lunedì 30 novembre 2015

Romanticherie in grigio

Metti una luminosa domenica di fine novembre.
Metti una coppia di coniugi stagionati, a passeggio lungo un pittoresco sentiero di campagna. 
Metti una rosa macilenta, occhieggiante tra il verde confuso sull'argine del fiume. 
E metti un Jurassico, in modalità marito romantico, che s'intrufola tra i rovi, si graffia una mano, conquista la rosa e te la dona con un sorriso e un piccolo bacio. 
Tu ti squagli, come da manuale, e ti compiaci di aver sposato un uomo così.
Poi lui estrae la macchina fotografica, scatta due foto per immortalare la tua gioia, e te le mostra orgoglioso: "Guarda che bella!"
E già tu non lo ami più come poco prima. Perché sbatterti in faccia la tua rotonda, rugosa, spettrale realtà???
L'amore è proprio cieco. Non mi stancherò mai di ripeterlo. 

mercoledì 25 novembre 2015

Mezzo secolo d'amore

Che bello, ragazzi. Adoro gli anniversari di matrimonio, adoro festeggiare questi nonni con le stelle negli occhi, il cuore pieno d'amore e raggianti di orgoglio, circondati dalle splendide famiglie che hanno saputo creare. 
Mi entusiasmo nel vedere come ci siano persone capaci di far germogliare l'amore, al punto di riempire una sala immensa di persone affezionate a loro sul serio. 
Toni e Savina, che gran bella coppia. Che bello vederli ballare insieme, incerti nel passo ma sicuri nel cuore. Bello sentire l'emozione nella voce della nipote, che si commuove nel chiamarli i nonni migliori del mondo. 
Che splendida serata ci hanno regalato. Tutti abbiamo brindato alla loro salute, assieme a loro ci siamo beati dell'atmosfera di gioia vera, amore grande e amicizia autentica. 
Grazie ai due piccioncini , Jurassico e io abbiamo anche conosciuto due gran belle persone. A volte il destino - che sa essere molto crudele - ti regala un incontro insperato in circostanze inaspettate. Torniamo a casa con un bel ricordo da custodire e l'embrione di una nuova amicizia da coltivare. 
Buon anniversario, Ciarniei. Vi vogliamo bene. 

mercoledì 18 novembre 2015

Deliziosi ossimori

Buttare giù una tisana dimagrante (orrenda) per accompagnare un muffin con le gocce di cioccolato (delizioso). 
Non dimagrirò mai, è deciso. 

martedì 17 novembre 2015

Casa libera nel week end

"Mamma, sabato c'è il diciottesimo di D."
"Bene..."
"Ho bisogno della casa libera!"
"E perché? Lo fate qui???"
"Ma va'! Lo facciamo in discoteca. Solo che dopo ci sono tre miei amici che non sanno come tornare a casa e mi hanno chiesto di venire qui a dormire"
"E noi perché ce ne dovremmo andare? Abbiamo tre letti in più!"
"Sì, ma non saranno solo tre, in realtà..."
"Quanti saranno?"
"Sette."
"Sette?!"
"Sai com'è, da cosa nasce cosa... Quando hanno sentito che dopo la festa si veniva da me hanno iniziato ad aggiungersi un po' di amiche mie... Insomma, ve ne dovete andare. Prendete il camper e vi passate un bel fine settimana di coppia, state un po' soli, vi rilassate e fate qualcosa di carino. Che vi fa anche bene!"
"Mhm. In effetti, sarebbe anche il mio programma. Bisogna vedere se riesco a convincere tuo padre."
"Perché? Pensi di non riuscirci?"
"Qualcosa mi dice che farà resistenza..."
"Be', vedi di romperle le resistenze. Perché ci sono solo due alternative: o ve ne andate a fare la coppietta altrove o..."
"O?"
"O vi ammazzo. Poi mi libero dei vostri corpi gettandoli nel fiume qui vicino, e ho la casa libera comunque!" 

mercoledì 11 novembre 2015

Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate...

... a Casa per Caso. Essere ospiti a casa nostra è sempre un'esperienza ai confini della realtà. 
Eppure, c'è ancora qualcuno che tenta la sorte e si arrischia a chiamarmi, annunciandomi il suo arrivo in una sera di mezzo autunno. 
Annuncio da me prontamente girato ai figli attualmente presenti sotto al tetto paterno, i quali registrano la notizia con la consueta, compunta attenzione. Ovvero, mi badano a malapena. 
In programma, una cena per soli ultracinquantenni alle pendici del Grappa, rientro a casa, pernottamento degli amici nella camera degli ospiti, di solito utilizzata come stanza da stiro. Ovvero, inutilizzata, dal momento che la sottoscritta stira una volta ogni quattro mesi. 
Già la prima parte viene funestata da una delle mie solite performance c0n le lenti a contatto. Durante il tragitto in auto, la lente sinistra diventa insopportabile. Bloccata dalla cintura, sfilo la lente incriminata e faccio per riporla nel suo astuccio: sparita. Smaterializzata. Scomparsa completamente, e introvabile sul pavimento, addosso a me, sul sedile dove ero ancorata. Rinuncio a trovarla e mi godo la cena con gli amici. 
Il gaglioffo, noto per la concentrazione con cui ascolta ed elabora le consegne degli adulti (molto di recente si è beccato un cinque e mezzo in Italiano per aver scritto un tema perfetto nella prima metà, da due nella seconda. Invece di riassumere l'Aminta di Tasso ha riassunto l'Ortis di Foscolo)  non recepisce affatto la seconda parte dei nostri progetti. Ovvero quella relativa al pernottamento degli amici. 
Accade così che all'alba il nostro si rende conto di non avere nemmeno un paio di calzini puliti. Si reca così, bel bello, in stireria, spalancando le porte, accendendo le luci, e trovandosi di fronte due perfetti estranei, bruscamente risvegliati dalla sua irruzione. 
Batte in ritirata, salvo aggredirmi all'uscita della mia camera da letto: "Trovami un paio di calzini o vado a scuola scalzo. E poi, non ti pare il caso di avvisami se abbiamo ospiti?! Gli sono praticamente cascato nel letto!" 
Inutili le mie proteste. Secondo lui, a lui non l'ho detto. Io sono di diverso avviso, dato che quasi nulla di ciò che dico giunge alle loro orecchie, viene elaborato dal loro cervello e immagazzinato nella loro memoria. 
Morale della favola: li abbiamo traumatizzati, poveri amici nostri. Loro negano, ma io so che è così. 
Quanto alla lente misteriosamente svanita, in mattinata l'ho ritrovata: chissà come, era finita incastrata dietro alla schiena della mia ospite, seduta accanto a me al momento dell'incidente. 
CSI mi fa un baffo, a me. Se ammazzo qualcuno, non mi beccano di sicuro. Riuscirei a far sparire l'arma del delitto e il corpo del reato talmente bene da non capire nemmeno io che fine hanno fatto...

martedì 10 novembre 2015

No comment

Wapp appena ricevuto da mio figlio minore.
Sto morendo...

lunedì 9 novembre 2015

Vita da matrigna

Ci sono dentro da più di vent'anni, ma non mi ci abituerò mai. 
Non mi abituerò mai a tutti quelli che ti studiano, per capire qual è il tuo, e poi giudicano se lo tratti come gli altri oppure no. 
Questi Soloni che si permettono di salire in cattedra e valutare il tuo operato, senza aver la minima idea di come la maternità sia uno stato mentale, una disposizione d'animo, una condizione del cuore. Non un codice genetico trasmesso attraverso una mezza cellula. 
Essere genitore risponde alla legge del tutto o nulla: uno o ti è figlio, oppure no. Non ci sono vie di mezzo, sfumature, parcellizzazioni della condizione di padre o di madre. 
Ma siccome non ci sono passati, non lo sanno. Non lo sanno cosa significhi essere un genitore misto, un po' biologico e un po' no, avere un figlio di pancia e tre di cuore, aver cambiato molti pannolini ma non tutti, aver visto i primi passi di alcuni, i primi sorrisi di nuovo sereni di altri, il primo amore di tutti. Non sanno cosa voglia dire guardarli, sentirli tuoi figli nel fondo dell'anima, e restare ad aspettare, in silenzio e con pazienza, di diventare una mamma vera anche per loro. 
Non sanno come si fa a farsi spazio accanto a una mamma e a una moglie adorata, nel cuore di chi l'ha amata. Una mamma, una moglie non si dimentica; la si conserva nel cuore, per sempre, accanto alla donna che ti restituisce la gioia di vivere. 
Così si credono in diritto di giudicare i tuoi sentimenti e il tuo operato. E se, bontà loro, passi l'esame, ti danno pure il voto, e se ti promuovono si aspettano che tu ne sia felice e orgogliosa. 
Vorrei vedere la loro reazione, se facessi lo stesso con loro... 
Si permettono confronti, giudizi, commenti, intrusioni e interferenze. Come se avessero più diritti di te sulla tua stessa famiglia. 
Tutta roba che non oserebbero, se ti considerassero la madre dei tuoi figli. 
Se sei mamma, qualsiasi cosa tu faccia a tuo figlio è affar tuo. Se sei la sua matrigna - o mammigna, per dirla con mio figlio - quel che fai è un caso di stato, e ognuno si sente chiamato a dare il suo apporto. Specialmente se e quando non richiesto. 
E' una vita che sono costretta a mediare, comprendere e portare pazienza. Ognuno ha il suo personale vissuto, e questo lo posso capire. Quello che mi risulta oscuro è come tutti costoro non tengano conto del nostro, come se l'aver superato un lutto lo annullasse, come se l'essere una famiglia felice cancellasse il dolore nel quale essa affonda le sue radici, come se i ricordi appartenessero solo a chi ci circonda, e non soprattutto a chi mi circonda, tra le mura di casa nostra. 
Mantenere gli equilibri è difficile, in famiglia: ognuno di noi l'ha provato sulla sua pelle. Come figlio, genitore o nipote, sappiamo tutti quanto i rapporti familiari possano essere complicati e dolorosi. Sarebbe una gran cosa ricordarselo, quando si entra a contatto con le famiglie degli altri. E più sono allargate, complicate, sfortunate o acciaccate, più bisognerebbe andarci con i piedi di piombo.