giovedì 28 maggio 2015

Tutor per caso

Era tempo che non accadeva più; il gaglioffo, studente redento, da anni si arrangia senza bisogno di controlli né tantomeno di aiuto. 
Qualche settimana fa il nostro denuncia una grossa difficoltà in Fisica, materia dalla sottoscritta studiata quanto basta a fornire qualche utile dritta al rampollo. Un paio d'ore un pomeriggio, uno schemino volante un altro. Robetta, nel complesso: nulla, in confronto alle sedute plenarie dei tempi delle medie. 
Ieri il nostro eroe torna da scuola. 
"Mamma, abbracciami!"
Approfitto dell'inconsueta opportunità (di solito quando mi avvicino implorando per una coccola vengo scacciata a male parole) chiedendo: "A che debbo l'onore?"
"Ho preso SETTE  in Fisica!!!" 
La mia lacrimevole reazione entusiasta lo scandalizza. 
"Mamma, non è possibile... Ogni volta così! Possibile non ti renda conto che ti copri di ridicolo? Adesso lo scrivo a mia sorella..."
Scambio di wozapp. 
Ridicolo tacchino!!!  E' il commento della Miss, la quale ha già dichiarato che non mi dirà più nulla dei suoi esami. Sono troppo fuori controllo, secondo lei. 
"Basta prendermi in giro. Raccontami dell'interrogazione, invece!"
"Mi ha chiesto i vettori. Io le ho detto quello che mi avevi spiegato tu... Le ho fatto l'esempio dei romani."
"Ma le hai ripetuto esattamente quel che ti avevo detto io?" chiedo, con vago imbarazzo. I miei esempi alternativi non sono esattamente nella norma; anche se non escono dalle mura di casa per Caso va bene lo stesso...
Invece: "Certo! Le ho fatto il tuo schema schema, con la macchina da guerra romana con gli schiavi che la devono trascinare, il nubiano nerboruto alto due metri da una parte, il prigioniero greco tutto cervello e zero muscoli dall'altra. Ho disegnato i vettori ecc, ecc, ecc." 
"E lei che ti ha detto?" 
"Si è sbregata dal ridere! Comunque, il concetto era corretto e mi ha dato sette. Avevo capito perfettamente!"
Ecco, sì, perfettamente. Io avevo promesso alla prof che avrei provato a spiegare qualcosa a Matteo, ma non avevo specificato cosa e soprattutto come. 
Ora come posso pretendere che qualcuno mi prenda sul serio, in quel consiglio di classe? 
Sono declassata in via definitiva. Me lo sento. 




mercoledì 27 maggio 2015

Una nuova invasione

La Miss è rientrata al paterno ostello per una decina di giorni, il che comporta (almeno una sera) l'invasione massiccia da parte della figliolanza della cucina di Casa per Caso. Una torre di cotolette, accompagnata da una vasca di purè, fa da sfondo a una riunione familiare scandita da aggiornamenti, sfottò e risate, stavolta davvero oltre i limiti del surreale. 
Tutta colpa del filosofo, il quale ci narra la sua avventura meneghina. 
Intenzionato a trascorrere l'estate nel regno di Molto Molto Lontano, per uno stage aziendale, si iscrive al meeting dei partenti con i già tornati ma intenzionati a ripartire, riuniti appunto in quel di Milano. 
Come da manuale, viene interpellata Zia Terry, in arte Mammamatta, la quale - fedele al suo nick - accoglie a braccia aperte il profugo veneto, fidando nella collaborazione della sorella, convocata in veste di Virgilio. 
Il turista per Caso viene condotto al rifugio generosamente offerto dalla nostra grande amica, fornito di chiavi e accompagnato fisicamente fino alle porte del suddetto, acciocché possa rientrare a notte inoltrata senza tirare giù dal letto la padrona di casa. Un'organizzazione impeccabile, come sempre. Grazie, Teresa! 
Il meeting dei piccioni viaggiatori si svolge con pieno successo, si mangia ma non si beve - almeno avesse bevuto, mio figlio. Quasi quasi mi preoccuperei di meno... - si scambiano battute, esperienze e indirizzi mail, fintanto che giunge l'ora di andare a nanna. 
Il nostro eroe raggiunge senza grandi difficoltà Casa Matta, infila deciso la scala, raggiunge il terzo piano e fa per aprire la porta. La quale resiste a tutti i suoi attacchi. Disperato, prova a telefonare alla padrona di casa, che lo ignora bellamente. La mia amatissima amica vive incollata al cellulare night & day, ma lo tiene in modalità "non mi rompete". E quindi non lo sente. A questo punto il profugo lascia perdere la tecnologia e si attacca al campanello. Quello lo sentirà!
Funziona. 
La porta si spalanca di colpo, rivelando le sinuose forme di un individuo corpulento coperto dalle sole mutande, il quale con espressione rabbiosa aggredisce verbalmente il mio attonito figliolo. Ormai in preda al panico, questi farfuglia di aver sbagliato appartamento, borbotta di essere alla ricerca dell'avvocato Benpensante (nemmeno le referenze blasonate placano l'ira del vicino) e inizia a credere di essere disorientato. Decide pertanto di cercare rifugio alle contumelie dell'infuriato signore rivolgendo la sua attenzione (e le chiavi) alla serratura della porta di fronte. 
Non l'avesse mai fatto. Sua Vastità diventa una belva: "Cosa fa?! Brutto omissis di uno omissis, quella è la porta di mia madre! Io chiamo la polizia!!!"
Il giovane, terrorizzato, infila le scale di corsa e raggiunge il piano superiore. Gli hanno detto che può entrare da due piani diversi, ergo ci prova. 
Al piano di sopra le cose vanno addirittura peggio. Stavolta alla porta non ci si avvicina neppure, perché sul pianerottolo si materializza una donna. Costei si limita a fissarlo arcigna, senza proferire parola. Non serve: gli animali che tiene al guinzaglio sono un monito eloquente quanto basta. Mio figlio si paralizza (vuoi vedere che adesso questa scioglie i cani?),  ma ora non accade nulla. La tizia si volta, mollando Andrea con un palmo di naso, e scende a far fare pipì ai cani. All'una di notte. 
Di fronte al naufragio di tutti i tentativi esperiti per entrare, Andrea ormai sta pensando di dormire sullo zerbino, in ingresso. Prima di capitolare, però, inizia a telefonare a Valentina, la quale gli conferma l'ubicazione degli appartamenti, lasciandolo ancora più confuso. Secondo lei, la zia abita lì. I fatti, tuttavia, dimostrano il contrario. 
Gira a vuoto un altro po', riuscendo a far infuriare anche il ragazzo del Miss, insospettito dalle continue telefonate di questo Andrea che non la pianta di molestarla. Hai voglia spiegare che è tuo fratello, disperso nei meandri di un condominio in zona semicentrale...
Finalmente, Terry nota il lampeggiare del telefono e lo chiama. Una volta stabilito che l'amico non è alle porte (non lo sente sfrucugliare con le chiavi) si chiarisce l'arcano. 
Scala sbagliata. 
Col navigatore satellitare all'orecchio, lo sfinito ragazzo raggiunge la porta giusta, e dopo averla varcata con un tonante sospiro di sollievo crolla sul letto. 
Lui è salvo, per fortuna, ora però chi salverà l'avvocato Benpensante dalle malignità serpeggianti tra le scale? 'Sta donna. Si procaccia i toy boy e li sceglie talmente imbranati da finire alla porta di una pensionata novantenne! 

giovedì 21 maggio 2015

Orgoglio smodato

Lampeggiare verde del cellulare. Sono due messaggi wozzap.
"Mimmi, telefonami!"  "❤"
Così chiami tua figlia lontana. Che te lo vuole dire a voce che ha preso il suo primo trenta...
E il naufragar m'è dolce in questo mar(e di lacrime).

mercoledì 20 maggio 2015

Piovono lumache

Già una è appena uscita dal dentista, le sembra di avere le guance di cemento e un canotto al posto della bocca, per tacere delle fitte alla gengiva. Di andare in piscina a smaltire stress e ciccia in queste condizioni non se ne parla nemmeno.
Come se non bastasse, le tocca affrontare vento e potenziale maltempo per andare a recuperare la bici, abbandonata all'addiaccio fuori dall'ospedale,  per pregressa bufera.
Ora ci vuole proprio Edward mani di forbice, impegnato a sfoltire a colpi di cesoie la siepe dei vicini, che decide di fermarsi un secondo, eliminare un intralcio, per riprendere a tagliuzzare a ritmo regolare.
Una lumaca volante non identificata mi ha mancata di un pelo, per schiantarsi con un disgustoso sciack crack giusto davanti ai miei piedi. Pure io l'ho sbagliata di un capello, mannaggia.
Ma buttarla con gli sfalci, no? Dobbiamo anche allenarci a sfuggire al fuoco amico del confinante giardiniere?
Certe giornate sono buone solo quando sono finite. Uffa.

martedì 19 maggio 2015

Rapporti difficili

Che dire? Mi avevano avvisata.

Con i figli mi aspettavano fiere litigate, ribellioni annunciate, incomprensioni incrociate e cortocircuiti emotivo-comunicazionali. 
Mi sarei trovata degli estranei in casa, sempre in@@@ti con noi, isolati nel loro mondo e in guerra costante con tutti i fratelli. 
Se dalle fiere litigate in giù posso confermare, dal cortocircuito in poi dissento. 
A Casa per Caso ci si ama ancora come il primo giorno. E se il rapporto tra me e Jurassico è sempre stato un po' condominiale, data la consistente schiera di rampolli che si portava appresso sin dai primi approcci,  almeno tale condizione ci ha preservato dalle lotte intergenerazionali. 
Dopotutto, furono i nostri figli maggiori a propormi le nozze. Forse si sono sempre sentiti coinvolti nella missione di renderla una scelta da non rinnegare. 
I due minori li hanno sempre seguiti e imitati, evitandoci così di affondare sugli scogli dell'ormone impazzito e delle paturnie adolescenziali multiple. 
Ora, è di scena l'ESTRANEA. 
L'amore del figlio, la donna che te lo sottrae, rubandoti il suo amore e mettendotelo contro. Mi fu detto, quando ancora il suddetto indossava il pannolino, di prepararmi alla guerra. Sarebbe stata inevitabile.
Ecco quello che accade nella Stamberga, ora che ci troviamo in questa perigliosa situazione. 
"Posso fare un post su sabato sera? La tua ragazza la prende per una violazione della privacy? Vieni a leggere l'anteprima che se me la approvi la pubblico...?"
"Mamma, ti conosco. Con te problemi di privacy non ce ne sono mai stati. Stai scialla. Pubblica, che ho da fare e non ho tempo per te!"
Pubblico. 
Ieri gli chiedo se vuole sentire ciò che ho scritto, che glielo leggo finché pranza.
Accetta, e mentre recito il post il nostro approva e ridacchia.
"Linkamelo, che lo giro anche a lei!"
Eseguo, lui inoltra alla sua lei. Passano dieci minuti, durante i quali già mi vedo crocefissa dall'ira funesta di una fanciulla infuriata. 
"Ahahah! Mamma, leggi qua!"



Eccoci qui. Smentire tutte le previsioni per noi è la regola, non l'eccezione. 
Sarà perché siamo gente completamente fuori norma? 

Qualcuno mi aggiunga una RAM

Ora, passi uscire per comprare il latte, e tornare con un bagagliaio pieno di merce (di tutto, fuorché il latte). 
Pazienza se mi confondo con i nomi dei figli, se mi devo concentrare per ricordare la data di nascita dei miei familiari, se senza il piopio del telefonino a ricordarmi gli appuntamenti non riuscirei nemmeno a farmi tagliare i capelli. 
Ma non si può dimenticare la stessa cartellina quattro volte in tre posti diversi (come dire che in uno l'ho mollata due volte...), andare a casa a piedi dimenticando in parcheggio una volta la bici, una volta la macchina, scordarsi di fare tre pagamenti importanti in un solo mese e dimenticare di fare gli auguri a un'amica, con la quale ti sei sentita tre giorni prima del suo compleanno. Facendoti ricordare la data fatidica, oltre a tutto. 
Vorrei capire chi mi ha assemblata così. 
Ho una memoria da elefante per fatti risalenti alla prima guerra punica, salvo scordarmi mezza lista della spesa nel tempo di scendere le scale per arrivare alla lavagna dove mi segno le cose. So sempre tutto sulla dislocazione di ogni oggetto sotto il nostro tetto (Matteo mi chiama Google), persino quelli fuori posto, intravisti appena un secondo. Poi perdo migliaia di minuti della mia vita a cercare occhiali, chiavi e telefonino. Quelli non so MAI dove sono. E sono gli oggetti che mi servono di più, ovviamente. 
Insomma, io non mi sopporto più. Vivere con me stessa sta diventando estenuante. Non so se sia la vecchiaia, oppure la montagna sempre crescente di microincombenze che mi trovo a sbrigare, ma ormai anche Valentina ha smesso di chiamarmi mamma. Mi chiama Dori, la pesciolina smemorata amica di Nemo. 
Qualcuno è in grado di aiutarmi? Mi regalate un banco di RAM per implementare la mia memoria, per favore? E' comprovato. La mia ormai è gravemente insufficiente. 

venerdì 15 maggio 2015

Vecchi con grinta, grintosi ma vecchi

Uno entra in casa di riposo e incontra vispe signore vicine agli ottanta, in grado di indossare un cappello rosso magenta a larga tesa, a ombreggiare gli occhi lievemente bistrati, accordandoci un rossetto in tinta, senza sembrare fuori luogo.  Anche perché non sono lì come ospiti, ma come parenti "giovani" di quasi centenari indistruttibili. 
Sfilo davanti alla palestra, dove un nutrito gruppo di atleti ottuagenari solleva pesi con aria intenta. Inizio a rivedere le mie convinzioni; forse non sono gggiovane dentro, solo perché sono in palestra ogni due per tre. Questi fanno lo stesso, e il più gggiovane sta a ridosso della novantina. 
C'è poi il vecchietto con un occhio solo, che usa per squadrarti sorridendo da capo a piedi, sentenziando poi: "Bella signora! Complimenti..." rivolto a tuo suocero. 
Il quale risponde: "Mio figlio è fortunato ad avere trovato una moglie così!" 
Assenso generale di tutti i presenti. 
Rimane da capire se compiacersi per il complimento, considerato il limitato campo visivo di colui dal quale è partito, o gongolare per il sicuro successo che mi attende, ogni volta che varco le soglie dell'RSA. Come quando andavo da zia Gilda, anche qui sono praticamente una star. 
Gli uomini mi fissano estatici, le signore si sperticano in lodi per la mia eleganza, anche quando indosso comuni magliette H & M. E quindi sempre. 
Se la percezione di noi dipende molto dal contesto nel quale siamo immersi, qui mi sento una ragazzina. 
O meglio, mi sentivo. Fino a stamattina. 
Momento nel quale mi sono resa conto di come né io, né Jurassico avessimo capito come funziona l'ascensore. Come molti degli ingressi della struttura, per azionarne l'apertura è necessario premere due bottoni in contemporanea. Misura attuata per prevenire fughe di anziani indementiti. 
Un sistema di prevenzione più che efficace. Con noi due, difatti, ha funzionato benissimo. Sono due settimane che ci lamentiamo che quell'ascensore è guasto...
Ahi, ahi. Queste sono le classiche prese di coscienza improvvise che ti aprono un mondo. Saremo pure grintosi, indomiti, sportivi e iperattivi. Però stiamo diventando vecchi. Ora ne ho le prove, e non me le fornisce più soltanto lo specchio, purtroppo. 

giovedì 14 maggio 2015

La mamma che vorrei (essere)

Una mamma presente anche quando tu sei assente. Col corpo e soprattutto con lo spirito. 

Una mamma con una risata contagiosa, capace di farti sempre notare il lato comico delle situazioni.  Anche quelle più drammatiche. 

Una mamma che nasconde le sue paure, le sue ansie e le sue lacrime dietro un inossidabile sorriso di incoraggiamento, grazie al quale tu smentirai le sue paure, le sue ansie e asciugherai le sue lacrime.

Una mamma con le tasche piene di seconde occasioni, anche quando chiunque ne avrebbe le tasche piene di te. 

Una mamma capace di credere in te più di quanto tu stesso sia disposto a fare. 

Una mamma della quale puoi avere fiducia, alla quale poter dimostrare di meritare la sua fiducia. 

Una mamma che rompe quando deve, ma non rompe ogni volta che potrebbe. 

Una mamma che non si prende troppo sul serio, ma sa prendere sul serio te quando ne hai davvero bisogno. 

Una mamma capace di essere sempre se stessa, difetti compresi, così da insegnarti ad essere orgoglioso di essere te stesso e di quello che sei. A dispetto dei tuoi difetti. 

Una mamma in grado di insegnarti il cammino giusto da seguire, ma capace qualche volta di lasciarti sbagliare strada. Perché si impara molto più da una caduta controllata che da mille prediche fuori controllo. 

Una mamma che si preoccupa per te, senza sembrare mai troppo preoccupata. 

Una mamma che fa scelte difficili nel tuo interesse, ma capace di tale disinteresse da lasciarti operare le tue in totale libertà. 

Una mamma che ti sa consigliare senza influenzarti,  correggerti senza schiacciarti col senso di colpa, di insegnarti  l'onore e  il senso di responsabilità senza distruggere i tuoi sogni e frustrare le tue aspirazioni. 

Una mamma capace di non essere d'accordo con te senza disprezzarti, di supportarti in ogni situazione,  anche la più spinosa,  e di non giudicarti mai. 

Una mamma brava a valutare persone e situazioni, che non sputa sentenze e si astiene dai giudizi azzardati. 

Una mamma che sa amarti anche a distanza, una mamma sulla quale poter contare per sempre.

Una mamma con la quale è piacevole stare, una mamma dalla quale potersi allontanare senza ingiusti rimorsi, una mamma dalla quale sarà sempre bello ritornare. 









mercoledì 13 maggio 2015

Viaggi d'istruzione

Ad Arquà Petrarca, con tutta la sua classe e l'omologa dell'altra sezione. 
Il gaglioffo dopo meno di un quarto d'ora viene fatto uscire con il suo gruppo, per far posto al successivo.
Visita lampo, manco il tempo di vedere le testimonianze storiche ivi conservate. Il ragazzo (appassionato di storia) era furioso. 
Da ricordare il seguito del viaggio d'istruzione, a Este, con una degli insegnanti accompagnatori che fermava i passanti per sapere dove fosse un monumento visitabile...
È stata visitata una celebre paninoteca locale, dove sono stati osservati da vicino piadina e spritz. Un'esperienza interattiva.
Mio figlio voleva morire. 
Tu li cresci come turisti perfetti, a due anni a Cerveteri e Morgantina, a sei la Villa del Casale, a nove le necropoli vichinghe e il castello di Amleto... 
Poi arriva la scuola superiore, e te li guasta così. Con i viaggi di distruzione di massa. 
Vergogna!  

lunedì 11 maggio 2015

Valentina dei miracoli e angeli caduti

Per i miracoli ci stiamo attrezzando. Sono vent'anni che lo ripeto, in questo fine settimana l'ho concretizzato. A due millenni dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci, in Palestina, ecco arrivare l'espansione dei petti di pollo, a casa di Valentina. 
Per evitarmi l'immane seccatura della spesa domenicale, ho deciso di farmi bastare le scorte rimaste nel frigo. Già discretamente depauperate dal fuori programma di sabato sera, vorrei ricordare. 
Ho così deciso di realizzare una terrina di cotolette, utilizzando meno di un petto di pollo. 
E qui mi è venuta in aiuto la tradizione familiare: ho attinto agli insegnamenti di nonna Letizia e zia Lidia, massaie di lungo corso e di consolidata vocazione al risparmio, applicando la loro tecnica di impanatura delle fettine. 
Ovo, pan; pan, pan, pan, pan, ovo, pan pan.
A filastrocca conclusa e frittura ultimata, potevamo contare su una torre di cotolette di robusta costituzione, consistenza croccante e gusto squisito. Certo, andando a fare l'analisi geologica degli strati, si scopriva che l'impanatura era doppia rispetto dell'anima di polpa... Per mia fortuna, i sei commensali di ieri (me inclusa) non hanno svolto indagini in tal senso. Ci siamo fiondati sul piatto e le abbiamo divorate. 
E se la realizzazione di questo miracolo mi ha riempito di orgoglio, la storia dell'angelo caduto mi ha destabilizzato un bel po'. E non me sola, ahimè.
I fatti: dietro mie pressanti insistenze, Jurassico si è acconciato ad accompagnarmi in una passeggiata (da pensionati, aggiungerei) troppo breve per i miei gusti ma sufficiente per i suoi. Di recente, l'uomo è sempre in reparto, e quando non è lì col corpo ci rimane con lo spirito, rimuginando soluzioni a problemi incalzanti e inventandosi strategie vincenti. Una deprecabile tendenza a seguito della quale di uscire non se ne parla (devo studiare! è il refrain degli ultimi tempi), e capace altresì di far scendere il suo livello di attenzione bel al di sotto della soglia di guardia. Se poi si mette ad orecchiare le mie conversazioni telefoniche con le amiche, la miscela diventa mortale. 
E difatti la morte abbiamo sfiorato. 
Sotto i miei occhi inorriditi, il nostro si è arrotato su un cordolo stondato, ha perso aderenza sul terreno, finendo bocconi per terra. Ha salvato la faccia parandosi con le braccia, scontrandosi però con violenza contro un dissuasore metallico posto a presidio di non so che. Unico nell'intero tragitto. Quando si dice la sfiga...
Bilancio dell'incidente: dignità distrutta. 
Un ginocchio sbucciato e grondante sangue. 
Il braccio destro dolorante, gonfio e devastato da un ematoma violaceo di dieci centimetri di raggio. La geografia del livido suggerisce peraltro un ulteriore scampato pericolo: il confine del bozzo di pone a due millimetri dal gomito. Pochi centimetri più a destra, e avremmo un gomito in frantumi e un plantigrado ingessato. 
Ma che devo fare con quest'uomo? Come lo riporto sulla terra, per evitare che arrivi addirittura a prendermi terra? 
Santa Madre delle mogli esaurite, esaudiscimi. Proteggi quell'uomo, perché senza di lui qui siamo finiti. 

domenica 10 maggio 2015

New entry a Casa per Caso

New entry a Casa per Caso: il gaglioffo si è accasato. 
A quanto pare, il ragazzo ha trovato una donna capace di metterlo in riga, di farlo ridere e di indurlo a far sul serio. E di indurre me, invece, a tentare atti autolesionistici.  
Ma che storia è questa? Il mio piccino è talmente cresciuto da trovarsi la morosa e da superare con lei persino i confini di Casa per Caso? 
Non può essere! Questo significherebbe che sono ufficialmente VECCHIA! 
E difatti, direbbe lui... La notizia è confermata. Lui ha la morosa e io sono salita di livello: ora, mi colloco tra i quasi trapassati.  
Ecco così che i nostri sabati pomeriggio, dopo tanti drammi, finalmente sono allietati dalla presenza (fugace, per carità. La ragazza è terrorizzata dall'idea di disturbare, col risultato di essere praticamente invisibile) di una leggiadra giovanetta, simpatica, educatissima e di gentile aspetto. 
Un sollievo, dopo le drammatiche invasioni di ultracorpi tipiche della domenica pomeriggio, quando la nostra veranda si riempie di urla disumane, orribili favelle e junk food come non ci fosse un domani. 
Che  piacere, osservare una figuretta sottile salire elegantemente le scale, dopo averle viste per anni prese d'assalto da orde di giganti dai piedi di piombo, talmente alti da rischiare il trauma cranico ogni volta che fanno il percorso inverso. Il progettista della nostra casa dev'essere stato un nano, perché ci sono un paio di passaggi dove, se superi il metro e ottanta, rischi di scornarti. 
Trovatami dunque a vestire i panni di suocera per caso, cerco di defilarmi quanto più possibile. Detesto le famiglie dilaganti, le madri intrusive e le pressioni sociali esercitate sulle coppie di piccioncini; cerco di lasciarli in pace, recitando la parte del mobile di casa. Ci sono, ma senza farmi notare troppo. Del resto, del comodino possiedo anche statura e profilo...
Ieri era di scena un cinemino sull'ora di cena; i due sono usciti verso le otto, col sorriso sulle labbra e l'aria soddisfatta di chi ha in programma una serata divertente. 
Dopo nemmeno mezz'ora, rieccoli a casa, delusi e scocciati. 
"Ma si può? Doraemon, di sabato sera?! Mi tolgono i previsti Avengers, per rifilarmi un cartone di @@@@? Nemmeno il sito del cinema avevano aggiornato!" 
Un disastro, al quale si aggiungeva pure la fame; ho ragione di credere che i due avessero in animo di nutrirsi con una vasca di popcorn. Un programma cancellato dall'immondo cartone giapponese. 
Ecco dunque Mpc, alias Spc, lanciarsi nella creazione di una cena a tempo di record, inventandosi qualcosa di credibile con i quattro avanzi presenti nel frigo. Cracco mi fa un baffo, a me. 
Ben presto ci ha raggiunto anche i filosofo, il quale doveva impegnare una mezz'ora prima che i suoi amici giungessero a raccattarlo. 
La fanciulla ha avuto così modo di sperimentare una inaspettata full immersion nel clima di Casa per Caso, riuscendo persino a dominare l'inevitabile imbarazzo dal quale era attanagliata. 
Dopo quattro chiacchiere e due straccetti di pollo alle verdure la donna mi è sembrata via via più disinvolta e a suo agio. 
Incuriosita dalla nostra storia di famiglia, della quale non aveva avuto ancora sentore, è rimasta strabiliata all'idea che esistesse addirittura un libello a raccontarla. Libello che le è stato dalla sottoscritta consegnato, con la consegna di rivelarmi le sue impressioni. 
Povera ragazza. Le altre suocere in pectore, al massimo, esibiscono le foto del figlioletto col vestito da cow boy oppure immerso fino al collo nell'acqua del bagnetto. Quella capitata a lei è afflitta da grafomania e invece dell'album di famiglia, le appioppa il libro di famiglia. Secondo me, da ieri sera i suoi incubi hanno una nuova protagonista. 

venerdì 8 maggio 2015

Missione (quasi) compiuta e ansia da prestazione

E' andata meglio di quanto pensassi. Con un lavoro di incastri da far invidia a un intarsiatore, ho chiuso sei questioni - importanti - in una sola mattina. 
Riuscendo anche a passare per la discarica, uno dei must della mia esistenza.  
Mi rendo conto di essere ridicola, ma quando riesco a trasformare quel pattumaio del retro del mio giardino in un corridoio lindo e ordinato la vita mi sembra più rosa. Liberarmi di mezzo bagagliaio di cartoni marcescenti, di quote indeterminate di ombrelli rotti, ciabatte sfiancate e oggetti ingombranti non identificati mi fa sentire appagata. Come da bambina, quando ti confessavi e uscivi dalla chiesa saltellando, sentendoti leggera e pulita. Scusate il paragone blasfemo, ma è esattamente così che mi sento. Una delle poche soddisfazioni garantitemi dalla mia nuova vita da desperate housewife: scaricare il pattume. 
Pensate un po' come mi sono ridotta...
Comunque sia, ho potuto tirare il fiato, almeno tanto quanto me ne è servito per replicare stamani, eliminando altre tre scocciature. 
Giuro a me stessa che, quando potrò mettere la parola fine al fiume di incarichi dai quali sono attualmente travolta, mi farò offrire una cena da tutti gli attori dei vari teatrini nei quali sono coinvolta. Ingrasserò parecchio - sono molti... - ma sarà un bel modo di chiudere, brindando alla fine di un incubo. 
E se per oggi le rotture sono finite, non così il mio stato di leggera ansietà. 
Stavolta sono in piena crisi di ansia da prestazione. 
Ora, da quando non sono più schiacciata come una cialda dagli impegni farmaceutici, i quali si sommavano a quelli familiari, ho potuto sviluppare una caratteristica che non sapevo di possedere. Riesco a farmi amici ovunque, nei contesti più impensati e in circostanze inusuali. I miei figli mi osservano e sorridono scuotendo la testa, proprio come facevo io quando li vedevo socializzare all'asilo. 
Quando penso alla timidezza paralizzante che mi attanagliava da piccola, non mi capacito di questa mutazione genetica occorsami, tuttavia l'ho accolta con estrema soddisfazione. Ho conosciuto un sacco di gente interessante e mi sono fatta tante nuove amiche, tra cui A. La responsabile del mio attuale stato d'animo. 
La ragazza ha organizzato per stasera una cena tra donne, ovvero la tipica situazione nella quale sono come un topo nel formaggio. In più, due di queste signore le conoscerò proprio oggi. Considerato il simpatico momento che sto attraversando, uscire dagli schemi è per me davvero grasso che cola. 
Da dove l'ansia, dunque? Da una patologia mentale dalla quale sono affetta? 
In parte. In parte, è tutta colpa di A. 'Sta individua ha talmente intossicato quelle due malcapitate con la sottoscritta che non vedono l'ora di conoscermi; hanno addirittura disdetto un impegno già preso, pur di uscire con noi. 
Ma dico io, A., che modo di fare è questo? Creare tutte queste aspettative? Poi arrivo io, ciancicata dagli eventi, con lo smalto appannato e il sorriso smagliato. Come faccio a dimostrarmi all'altezza, mannaggia? 
Non gli potevi dire che gli avresti presentato una farmacista ultracinquantenne, riciclata in casalinga multimadre disperata, così al mio arrivo avrebbero tirato un sospiro di sollievo...? 
Non so come ne uscirò, stavolta. Meglio metter mano al Sidol, provare a lucidare il mio inossidabile sorriso e poi...buona fortuna a me! 

giovedì 7 maggio 2015

Essere o non essere

Il riferimento di tutti, per esempio. 
Il problem solver per eccellenza, quella che s'inventa soluzioni prêt-à-porter, quella che si fa carico delle criticità, riuscendo a declassarle a situazioni nella norma, soltanto da monitorare. 
Ora, non che apprezzi queste manifestazioni di corale fiducia. 
Non sono qui a lamentarmi, o a pretendere di essere sollevata dall'incarico di spazza-rogne di famiglia. 
Però un po' di ferie me le potrebbero concedere, no?
Un attimo di pausa, qualche giorno che non sia scandito da un ruolino più fitto di quello di un AD. Un momento per ricaricare anche le mie, di batterie, che tra un po' finiscono in discarica, alla voce "Esauste". 
Niente, a quanto pare qui non è mai finita. Esiste un programma Zip anche per gli impegni coatti? C'è il modo di compattarli tutti assieme, in modo da contrabbandare un po' di tempo da dedicare a me stessa? 
Devo trovarlo. Sta diventando una necessità vitale, altrimenti qui mi disumanizzo e mi trasformo in un drone. E i droni non sono bravi a tenere i blog. 
Ora vediamo di coniugare Poste e discarica, CAF e RSA, banca e lavatrici, spesa e smaltimento posta arretrata. Il tutto entro l'ora dell'ingresso in piscina.  
Se ci riesco ve lo dico. 
Se fallisco la missione, è stato bello risentirvi. Finché è durata. 
Un abbraccio dalle barricate 
Mpc

mercoledì 6 maggio 2015

Figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi (?)

Tipico luogo comune da sfatare. A parte che i problemi so' problemi, e quando tuo figlio ha tre giorni di vita anche le condizioni del suo traffico intestinale possono arrivare a rappresentare un dramma, l'importante è proprio questo. Non fare di ogni cosa un dramma. 
Essendo sopravvissuta a ben altri cimenti, ora che son tutti maggiorenni mi chiedo se posso permettermi il lusso di entrare in modalità "madre rilassata".
Sulla modalità "donna rilassata" ci stiamo lavorando... Ma ci arriveremo. Ultraottantenni permettendo, ci arriveremo. 
Nonostante l'ultima trimestrale da urlo (di orrore), cerchiamo di trovare tempo e modo per qualche momento da passare tutti assieme, come ai bei tempi andati.  La Miss è troppo lontana per essere coinvolta, ma è presente in spirito: i racconti delle sue gesta riempiono metà dei nostri discorsi. 
Sabato scorso, per esempio, c'è stato un convegno davanti al nostro caminetto acceso. Il che, essendo in maggio, era decisamente fuori stagione, ma oggi pare ci siano buone speranze anche per il clima.
Ebbene, quando li guardo tutti assieme, a far casino come sempre, chiassosi e affettuosi come quando avevano tre lustri di meno, mi chiedo dove stiano, tutti 'sti grandi problemi che mi avevano tutti prospettato. 
Certo, pensieri me ne hanno dati. Pessimi e sovrabbondanti. 
Mi hanno fatto passare da momenti magici a momenti tragici nello spazio di un mattino, e più di qualche volta ho pensato sul serio di avere probabilità zero di tirar fuori qualcosa di buono da loro. 
Sono stati ostinati, presuntuosi, mendaci e fallaci. 
Però, carogne mai. Non hanno mai smesso di volerci bene e volersene fra di loro. 
La solidarietà e il senso della famiglia non sono mai venuti meno, a Casa per Caso, e in caso di crisi è sempre stata questa la nostra arma segreta. 
Più di qualche volta noi genitori jurassici ci siamo sentiti un incrocio fra Cassandra e San Giovanni Battista  (vox clamantis in deserto), però non ci siamo mai arresi. 
Guai a considerare un figlio come un vuoto a perdere, checché ne pensino gli altri; e qualsiasi cosa dicano, val sempre la pena di escogitare per lui un'occasione in più. Un'occasione per mettere in luce il meglio di sé, facendo dimenticare le intemperanze giovanili. Solo così si evita che si perdano sul serio. 
La stupidità dei ragazzi è a termine; la loro stima nei confronti di genitori coerenti, no. 
E noi, da bravi genitori dell'età della pietra, abbiamo cercato di restare saldi nella tempesta e di non lasciarci prendere da facili entusiasmi nei momenti di festa. 
Coerenti e costanti, sempre. 
Ci siamo allenati alla flessibilità mantenendo la fermezza,  abbiamo cercato di essere esigenti ma comprensivi, di perdonare senza lasciar correre. Ti tocca diventare un ossimoro, se li vuoi traghettare a dovere fuori dalle rapide della giovinezza. 
Sapendo fin dal primo vagito di tuo figlio che tutto questo sarà inutile, se non ci metteranno del loro. In mancanza, puoi darti da fare quanto un'ape operaia, ma non caverai un ragno dal buco. 
A fronte di tutti questi ragionamenti, ora come ora posso dire di aver raggiunto un discreto grado di soddisfazione. Sono felice di dove sono arrivati finora e credo di avere buone speranze di vederli migliorare ancora. 
Uno stato d'animo pernicioso, che mi rende malleabile e facilmente manipolabile.
"Non c'è nulla per dessert?" 
"La focaccia. E' di sopra, lo'ho fatta stamattina..."
"Mhm... Io vorrei qualcosa con le uova..." 
"Crepes...?" 
"YESSSS!!!" 
"Non ci credo. Ti metti a fare crespelle dopo cena?" commenta l'informatico "E poi dici che non li vizi..." 
"Tu non ne vuoi?" 
"Ne avanza una anche per me?"
"Ovvio che sì!"
"E allora, SI'!" 
Che caduta di stile. Da madre del terzo millennio a mammina latte e miele. Anzi, crespelle e marmellata. 


martedì 5 maggio 2015

No guilt trip

Voglio fondare un movimento. Un movimento per l'abolizione dei sensi di colpa. 
Lo chiamerò "No guilt trip", e inviterò tutte le mie amiche e i miei amici a iscriversi. 
Quanto a me, mi propongo di esserne il fondatore, giacché dai sensi di colpa mi sono liberata da un bel po' e da allora la mia vita è cambiata. In meglio.
Sono più serena, sorrido di più e non vedo più tutto nero. 
Mi sento felice come mai lo sono stata e rendo più felici coloro che mi stanno vicino. 
Ho acquisito persino una rarissima abilità: quella di far andare d'accordo le persone, dirimendo le contese  e ponendo le basi perché non se ne creino. 
Ho incrementato la mia lucidità, irrobustito il mio pragmatismo e riesco sempre a cavarmela, anche in mezzo ai problemi più complessi ed emotivamente coinvolgenti. 
E tutto ciò non perché io sia più brava del resto del mondo. Credetemi, di imbranate come me ce ne sono poche. Spesso prendo granchi colossali, specialmente con le persone; inguaribile ottimista, mi aspetto dagli altri sempre il meglio. 
Il più delle volte ho ragione, e difatti quando sono nei guai non si contano le persone che si fanno in quattro per darmi una mano. 
Tra i tanti, c'è sempre qualche serpente; peccato io non abbia ancora imparato a notarli, quando strisciano nell'erba alta delle mille rogne che infestano le mie giornate. 
Tuttavia, preferisco rischiare di regalare un po' di affetto a chi non lo merita piuttosto di chiudermi, negandolo alle tante persone meritevoli che incontro. 
Ciò che ha fatto la differenza è stato smettere di dare ascolto a chi cercava di manipolarmi come una marionetta, inoculandomi sensi di colpa più tossici di una droga pesante. 
Quando si devono prendere decisioni importanti, è necessario essere oggettivi. Osservare i fatti e le circostanze con onestà intellettuale e uno sguardo d'insieme, possibilmente esercitato dall'alto. E' una posizione che offre una visione completa. 
Un'ottica impossibile da assumere quando siamo soffocati dai sensi di colpa e convinti di dover risarcire qualcuno. Un risarcimento, in genere, preteso per guasti non provocati da noi. Anzi, spesso ci addebitano danni dei quali siamo vittime quanto e più di chi cerca di farceli scontare. 
Se le nostre scelte sono condizionate da un super-io bugiardo, creato e alimentato da qualcuno troppo ego riferito per preoccuparsi del nostro bene, come possiamo sperare di essere liberi? 
Guardandomi attorno, scopro di averne abbastanza. 
Ne ho abbastanza di vedere gente che si distrugge l'esistenza per vivere una vita decisa da altri.
Non sopporto più di raccogliere le lacrime di chi si crede sbagliato solo perché osa essere se stesso.
Non intendo tollerare le pressioni di chi crede di poter usare i sentimenti di chi gli vuole bene per tirare l'acqua al suo mulino. 
Abbiamo una vita sola, non possiamo sprecarla nell'attesa di tempi migliori. I tempi migliori arriveranno solo se sapremo fare le scelte giuste. 
Scelte che tengano conto, sì, delle esigenze degli altri e dei nostri doveri (come genitori, coniugi, figli e via a andare, quale che sia il ruolo da noi interpretato di volta in volta), senza però dimenticare ciò che è giusto per noi. 
Fare di noi stessi l'ultima ruota del carro non lo farà procedere più spedito. Al contrario, lo condannerà inesorabilmente a fermarsi. Perché quella ruota non reggerà a lungo alle sollecitazioni del terreno, finendo con lo spezzarsi. 
Viviamo la nostra vita in prima persona.
Non facciamoci condizionare dagli altri; impariamo a distinguere l'amore dalla possessività, i doveri dalle imposizioni, il buon senso dalla protervia di chi crede di avere la verità in tasca. Faremo del bene a noi stessi e a chi merita davvero il nostro amore e la nostra dedizione. 

Allora, c'è qualcuno che si iscrive? Lo creiamo un forum di discussione su tutte le c@@@te che abbiamo fatto e che facciamo, per dare retta a chi ci vuol condizionare? 
Fatevi vivi. Sono curiosa di sentire la vostra opinione. 


lunedì 4 maggio 2015

Endless love

"La prima volta che l"ho vista,  con le sue sorelle, in tre sotto un ombrello, e lei era la più bella. Un paio di scarpette modestissime, un cappottino rivoltato, e il viso di un angelo. Non avrei mai sperato mi guardasse. Invece... La prima cosa che le ho regalato, quando mi ha detto di sì, è stato un cappotto nuovo. Solo la stoffa, perché se lo è cucito da sola. Ho scritto a mia madre, dicendole di aver trovato la madre dei miei figli. Sono stato fortunato. Ho avuto una donna splendida."
E dopo ti dicono che non devi piangere...