualche leccornia di nascosto. 

Adoro scaldarmi al calore dell'amore reciproco dei miei figli: nulla fa felice un genitore quanto il vedere i propri rampolli andar d'accordo, cercarsi, sentirsi legati a doppia mandata anche se sono lontani centinaia, a volte migliaia di miglia. 

Adoro che adorino tornare. E' tutta la vita che li spingo a volare, ho pianto quando qualcuno ha lasciato il nido,  osservando con preoccupazione nascosta le loro cabrate nel cielo. 
Ma è stupendo quando tornano in massa al nido e si fanno viziare un po'. 

In conclusione: detesto il Natale. Meno male che c'è il Natale, però. 

giovedì 3 dicembre 2015

I padroni del mondo

Li inquadri subito. Basta vedere come parcheggiano l'auto. Di solito un SUV, perché è imponente, appariscente e dichiara dinero.  
Il soggetto finito sotto la mia lente piazza il suo ipertrofico mezzo di locomozione contromano, preciso di fronte all'ingresso ma in mezzo alla strada, scende con aria baldanzosa ed entra negli uffici con falcata arrogante. 
Un signore, già al bancone, lo riconosce all'istante, accogliendolo con uno scherzoso: "Ecco qua! E paron de Casteo..."
L'altro acquisisce un'espressione tra la bonomia affettata e le spocchia malcelata, schermendosi con un regale (?) sorriso. Indi, si semisdraia sul bancone e prende a fare il piacione con la biondina poco più che adolescente del front desk. 
Da notare che il nostro i cinquanta non li aspetta più. Patetico... 
Con il mio fascio di documenti sottobraccio, sgabbio velocemente, diretta dal mio consulente preferito. Se resto qui un minuto di più, il fastidio che provo nel dover dividere la stanza con un odioso spaccamontagne simile diventerà nettamente percepibile. E non sarebbe il caso, nemmeno un po'. 
L'empatia. Che fregatura, qualche volta! 

martedì 1 dicembre 2015

In palestra con mio figlio minore

Ogni volta me ne pento. Non di essermelo portato appresso. Mi pento e mi dolgo proprio di averlo partorito. 
Mi sbatte la porta in faccia, m'ignora volutamente, mi spia dall'alto, mentre sguazzo in vasca, salvo poi rifarmi il verso a casa, dileggiandomi con tutti i suoi fratelli. Il rispetto, questo sconosciuto...
Ieri stavo per sbatterlo fuori dall'auto. In corsa.
Alla rotonda, una lumaca travestita da auto m'ingombrava il passo, ferma a meditare invece di guidare. Innervosita, impreco qualcosa ai suoi danni, dicendo: "E allora, ci muoviamo? Ci farai mica invecchiare qui..."
"Mamma, stai calma. Anche se ti agiti non arriviamo prima. Poi, vecchia ci sei di già, dunque di che ti preoccupi?"
Accidenti a lui. Lo odio. Specialmente quando ha ragione!