mercoledì 25 febbraio 2015

Un mercoledì da leoni

Mettiamo che una, dopo mesi e mesi durissimi, avverta un intenso desiderio di normalità. Mettiamo che una, considerato che la data esatta del diciottesimo del suo ultimo rampollo cade oggi, avesse voglia di un po' di festa. 
Non tanta festa, date le circostanze: una cenetta in famiglia, una torta, tanti auguri a te... cose così.  Cose piccole, ma non da poco. 
Naturalmente, la dea bendata non ci assiste. Anzi. Insiste a mandare avanti la sua collega Sfiga, che con quell'occhio di lince non sbaglia un colpo. 
Il gaglioffo è ancora pesantemente influenzato, e dopo essersi passato a letto gli ultimi sei giorni, oggi è più bolso di un ronzino. Tra gola in fiamme e febbricola insistente, altro che feste: oggi, gita dal medico e probabile antibiotico.
Fratelli lontani e batteri vicini.  Wow. E per di più,  un tempo bigio e umido da far venire la depressione anche al cugino Gastone...
Meno male che le feste organizzate sono già state attuate. La conseguenza è stata una moria di partecipanti - tutti i nostri ospiti sono caduti sotto i colpi di questo virus micidiale - ma almeno i ricordi positivi il neo-maggiorenne li ha già capitalizzati. Ora vado a chiedergli se vuole la torta delle rose. Chissà che un mazzo di fiori di brioches lo compensi un po' di questo compleanno scalognato... 
Così saluto gli amici vicini e lontani. Complice l'influenza, stanno tutti on line! 

martedì 24 febbraio 2015

Un altro addio, il più difficile

Nonna Iside ci ha lasciati. 
Potrei scrivere cose bellissime su di lei, e non vi nascondo il mio desiderio di condividere con voi le qualità della persona migliore che abbia mai conosciuto. Colei che mi ha insegnato a fare la mamma e mi ha mostrato come dovrebbe essere una mamma: una tenerissima insegnante, un esempio inarrivabile. 
Tuttavia, non lo farò. 
Non lo farò per rispetto per lei, una persona schiva e modesta cui farebbe orrore essere la protagonista di un post rilanciato per tutto il globo terracqueo. Attraverso un computer, per di più, entità nei riguardi della quale nutriva un sospetto mai superato. 
Così, mi limito solo a chiedere a voi, miei amici virtuali, l'unica cosa che lei, la mia fantastica suocera, avrebbe apprezzato davvero. 
Una breve preghiera. 
Una preghiera per lei, che ha lasciato un vuoto immenso nella vita di noi tutti, una preghiera per il suo adorato marito, tanto più solo in quanto privato di una moglie tanto adorabile quanto adorata. Una preghiera per i suoi figli, i suoi nipoti e per quanti l'hanno amata. Siamo in tanti, tantissimi, credete. E a nome di tutti vi ringrazio se vorrete esaudire questa mia richiesta. 

martedì 17 febbraio 2015

Agriturismo da Mammapercaso

La Stamberga è al completo. Cinque ribaldi più il Gaglioffo, con una netta tendenza all'aumento. Ieri sera erano circa una ventina, attrezzati con derrate alimentari e beveraggi manco fossero in duecento. Mpc, cuoca sempre sul pezzo, ha provveduto con due vassoi di pizzette e una crostata king-size. Sai mai che i cuccioli muoiano di fame...
Scacciati dalla nostra stessa casa, Jurassico ed io ci siamo rifugiati nella mansarda del camper, dai finestrini della quale sorvegliavamo con discrezione l'andamento dei festeggiamenti. Appostati tipo cecchini. Dopotutto, i minorenni erano numerosi; non sarebbe stata la prima festa a naufragare nel l'alcol...
Come sempre, quando ci pensi per tempo non capita mai nulla.  E tu ti senti una m@@@@ ad aver dubitato di prole e contorno.
Tutto è filato regolare e senza eccessi, anche se verso le undici e mezzo abbiamo dovuto sollecitare un'attenuazione del volume della colonna sonora. Le casse pompavano a tal punto che sobbalzava anche il camper... I vicini ci hanno maledetto, me lo sento.
Al risveglio, stamattina, siamo rientrati in punta di piedi, temendo di trovare la casa devastata. Malfidenti fino in fondo. Avevano lasciato tutto in ordine. Giusto qualche popcorn disperso sui tappeti, e un tappeto di bicchieri di plastica su tutti i tavoli. Persino i vuoti delle bottiglie erano schierati in formazione, stile squadriglia jet da combattimento. I figli riescono sempre a sorprenderti, talvolta anche in senso positivo, per fortuna .
Una volta tornate alla vita, le belve si sono divorate un kilo di spaghetti, qualche sacchetto di junk food, per poi implorarmi di fargli pure una cioccolata calda. Per convincermi, quel commediante che ho partorito si è gettato in ginocchio ai miei piedi. 'Sta banda di debosciati. Completamente sciolti in mia presenza, mangiano come carrettieri, parlano come camalli e mi fanno schiantare dal ridere.
Non sarò mai una signora, è deciso. Mi perderei troppo, a mantenere le distanze da tutta questa scatenata gioventù.

domenica 15 febbraio 2015

Vorrei essere zen

Ci sono situazioni nelle quali tacere è misura prudenziale. Pronunciare l'ovvia verità significherebbe innescare un conflitto di dimensioni ragguardevoli e dalle conseguenze imprevedibili. 
Specialmente ora, con la Stamberga infestata di giovanotti in vena di festeggiamenti. 
A te, nume tutelare della casa, spetta il compito di dirigere il traffico nelle zone nevralgiche - le cucine, essenzialmente - e sorridere sempre. Anche se gli effetti dell'operato di taluni distruttori - della tua quiete, ma non solo - hanno minato persino la tua leggendaria capacità di sorridere in ogni circostanza. 
Ecco dunque che, nello spasimo di mantenere l'autocontrollo, ti affidi al training autogeno. Senza successo. Respiri a fondo. Finendo solo per iperventilarti.  Tenti la via zen, ma dev'esserci una deviazione perché, più cerchi di astrarti, più ti senti profondamente affine a un qualche dio della guerra.  Altro che buddismo. Conti fino a dieci, poi a venti, infine smetti di contare. Il che un minimo di sollievo te lo dà: sei sempre imbufalita, ma almeno non ti senti più cretina a star lì a contare a vuoto. 
Nel frattempo, le entità responsabili del degrado della tua giornata sono concentrate su quel che hanno combinato - roba da far venire il nervoso a Sant'Antonio - il che le espone a un'overdose di senso di colpa. Nella consapevolezza, per di più, del fiume di contumelie con il quale ti sommergerebbero, a parti invertite. 
Che fanno, dunque, gli infami? Cercano di rabbonirti? Sono particolarmente gentili e accomodanti? Ti maneggiano con cura, insomma...?
Certo che no. Fedeli alla massima secondo la quale la miglior difesa è l'attacco, attaccano. Su tutto e per tutto. Anzi, per niente. Provocandoti un rialzo pressorio che, se non ci stai attenta, finisci in Unità Coronarica. O al Commissariato, con un coltello insanguinato tra le mani. 
Signore, dammi la forza di sopportare. Ci sono ospiti: non è il momento di uccidere. Ancora. 

mercoledì 11 febbraio 2015

Strafeste di compleanno

Roba da pazzi. Manco fossimo alla corte del Re Sole. Qui fervono i preparativi, dai quali la sottoscritta risulta rigorosamente esclusa. Le protagoniste sono le amiche del Gaglioffo, le quali, pare, intendono occuparsi anche del lato alimentare della faccenda. Un sollievo, se posso dirlo...
"Mamma, non ti preoccupare. Ho operato le necessarie selezioni, saremo solo una ventina"
"Solo?! A casa nostra? Venti cavalli scatenati...?"
"Tranquilla. I maschi sono quelli che vengono qui sempre, non hanno mai distrutto nulla.Le femmine sono ballerine, si sanno muovere!"
"Ok. Ma come la mettiamo con le dinamiche di gruppo? L'effetto branco?" interloquisce il Jurassico, già angosciato per l'arredo. 
"Papà, le ho studiate in sociologia le dinamiche di gruppo. So badare a me stesso, e anche ai miei ospiti. Piuttosto, noi quando festeggiamo? Venerdì?"
"Sì, venerdì. Unico momento nel quale saranno presenti tutti i tuoi fratelli."
"Perfetto."
"Menù?"
"Mi riservo di rispondere..."
"Quando, se è lecito saperlo?"
"In un momento nel quale avrò fame! Sarà più facile decidere..."
La vedo grigia. Questo è davvero sul piede di guerra: i suoi diciotto anni non possono passare inosservati. Meglio affilare i coltelli e... schierare le padelle! 
Tutto ciò dopo aver ricevuto sul cellulare, un mese fa, la telefonata del padre di un invitato alla festa - quella degli amici - proveniente dalla Sicilia. Costui, ignaro, si è presentato con nome e cognome, chiedendomi lumi su come raggiungere casa nostra dall'aeroporto. Beccandosi come tutta risposta un gelido: "Mi perdoni. Temo abbia sbagliato numero." 
Non ci fosse stata presente la Miss, la quale ha colto le urla in sottofondo - qualcuno strillava in russo - la cosa sarebbe finita lì. 
Invece, si è scoperto che: 
a) mio figlio, incassato un generico "Sì, chiama pure chi vuoi..." aveva già iniziato a diramare gli inviti per Febbraio. Senza disturbarsi ad avvisarmi, peraltro. 
b) gli sbraiti in russo erano dell'amico di Matteo, che strillava il proprio nome di battaglia per rendersi riconoscibile. I nomi reali degli amici dei miei figli mi sono e mi saranno per sempre ignoti. 
c) casa nostra sarà invasa da cinque amici del Gaglioffo, stanziali presso la Stamberga per circa quattro giorni. Le vacanze di Carnevale cascano a fagiolo. 
Apprese queste notizie, mi sono affrettata a richiamare il malcapitato padre, rimasto lì, surgelato dalla mia risposta Findus, incerto sul da farsi. 
A quattro giorni dall'inizio della maratona di compleanno, la mia agenda è fitta di appuntamenti in stazione e aerostazione, sono stata prenotata per una pizza (nella quale siamo reclutati come autisti. Due auto, cinque autotrasportati), una cena di famiglia a sei, un'invasione di ultracorpi, una festa nel mio salotto durante la quale ceneremo dai suoceri, andando poi a dormire in camper. Il tutto a quindici giorni dal compleanno effettivo, in occasione del quale saremo solo in tre a casa, quindi non conta. Qualsiasi cosa mi venisse in mente di organizzare, non vale. 
No fratelli? No party! 

lunedì 2 febbraio 2015

Ciao, Gilda

Anche lei. Anche lei ci ha lasciato per sempre. 
In silenzio, tranquilla, quasi con discrezione: nel sonno, il suo cuore ha smesso di battere. 
E così se ne va un altro pezzo della nostra vita. Un pezzo importante, la zia bella, allegra, divertente; quella benvoluta da grandi, adorata da piccoli. 
L'unica persona adulta, nei miei verdi anni, che davvero mi permettesse di essere una bambina. 
Mai scorderò le vacanze a Malgolo, tra i meli della Val di Non, libera di essere me stessa senza subire pressioni, senza essere obbligata ad essere perfetta per legge, dove quel che facevo non veniva mai scannerizzato, polverizzato, passato al setaccio e condannato. A prescindere. 
Non è facile per una ragazzina crescere con la disabilità in casa. Lei mi faceva sentire normale, una ragazzina come tante, mi faceva scordare le pressioni e le responsabilità che tutti gli altri "grandi" mi caricavano sulle spalle. 
Una donna alla quale ho messo il sale nel caffè e che non ha smesso di amarmi, nonostante questo grave delitto. 
Ci voleva bene. Voleva un gran bene sia a me che a mio fratello, così come ai nostri cugini. 
I suoi quattro nipoti, amati quanto avrebbe amato i figli mai avuti, l'unità di crisi alla quale rivolgersi ogni volta che aveva un - serio - problema. 
Una persona spesso difficile, con una mentalità d'altri tempi e categorie un po' feudali, talvolta. Ma una donna capace di grandi slanci di generosità e di affetto vero. 
Una signora volitiva, a tratti caparbia, capace però di ricredersi di fronte all'evidenza di un suo giudizio sbagliato, e di tornare sui suoi passi quando una persona le dimostrava di valere qualcosa. 
Nei mesi trascorsi nella Stamberga, piegata di gravi malattie, ha saputo comprendere fino in fondo il reticolo dei sentimenti responsabile dell'unione e della stabilità della nostra complicata famiglia. Ne ha apprezzato le doti, sorridendo delle nostre pecche. Quanto andava orgogliosa dei suoi nipoti acquisiti, poi. Nipoti che ci ha messo dieci anni ad accettare, due settimane di convivenza per imparare ad amare. Senza riserve. 
Una delle rare persone capaci di dire un grazie sincero, dal profondo del cuore, per il bene ricevuto. Una gratitudine in grado di riscaldare il cuore di chiunque abbia avuto un gesto gentile o affettuoso nei suoi confronti. 
Un carattere complesso, forgiato in un clan familiare spesso disfunzionale, capace di rivelare però lati sorprendentemente positivi. Così positivi da aver lasciato un vuoto nel cuore di tante, tantissime persone, 
Era una bella signora di novantanne, elegante e charmant fino all'ultimo giorno della sua vita. Un dettaglio da sottolineare. 
Mi sembra di vederla sorridere di compiacimento, leggendo queste parole. Ci ha sempre tenuto tanto al suo fascino, la zia. 
Dovevamo essere belle anche noi, le nipoti: altrimenti, come avrebbe potuto affermare, con fierezza: "Buon sangue non mente..."? 
L'unica per la quale ero disposta a rinunciare al mio agghiacciante look hard-casual, quello che mi fa scambiare per una moldava (o russa, oppure rumena, a scelta) a settimane alterne. Mi facevo bella (uno sforzo progressivamente più gravoso, con il passare degli anni) e cercavo di regalarle un momento di orgoglio da zia. 
Mi dispiace tanto di non aver potuto restarle più vicino, negli ultimi mesi della sua vita. Mi consola la certezza di essere stata compresa da lei, sempre pronta a sorridermi, quando mi scusavo, assolvendomi con un: "Tesoro, non ti preoccupare. So quanto sei impegnata, con la tua famiglia... Anzi, grazie per aver fatto tutta questa strada per me!"
Ora non dovrò più inventarmi il tempo per andare a trovarla. Massimo non prenderà più un treno, un tram e un autobus per raggiungerla. Basteranno un pensiero e una preghiera per arrivare fino a lei. 
Ma ci mancherà. Tanto. 
Addio, zia. 
Butta un'occhiata su tutti noi, va'. Non si sa mai.