venerdì 17 aprile 2015

I veri amici

Il vero amico non ti giudica male quando reagisci allo stress perdendo il controllo. 
Il vero amico non perde la calma, ma con pazienza ti fa notare come tu te la stia prendendo con le persone sbagliate. 
Il vero amico comprende le tue ragioni, non ti regala controproducenti giustificazioni, però ti perdona anche se sei stato un rompi@@@@@. 
Il vero amico ti rimane accanto anche quando rischi di perdere tutti perché lo tsunami dei tuoi guai ti ha travolto, e finché non ritrovi te stesso non riesci nemmeno più a rapportarti con gli altri. 
Il vero amico funziona da collante tra te e gli altri amici, non parla male di te alle tue spalle, dirime le contese ed è soddisfatto quando si va tutti d'accordo. 
Chi ha tutti i motivi per essere sereno, felice, soddisfatto della sua vita e non ha grosse preoccupazioni ad assillarlo, deve impegnarsi a dare una mano a quelli ai quali vuol bene. Non avere problemi è una fortuna. Infischiarsene di quelli degli altri sarebbe un comportamento egoista. 
Se ti dai da fare per capire e aiutare chi sta peggio di te farai stare meglio lui, ma ti sentirai bene anche tu. Siamo animali sociali, tutti interconnessi gli uni con gli altri. 
L'importante è mantenersi lucidi e controllati, anche se si hanno molti impegni e il tempo sembra non essere mai abbastanza. Un buon rapporto con il prossimo è un elemento fondamentale per vivere bene. 

Bello, vero? 
Non è farina del mio sacco, però. Questa è tutta farina del sacco del gaglioffo. A dimostrare che non esistono le cause perse, con i ragazzi. 
Per quanto esausti ci possiamo sentire, quando fanno della nostra vita un incubo, vale sempre la pena di perseverare, cari colleghi genitori. Chi semina, raccoglie. E se avremo seminato bene, prima o poi tutto quel bene ci sarà restituito. E con abbondanti interessi. 







lunedì 13 aprile 2015

Non c'è pace tra gli ulivi

Ora, attendevo questo periodo con l'impazienza di una sposina nel trimestre prima delle nozze. 
Dopo mesi e mesi di ansia, disperazione e assistenza (morale e pratica), non vedevo l'ora di avere tutti i figli in giro per casa. Tutti o quasi. L'informatico ormai ha nidificato altrove, ma la massiccia presenza dei fratelli nel paterno ostello lo attira con una frequenza tripla alla norma.
Più che una rimpatriata familiare, una vacanza mentale. Una full immersion in gioventù, allegria e quell'atmosfera di scanzonata festosità che si crea sempre quando quei quattro si ritrovano tutti assieme.  E sa il Cielo quanto ne avessi bisogno di una bella cura di buonumore. 
Va da sè che le cose non sono andate esattamente come preventivato. Shopping a parte (per quello la Miss riesce sempre a farmi trovare il tempo. E qualcosa mi dice che non è la voglia di passare del tempo con la mammina a spingerla in tale direzione...) non sono riuscita a realizzare uno solo dei miei sogni. 
Le emergenze a casa del nonno si sono intensificate nelle ultime settimane, addensandosi come cumulinembi sulla nostra testa, per esplodere con la violenza di un tornado in corrispondenza con le festività pasquali. 
Emergenze annunciate, ovviamente. Purtroppo, però, ci sono personaggi di rara ostinazione, i quali non affrontano la realtà sino a che questa non li colpisce in testa, come una mazzata. Peccato che le schegge impazzite (della mazza, non della testa. Sia chiaro...), a quel punto, facciano in giro più danni di una granata. La tensione è salita oltre i livelli di guardia, scatenando scontri di tale portata da indurre i nostri figli  a minacciarci di scacciarci di casa... Per fortuna, siamo sopravvissuti. Al rischio di scannarci a vicenda, soprattutto. 
Ora stiamo faticosamente rimettendo assieme i pezzi della nostra vita, cercando nel contempo di trovare una soluzione soddisfacente per tutti, soprattutto per il protagonista dello psicodramma. I figli viaggiatori stanno facendo le valigie, pronti ad affrontare la prossima tornata di esami. 
Si è finalmente creato uno stato di calma apparente, capace di convincere Jurassico  a fuggire per una minivacanza di tre giorni. Armato di sacro furore, aveva trascorso il precedente weekend a lustrare e mettere a punto il camper, pronto a salpare, il venerdì successivo, verso destinazione sconosciuta. Avete presente il coraggioso cavaliere, che ti issa sul suo destriero e galoppa con te verso l'orizzonte, conducendoti lontano da pericoli e sciagure? 
Uguale. 
E mentre il mio eroe sellava i cavalli del pachiderma, la sottoscritta lo incitava a mantenere alto il morale: "Coraggio, tesoro. Risolveremo tutto, Finché c'è la salute..." 

"Mamma, cosa fai ancora in giro? Non dovevate andarvene, voi due?!" 
"..."
"Che faccia è quella? Sembri un cadavere!" 
"Ecco, appunto. Ho la febbre, Sono così debole da non riuscire nemmeno ad alzarmi dal letto..."
"Ma non ci credo!!! Sei un rottame!!! Possibile? Non mi libererò MAI di voiiiii!!!! Ma pçç磣£@@@&&&&"£%%%%$3"""!!!!!" 
Dopo il danno, la beffa. Non solo mi sono ridotta all'ombra di me stessa, distruggendo nel contempo tutti gli amorosi progetti dell'amato bene. Me la sono dovuta anche vedere con un gaglioffo empatico quanto uno Stegosauro, affettuoso quanto un coguaro a digiuno da una settimana e in@@@@to come un cobra. 
Che vita, ragazzi... Che vita! 






giovedì 9 aprile 2015

C'è chi vive da mediano

E chi invece si reinventa mediatore. Non prima, peraltro, di essere stato quasi annientato come danno collaterale.
Attualmente, il mio ruolo di problem solver (sempre attivo, quello) si è affiancato a un’opera di intermediazione degna di un inviato dell’ONU.
Opera quanto mai necessaria in qualsiasi famiglia in tempo di crisi, onde evitare esplosioni, implosioni e fenomeni di frammentazione.
Quando ti ritrovi al centro di un simile scenario, devi far tue una serie di regole auree, utili a sopravvivere all’onda d’urto dei problemi e a metterti in grado di prendere le giuste decisioni. O le meno sbagliate, in alcuni casi.
Se vi va di leggerle, sappiate che passo ad elencare il mio personale decalogo di sopravvivenza. Magari a voi non serviranno a nulla, ma sarà un utile esercizio per la sottoscritta, costretta a mettere ordine nel caos tellurico dei suoi pensieri, parole, opere e comprensioni. Se da qui deciderete di passare ad altra lettura, quindi, tranquilli. Non mi offenderò.
    1) Ama il prossimo tuo come te stesso. Certo. Però ama te stessa almeno quanto il tuo prossimo. Ché la sindrome della crocerossina ha fatto più vittime del bombardamento di Dresda. Una persona che s’immola sull’altare della famiglia, dimenticandosi dei suoi più elementari diritti, finisce con l’autodistruggersi, innescando un effetto domino dalle conseguenze incalcolabili. Ricordiamoci delle nostre esigenze, prima di soddisfare le pretese altrui. E’ più sano anche per i nostri protetti.
     2) Perdona i torti subiti. Questa è difficile, ma non impossibile. Il pavimento dell’inferno è lastricato di buone intenzioni, si dice. Ecco, se uno si concentra sulle buone intenzioni di chi lo ha danneggiato (o ha tentato di farlo) riesce a non prendere le cose sul personale. E se riesci in questo, tutto il resto è una strada in discesa. Gli atteggiamenti autocommiseratori avvelenano anche te. Conviene smettere. Non alimentare il rancore, buttarsi alle spalle il passato, evitare le piccole vendette meschine e le rivendicazioni fini a se stesse. E’ sufficiente non dimenticare: offrire un’altra chance al prossimo è giusto e doveroso. Aspettarsi specchiata onestà e amore incondizionato da chi, nel passato,  ti ha pugnalato alle spalle è un azzardo da non rischiare. Si può offrire piena disponibilità al prossimo, restando comunque sull’avviso. Se conosci bene i tuoi polli, lo capisci subito dove stanno andando a razzolare.
     3) Individua il soggetto debole. In tutte le situazioni si può tracciare un quadro chiaro delle circostanze, individuando la vittima potenziale. La vittima reale, non il vittimista con la voce più forte e le pretese più urlate. Stabilito chi va difeso, si può passare all’analisi dei singoli problemi.
     4)  Dai un nome e un cognome ai problemi. In senso figurato, ma pure letterale. Anche e soprattutto a quelli peggiori, quelli difficili da ammettere, quelli che ti fanno soffrire e che fanno stare male chi ti sta vicino. Anche se chi li crea è una persona che ti sta molto a cuore. Per trovare le soluzioni giuste, è necessario individuare il problema di fondo. Se si nega quello, si disperdono energie a tappare falle destinate a riformarsi e  ad aumentare di numero e dimensione.
    5) Accetta l’impopolarità. Cassandra non è mai stata una figura amata e Jago è sempre l’amico più ascoltato. Ce lo hanno raccontato i classici, ce lo insegna la vita. Tuttavia, non si può rischiare il disastro per evitare di urtare la suscettibilità altrui, per paura di far la figura dei cattivi, per sfuggire alle responsabilità. Le cose non si aggiustano da sole. Le valanghe si fermano con la prevenzione, perché quando si innescano dopo resta solo da contare i morti e conteggiare i danni.  Il brusio degli ignavi è meno fastidioso del ronzio di una zanzara; a cose fatte, anche il più accanito dei tuoi detrattori dovrà arrendersi all’evidenza. Se avrai agito bene, le conseguenze saranno positive per tutti. E anche le chiacchiere si spegneranno.
     6)  Consigliati con chi ne sa più di te. L’autoreferenzialità non aiuta, l’emotività è un ostacolo, l’ostinazione è una minaccia mortale. L’opinione di qualcuno di esterno ai giochi, dotato di buon senso e competenza, può solo aiutarti. Mettersi sempre in discussione, rivalutare di continuo il proprio operato e i risultati ottenuti, mantenersi duttili ed elastici. Cambiare strategia quando è necessario aiuta il successo di qualsiasi operazione.
    7)  Coltiva la fermezza, ma rifuggi la rigidità. La solidità è un valore, l’inflessibilità un pericolo.
    8)  Sii comprensiva, non condiscendente. Capire il prossimo è fondamentale, assecondarne i capricci e l’irrazionalità è sbagliato.
    9) Sii sempre disponibile per chi ha bisogno di te, senza mai permettergli di darti per scontata. Hai una dignità, fatti rispettare. Gli zerbini vengono calpestati: c’è poco da lamentarsene, se non si fa nulla per evitarlo. 
    10)  Non far pesare agli altri quello che fai per loro. Se però ti rendi conto che non si accorgono neppure della tua esistenza, e soprattutto del tuo operato, svanisci in silenzio. Se si renderanno conto della differenza, ti verranno a cercare e con lo spirito giusto. Se non lo faranno, non valeva la pena darsi da fare per loro.

Che ne pensate? Si accettano critiche, aggiunte, correzioni. Qui si naviga a vista…
Un abbraccio a tutti