sabato 4 aprile 2020

L'infezione virale peggiore


Le crisi isteriche descritte sui social.
Gente che, in fila al super, si fa venire le convulsioni dalla rabbia per una manovra col carrello, fraintesa. Una farmacista colpita da una secchiata d'acqua, mentre andava al lavoro in bici. Le mamme insultate dalle finestre, mentre fanno quattro - quattro, di numero - passi sotto casa, con il bambino. Per tacere dei runner, i primi a restare vittime di questo clima da caccia alle streghe.
Perché la verità è questa: per l'italiano (Minuscolo, sì. Come lui) rancoroso, le regole esistono solo per gli altri. Chiuso in casa, costretto per la prima volta a fare come tutti, se vede qualcuno di "privilegiato", o che - in qualche modo - crede sia riuscito ad aggirare i divieti, vede rosso.
E come un toro infuriato, incorna.
Non per la rabbia della presunta infrazione. E nemmeno per un'esagerata paura.
Quella è invidia.
La verde, squallida, accecante invidia di non esserci riuscito lui, a farla in barba alla legge.
L'invidia è un gran brutto virus, gente. Estremamente diffuso, talvolta latente, altre volte pienamente espresso; non di rado, trasmesso.
Ma non temete, non è letale: solo, è inguaribile. E se l'avete contratto, vi accompagnerà per il resto dei vostri giorni.
Come esperta del settore, non mi resta che augurarvi una vita lunghissima. La punizione ve la influggerete da soli.

giovedì 2 aprile 2020

Andrà tutto bene


Il Gaglioffo scende, cinto di un asciugamano ai fianchi, declamando: "Ammmooore..."
"Mhm?"
"Una mutanda...? Un calzino, anche bucato...? O devo restare così,  Egyptian stile? No, perché i miei cassetti sono vuoti! Totalmente e desolatamente..."
"Ah, sì,  'spetta... Non ho piegato il bucato, ancora!"
Mi precipito a prendere la  cesta, posandola sul tavolo della cucina.
"Qua, ecco. Mi bastano tre esemplari, tranquilla. Poi fai tutto con calma."
Recupera il necessario, infila la scala, sempre drappeggiato come Tutankhamon, brontolando: "Tutto a Milano, por@%¥@£"*#"*$. Finirà, %&@¥@$£"&#, anche 'sta quarantena!"
Resilienza in atto, a Casa per Caso.

martedì 31 marzo 2020

Compleanno in cattività


Antefatto: da quando l’inesorabile avanzata del tempo mi ha regalato, oltre alle rughe e un esagerato numero di chili di troppo, un’insonnia incompatibile con quella dell’amato bene, le nostre camere si sono separate. Il nostro eroe ha preso cuscini e tablet, trasferendosi in pianta stabile nella camera dei figli maggiori.
La sottoscritta è rimasta unica titolare della camera padronale, dotata di bagno, antibagno, e – soprattutto – separata dal resto della casa da ben due porte. Porte che tengo entrambe chiuse, quando sto dormendo: così, se a qualcuno sorge l’insopprimibile esigenza di prendere qualcosa dall’armadietto, può prelevarla senza svegliarmi.
Ci siamo accordati che, quello che si sveglia per primo dei due, apre la PROPRIA porta, per consentire l’accesso al gatto, o al coniuge controlaterale, qualora questi desideri leggere il giornale assieme alla dolce metà.
Ieri mattina (ore 7.30, ovvero 6.30 biologiche), dopo una notte parzialmente agitata, stavo letteralmente dormendo tra due guanciali, quando una mano omicida apre di soppiatto AMBEDUE le porte, per poi ritirarsi in vigliacco silenzio.
Segue cigolio, e un irritante scrocchiare di nylon, che mi fanno saltare sul letto: il felino ha spalancato l’armadio, rimasto socchiuso, e sta cercando di costruirsi un giaciglio clandestino, sopra le coperte imbustate. Fallito il tentativo, il quadrupede abbandona l’armadio, balza sul mio letto, e mi si accascia pesantemente sopra, sistemandosi a cucchiaio contro di me. Manco fosse un toy cat, mannaggia a lui. Segue pasta sulla coperta, e fusa in quadrifonia stereo.
Ciao ciao, sonno ristoratore…
Con i capelli e l’umore rovesci, mi alzo e mi trascino in cucina, dove il nostro mi chiede, con aria innocente: the o caffè?
Caffè! mugugno io, innervosita.
Beh? Che c’è?
C’è che mi avete svegliata, accidenti! C’era bisogno di mandare il gatto in camera mia?
Insomma! Era incontenibile!
Lo guardo storto, come quando diceva così dopo aver dato la terza nastrina a Davide, e accendo la tv. Lui, offeso, si rifugia sul consueto Aventino. Mette il muso, quindi va giù senza ulteriori commenti, abbandonandomi a fare colazione da sola.
Che corrisponde più o meno a levarmi l’amicizia su Facebook, come livello di offesa.
Trascorrono dieci minuti, e si alza la Miss: auguriiiii, mamma orsa!
Coccole a profusione, baci, bacini, bacioni…
Tuo marito dov’è? Ti ha fatto gli auguri?
No…
Non ci posso credere!!!
La giovane parte, a passo di marcia, scende le scale brontolando sdegnate proteste, e torna di sopra, trascinandosi dietro un Jurassico ancora riottoso, ma sul punto di scoppiare a ridere.
Abbraccia tua moglie, e falle gli auguri, razza di orso bruno!
Esegue, a questo punto squagliandosi: mi abbraccia e bacia, guardandomi tenero.
Io reagisco facendo un po’ l’offesa…
Adesso tu non fare la rigidina! Bacia tuo marito e finitela, che oggi è un giorno di festa!
Ci fissa, scuotendo la testa, e poi esclama: santocielo…  Mi sembra di essere Maria de Filippi!

La sera, a cena, dopo in brindisi in videochiamata con Davide, l’argomento viene ripreso dal gaglioffo: certo, papà, che dimenticarti gli auguri alla mamma… E poi col gatto, ma che ti dice la testa?
Jurassico, al quale è passata del tutto, lasciando il posto al paparazzo in vena di FF (Foto e Festa), sghignazza così tanto che gli balla la panza: insomma! Vi ho detto che era incontenibile!
La Miss lo fulmina, poi lo stende: papà! Basta! Lo prendi e lo butti fuori, quando fa così! NON È UN PUMA!!!

sabato 28 marzo 2020

Scene di ordinaria quarantena

"Aquiloootto..."
"Aaaarghhh..."
"È l'ora dei bacini!"
"Bleah!"
"Mi fai compagnia...?"
Brontolio indistinto.
"Daaai... Finché mi faccio il caffè!"
Passi strascicati al piano superiore.
"Arrivo..."
Segue animato dialogo in veranda, sotto l'occhio sdegnato del peloso di Casa per Caso, svegliato dal chiasso.

L'amor fraterno, ai tempi del Coronavirus.


giovedì 19 marzo 2020

Festa del papà... whatever it takes

"Auguri, amore! Veni qui, che ti do un bacio..." 
"Ma... Perché?"
"E' San Giuseppe, tesoro! Il tuo onomastico e la festa del papà!"
Baci, abbracci, foto, ipotesi alcoliche e profferte alimentar-trasgressive per la serata, il tutto trascinandomi dietro i due malcapitati figlioli, svegli da poco e a dir poco perplessi dal mio inconsueto attivismo mattutino. 
"Isolamento o meno, in questa famiglia si festeggerà! Userò quello che ho in casa..." 
Tanto, io ho sempre scorte alimentari per un reggimento, e un frigo cantina in salotto. Ho detto tutto. 
Presa da sacro furore, cucino mezzo metro abbondante di pizza al taglio, squarcio buste di patatine a volontà, appronto stuzzichini vari e mi preparo a riempire i bicchieri con il mio famigerato spritz, detto pigna per la capacità di stenderti. Tipo pigna in testa, appunto. 
I ragazzi scendono lentamente le scale, mentre Giuseppe vaga per la cucina, sempre più perplesso. 
Io, invasata, sembro la dea Kalì: piazza quello, metti lì, togli là, versa, scosta, dove ho messo le presine...
Si leva la voce di Jurassico: "Ma... che giorno è oggi? Venerdì?" 
Io: "Oggi? Boh? Mercoledì? Giovedì? Chenneso, ho perso il conto! Perché?" 
"No, così... Perché sarebbe mercoledì."
"Embè? Devi andare da qualche parte?"
"No... E' che oggi è MERCOLEDI' 18. San Giuseppe è domani!" 
"..." 
Scatta l'applauso generale: "Complimenti mamma!!!", "Sempre lei...", "La Karli!", "La non-festa di onomastico..." 
Jurassico se la ride sotto i baffi, sornione, mentre io finisco sepolta dagli sfottò. 
Stasera si replica. La pizza era enorme. E io, comunque, alla festa non rinuncio! 
Whatever it takes. 
Tiè! 



domenica 23 febbraio 2020

Coronavirus

A tutti quelli che "ammazza quanto un'influenza! Ci sono X morti per l'influenza e nessuno ne parla... Finitela!" 
Dell'influenza nessuno ne parla perché NON SERVE PARLARNE. 
Per l'influenza esiste il vaccino: lo si fa ai soggetti a rischio, ai loro familiari e agli operatori sanitari, e così si limitano i decessi. 
Non è necessario creare allarme per una patologia conosciuta, dal comportamento accettabilmente prevedibile, per la quale si può fare profilassi. Vedete che quando muta, si inizia a parlare di pandemia, perché il vaccino in quel caso funziona meno, e quindi se ne parla. Eccome se se ne parla! Solo che poi ce ne dimentichiamo...
Qui, gente, il vaccino NON C'È. Pertanto, l'unico modo di proteggere le persone a rischio è CONTENERE L'INFEZIONE. 
E per riuscirci bisogna PREVENIRE IL DIFFONDERSI DELLA MALATTIA. 
Quindi, meglio che se ne parli, perché di gente che non sa come comportarsi ce n'è ancora troppa. Così come è troppa la gente che se ne frega: già, perché le persone a rischio sono migliaia. 
Quindi, se non si impedisce al virus di diffondersi, questo fa una strage. Li ammazzerà a centinaia, come sta succedendo in Cina. 
Pertanto, tu che non hai paura di prenderti il coronavirus e fai lo splendido, che tanto anche se te lo becchi chissenefrega, purtroppo lo diffondi. E se anche tu non muori, metti a rischio, tra chi incontri,  tutti quelli che stanno meno bene di te, per i quali il rischio di restarci secchi è molto, molto più consistente che per te. E comunque sappilo, fenomeno: se hai sfiga finisci in rianimazione pure tu. Il paziente 1 ha 38 anni, e stava benone, prima. 
Quindi, se siete stufi di sentirne parlare, spegnete la tv. Però,  per favore,  lavatevi le mani. E se non vi sentite bene, seguite le indicazioni del Ministero della Salute. 
Senza morire di paura per niente, ma senza nemmeno sfottere chi sta cercando, con uno sforzo titanico, di controllare la diffusione di un'infezione potenzialmente molto, molto dannosa. 
Mai come in un caso come questo,  l'ignoranza UCCIDE.