mercoledì 24 gennaio 2018

Qui crolla tutto

Figlio studioso al lavoro. 

Abito: vestaglia da camera, maglia sbrindellata, calzoni tuta vecchia.
"Così non ho la tentazione di uscire"

Ausili tecnici per l'aumento della produttività: gatto in braccio. 
"Così schematizzo per iscritto e non mi posso muovere." 

Alimentazione: quello che gli propino io. In caso di mia assenza, cracker, forse qualche pastasciutta, caffè.  Caffè, caffè, caffè. 
"Mamma, sono dopato. Adesso studio il tasso marginale di sostituzione, ecc, ecc, ecc."
Alle 13.30, con il pranzo ancora a metà dell'esofago. 

Rapporti affettivi: in sospeso. Al risveglio, nessun contatto umano. In caso di incontro fortuito con lo zombi, è fatto obbligo ai residenti di ignorarlo. Prima del caffè, non è ammesso nemmeno un saluto. 
In seguito, è gradita la presenza come cavia, in caso il soggetto voglia testare le proprie capacità espositivo-affabulatorie. 
Si concede l'ingresso nell'antro solo per la raccolta differenziata: biancheria da lavare, bicchieri e tazzine sporche, incarti di generi di conforto (cioccolato).
Mezz'ora scarsa tra pranzo e cena, durante i quali si ascoltano le proiezioni Dementos sull'esito degli esami. 
Catastrofico. 

Il tutto, con il valido sostegno della ruspa alla porta accanto, impegnata nella demolizione della casa prospiciente alla nostra. 
Ho vissuto momenti migliori, lo confesso. 
  

martedì 23 gennaio 2018

Cos'hai fatto oggi?

La risposta è semplice: niente. 
Per una che ha lavorato come un mulo per un quarto di secolo, cercando di quadrare l'impossibile cerchio casa-lavoro, fare quello che faccio adesso è niente. 
Però. 
Però una cosa c'è da dire: non è niente, però conta molto. Quasi troppo, per i miei gusti. 
Se lo fai bene, 'sto niente, conta molto. E guardandoti dentro - e dietro - ti rendi conto che è la cosa che conta di più, di tutto quello che hai fatto finora.  
Organizzi, supporti, conforti, conversi, osservi, ti riservi, motivi e consoli. Ti prendi cura di loro con cuore, lavatrice, fornelli e cervello. Un sacco di cervello. Perché se sbagli a usare quello, sei fritta sul serio. E soprattutto sono fritti loro. 
Loro, che anche grazie a te possono soffrire, combattere e vincere, senza doversi preoccupare d'altro. Loro, che si possono costruire un futuro perché tu hai rinunciato a un pezzo del tuo. Loro, che capiscono quanto ti costa, questo semplice "niente" che ti colora la vita e le dà un senso. Loro, che rognano, rompono, tacciono e ti chiamano solo se hanno bisogno. Loro, che in fondo ti sono grati per esserci sempre, per dirgli di no più spesso che sì, per essere il Grillo Parlante e assieme la Fata Turchina della loro variegata esistenza. Loro, che ti vogliono un sacco di bene. Loro, che ami più della tua vita, e si vede, mannaggia. 
Poi, un pomeriggio, c'è chi ti dice: "Mamma, l'unica persona della quale non potrei fare mai a meno sei TU!"
Il pomeriggio dopo, qualcun altro sproloquia: "Vedi di stare bene. Perché se stai male tu, qui crolla tutto!" 
Ok, son soddisfazioni. Però lavoreremo anche su questo. Tutti siamo utili - qualcuno pure troppo - ma nessuno è indispensabile. La prossima mission sarà far capire a tutti che la mamma è solo la mamma. Non è Atlante, e anche senza di lei il mondo non crolla.