martedì 23 giugno 2015

La sfiga castiga gli audaci

Se di sfiga si può parlare. In effetti,  se devo dire il vero qui la sfiga c'entra poco. 
Vi ricordate la gioia di Mpc, in veste di tutor per caso? E il giusto orgoglio del gaglioffo, il quale si era impegnato al massimo per rimediare alle sue difficoltà... fisiche? 
Bene, è durata poco. Dopo un paio di giorni al massimo, la prof , assisa sulla sua cattedra, si è rimangiata tutte le promesse fatte prima dell'interrogazione. 
Dimentica (?) di aver proposto al nostro un'opzione di salvezza se avesse sostenuto con successo una disamina sull'intero programma, si è messa a far le medie matematiche. Sentenziando la condanna senza appello all'esame di fine estate. 
Ora, il debito in una materia è robetta. Anzi, il ripasso accurato durante la pausa estiva si può rivelare una mano santa per uno studente traballante, specie se traballa solo in quella. 
Ma così, per piacere, così no. Non puoi illudere un ragazzo di avercela fatta, indurlo a farsi una settimana di studio da matti in pieno delirio di verifiche di fine anno, per poi uscirtene serafica con un "non se po' fa'". 
A costo di sembrare la solita mammetta iperprotettiva, stavolta lo ammetto: sono scocciata. 
No, scusate, io mi danno da dieci anni a spiegare a mio figlio il valore dell'onestà e della correttezza, e poi chi detiene il potere gli dimostra che la correttezza è un valore che viaggia a senso unico, NON alternato? 
Gli racconto che l'impegno conta più della media matematica, e lo faccio mentre plaudo a un'insegnante che gli appioppa Inglese a settembre, e adesso la scuola mi rifila uno sgambetto siffatto? 
Vaglielo a spiegare, ai ragazzi, di impegnarsi senza risparmio, che la dedizione paga, così come la correttezza e la trasparenza. Così quando l'hanno introiettato, tale difficile concetto, gli sarà facile capire come - e perché - i loro compagni furbastri, quelli delle assenze strategiche e della malattie a comando, supportati da genitori distratti o conniventi, non paghino mai per le loro scorrettezze. Anzi. 
Per fortuna, il giovane è di buon carattere e con una discreta tendenza all'autoironia. Dopo un picco iniziale di nervo scoperto (condiviso con me, lo riconosco), abbiamo deciso di riderci sopra. Studierà il giusto, lo aiuterò se necessario, recupererà il debito e di tutto questo resterà solo un brutto ricordo. E la consapevolezza che al mondo non sempre c'è giustizia. E' un buona lezione anche questa. L'unica che mi senta di sottoscrivere, al momento...