mercoledì 23 dicembre 2015

Pensavo che...

La odio. Credo sia in assoluto la frase che odio di più. Così come detesto l'espressione di finta innocenza che si dipinge sul volto di colui che la pronuncia, di fronte al tuo sguardo assassino. 
Una si barcamena a fatica tra mille cose da fare, ostacolata da innumerevoli impicci e bloccata da improbabili impacci. Essendo persona notoriamente positiva e per nulla incline all'autocommiserazione, assorbe tutta la negatività, la neutralizza (come può) e procede sicura verso la meta, senza lamentarsi mai. Il che alimenta l'illusione generale che la vita le scorra liscia come l'olio. 
Per evitare ulteriori casini, ti manda le istruzioni sul da farsi, precise oltre la pedanteria, con largo anticipo sui tempi necessari. 
Non paga, conoscendo i suoi polli, ti sollecita anche a trovare i cinque minuti necessari per svolgere le due operazioni utili a risparmiarle, in seguito, tre ore di perdita di tempo. Ulteriore. 
E tu che fai? Liquidi la faccenda con un: "Ah, sì. E' quella vecchia storia... Lo faccio dopo". E ti ritrovi a farlo due minuti dopo l'ultimo minuto, per scoprire che la vecchia storia è cambiata, e che quella nuova non riesci a farla funzionare. 
Perché pensavi che... 
Storia di un casino annunciato. L'ho visto succedere dozzine di volte, in tutti gli ambiti. Sempre così, sempre uguale: io ci provo, a non creare falle. Sempre preoccupata di sbagliare qualcosa, cerco di organizzarmi in tempo e a dovere. 
Dall'altro lato, il pensatore di turno mi bolla come una fissata, pesante e noiosa. Totalmente all'oscuro delle premesse - e delle possibili conseguenze, ahimè... -  mi fa lo scanning pissicologico da sottoscala, diagnostica una mania di controllo e si autorizza pertanto ad ignorare le mie istruzioni. 
Salvo poi giustificarsi con voce tremula e sguardo vacuo, affermando non sapevo, come potevo immaginare, scusa...
Ecco, appunto. Se non sai, non ti informi e non puoi manco contare su una buona immaginazione, perché non ti limiti a fare quel che ti ho chiesto? 
Risparmieresti a te stesso una figura da cioccolatino, a me un travaso di bile, al mondo un inutile incremento di disordine. 
La presunzione. Che brutta malattia... Epidemica, e in troppi casi incurabile. 


martedì 22 dicembre 2015

Difficile anche morire

Anzi, sopravvivere ai defunti. Sto naufragando in un tale mare di carte da dubitare di riuscire ad emergerne mai più: più documenti produco, più me ne chiedono. 
E tutta questa fatica per pagare, pagare, pagare. 
Oggi siamo arrivati alla follia: mi arriva una severa reprimenda da parte di una compagnia assicurativa, la quale mi rimprovera aspramente di averle fatto pervenire alcune scartoffie poco chiare o incomplete. Peccato si tratti di roba mai nemmeno nominata, da chi mi sta inviando le richieste. 
Io detesto questo tipo di incombenza. Dopo questo annus horribilis, la burocrazia mi dà veramente la nausea. 


Meno male che ci sono i miei ragazzi... Maestri, nel tirarmi su il morale. 
La Miss, per esempio: "Mimmi, ti fai la tisana per la silhouette?"
"Sì..."
"Risultati?"
"Nessuno!"
"Caro il mio morbido e goffo tacchino!!!"
"...."

Il gaglioffo: "Mamma, hai venti euro? Mamma, hai visto le mie cuffiette? Mamma, non trovo le chiavi...."
"Si può sapere perché mi levi la vita in questo modo?!"
"La domanda da farsi è questa: perché me l'hai data, la vita? Eheheheh..."
Già. Vero anche questo...

venerdì 4 dicembre 2015

Il Natale: croce e delizia

Detesto del Natale quell'aria festosa di plastica, le tonnellate di mercanzia inutile, le pubblicità martellanti e invasive. Iniziano a bombardarci dal tre di Novembre, e insistono finché arriva l'Epifania e tutte le feste si porta via. 
Vorrei attorno un po' di quiete, invece mi fanno sentire un pollo da spennare.

Detesto le luminarie. Tutte quelle luci invadenti, che offendono gli occhi di chi ha il buio nel cuore, perché qualcuno di caro se n'è appena andato per sempre, lasciando un ricordo indelebile reso crudele da un rimpianto inconsolabile. 

Ho sempre detestato gli egocentrici e i narcisisti, quelli che fanno diventare il Natale un momento di celebrazione personale, scimmiottando pateticamente le tavolate da Happy Day televisivo. Dozzine di persone estranee nel cuore, costrette a riunirsi per forza nel nome di una famiglia tale solo di facciata. Una famiglia destinata a disgregarsi al primo soffio di vento contrario. 

Detesto come il Natale faccia sentire chi è solo ancora più solo. 
Le famiglie divise sono ancora più spezzate, a Natale: non c'è nulla di più triste della spartizione  degli affetti condivisi. 

La memoria mi fa male, a Natale. I ricordi tristi mi aggrediscono, s'impadroniscono della mia memoria e la monopolizzano. Ho quasi scordato l'allegria dei miei bambini attorno all'albero, mentre non riesco a liberarmi dello sguardo spento e disperato di mia madre, in quello che sapeva essere il suo ultimo Natale accanto al suo amore. Lei sapeva, ma c'illudeva tutti che ce ne sarebbero stati altri, di Natali tutti assieme. E da allora nessun Natale è mai più stato davvero tale, per me. 

Detesto le falsità, gli auguri d'ufficio, i regali forzati e il buonismo di maniera. I lupi si travestono da agnelli, a Natale, ma le loro zanne le senti lo stesso. 

Adoro del Natale il ritorno di tutti i miei figli, la casa di nuovo piena e chiassosa, la gioia nel rivedersi e il gusto di stare tutti assieme. 

Adoro le discussioni sugli addobbi natalizi: io ne ho abbastanza di lavorare come un mulo, della polvere e del casino. Loro si arrabbiano e finiscono sempre con il convincermi a tirare fuori almeno qualcosa. 

Adoro la vigilia di Natale: noi sei attorno al tavolo della cucina, il caminetto acceso e le risate che scoppiano come popcorn, una appresso all'altra. 

Adoro avere Jurassico sempre tra i piedi, impegnato a rubarmi qualche leccornia di nascosto. 

Adoro scaldarmi al calore dell'amore reciproco dei miei figli: nulla fa felice un genitore quanto il vedere i propri rampolli andar d'accordo, cercarsi, sentirsi legati a doppia mandata anche se sono lontani centinaia, a volte migliaia di miglia. 

Adoro che adorino tornare. E' tutta la vita che li spingo a volare, ho pianto quando qualcuno ha lasciato il nido,  osservando con preoccupazione nascosta le loro cabrate nel cielo. 
Ma è stupendo quando tornano in massa al nido e si fanno viziare un po'. 

In conclusione: detesto il Natale. Meno male che c'è il Natale, però. 

giovedì 3 dicembre 2015

I padroni del mondo

Li inquadri subito. Basta vedere come parcheggiano l'auto. Di solito un SUV, perché è imponente, appariscente e dichiara dinero.  
Il soggetto finito sotto la mia lente piazza il suo ipertrofico mezzo di locomozione contromano, preciso di fronte all'ingresso ma in mezzo alla strada, scende con aria baldanzosa ed entra negli uffici con falcata arrogante. 
Un signore, già al bancone, lo riconosce all'istante, accogliendolo con uno scherzoso: "Ecco qua! E paron de Casteo..."
L'altro acquisisce un'espressione tra la bonomia affettata e le spocchia malcelata, schermendosi con un regale (?) sorriso. Indi, si semisdraia sul bancone e prende a fare il piacione con la biondina poco più che adolescente del front desk. 
Da notare che il nostro i cinquanta non li aspetta più. Patetico... 
Con il mio fascio di documenti sottobraccio, sgabbio velocemente, diretta dal mio consulente preferito. Se resto qui un minuto di più, il fastidio che provo nel dover dividere la stanza con un odioso spaccamontagne simile diventerà nettamente percepibile. E non sarebbe il caso, nemmeno un po'. 
L'empatia. Che fregatura, qualche volta! 

martedì 1 dicembre 2015

In palestra con mio figlio minore

Ogni volta me ne pento. Non di essermelo portato appresso. Mi pento e mi dolgo proprio di averlo partorito. 
Mi sbatte la porta in faccia, m'ignora volutamente, mi spia dall'alto, mentre sguazzo in vasca, salvo poi rifarmi il verso a casa, dileggiandomi con tutti i suoi fratelli. Il rispetto, questo sconosciuto...
Ieri stavo per sbatterlo fuori dall'auto. In corsa.
Alla rotonda, una lumaca travestita da auto m'ingombrava il passo, ferma a meditare invece di guidare. Innervosita, impreco qualcosa ai suoi danni, dicendo: "E allora, ci muoviamo? Ci farai mica invecchiare qui..."
"Mamma, stai calma. Anche se ti agiti non arriviamo prima. Poi, vecchia ci sei di già, dunque di che ti preoccupi?"
Accidenti a lui. Lo odio. Specialmente quando ha ragione!

lunedì 30 novembre 2015

Romanticherie in grigio

Metti una luminosa domenica di fine novembre.
Metti una coppia di coniugi stagionati, a passeggio lungo un pittoresco sentiero di campagna. 
Metti una rosa macilenta, occhieggiante tra il verde confuso sull'argine del fiume. 
E metti un Jurassico, in modalità marito romantico, che s'intrufola tra i rovi, si graffia una mano, conquista la rosa e te la dona con un sorriso e un piccolo bacio. 
Tu ti squagli, come da manuale, e ti compiaci di aver sposato un uomo così.
Poi lui estrae la macchina fotografica, scatta due foto per immortalare la tua gioia, e te le mostra orgoglioso: "Guarda che bella!"
E già tu non lo ami più come poco prima. Perché sbatterti in faccia la tua rotonda, rugosa, spettrale realtà???
L'amore è proprio cieco. Non mi stancherò mai di ripeterlo. 

mercoledì 25 novembre 2015

Mezzo secolo d'amore

Che bello, ragazzi. Adoro gli anniversari di matrimonio, adoro festeggiare questi nonni con le stelle negli occhi, il cuore pieno d'amore e raggianti di orgoglio, circondati dalle splendide famiglie che hanno saputo creare. 
Mi entusiasmo nel vedere come ci siano persone capaci di far germogliare l'amore, al punto di riempire una sala immensa di persone affezionate a loro sul serio. 
Toni e Savina, che gran bella coppia. Che bello vederli ballare insieme, incerti nel passo ma sicuri nel cuore. Bello sentire l'emozione nella voce della nipote, che si commuove nel chiamarli i nonni migliori del mondo. 
Che splendida serata ci hanno regalato. Tutti abbiamo brindato alla loro salute, assieme a loro ci siamo beati dell'atmosfera di gioia vera, amore grande e amicizia autentica. 
Grazie ai due piccioncini , Jurassico e io abbiamo anche conosciuto due gran belle persone. A volte il destino - che sa essere molto crudele - ti regala un incontro insperato in circostanze inaspettate. Torniamo a casa con un bel ricordo da custodire e l'embrione di una nuova amicizia da coltivare. 
Buon anniversario, Ciarniei. Vi vogliamo bene. 

mercoledì 18 novembre 2015

Deliziosi ossimori

Buttare giù una tisana dimagrante (orrenda) per accompagnare un muffin con le gocce di cioccolato (delizioso). 
Non dimagrirò mai, è deciso. 

martedì 17 novembre 2015

Casa libera nel week end

"Mamma, sabato c'è il diciottesimo di D."
"Bene..."
"Ho bisogno della casa libera!"
"E perché? Lo fate qui???"
"Ma va'! Lo facciamo in discoteca. Solo che dopo ci sono tre miei amici che non sanno come tornare a casa e mi hanno chiesto di venire qui a dormire"
"E noi perché ce ne dovremmo andare? Abbiamo tre letti in più!"
"Sì, ma non saranno solo tre, in realtà..."
"Quanti saranno?"
"Sette."
"Sette?!"
"Sai com'è, da cosa nasce cosa... Quando hanno sentito che dopo la festa si veniva da me hanno iniziato ad aggiungersi un po' di amiche mie... Insomma, ve ne dovete andare. Prendete il camper e vi passate un bel fine settimana di coppia, state un po' soli, vi rilassate e fate qualcosa di carino. Che vi fa anche bene!"
"Mhm. In effetti, sarebbe anche il mio programma. Bisogna vedere se riesco a convincere tuo padre."
"Perché? Pensi di non riuscirci?"
"Qualcosa mi dice che farà resistenza..."
"Be', vedi di romperle le resistenze. Perché ci sono solo due alternative: o ve ne andate a fare la coppietta altrove o..."
"O?"
"O vi ammazzo. Poi mi libero dei vostri corpi gettandoli nel fiume qui vicino, e ho la casa libera comunque!" 

mercoledì 11 novembre 2015

Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate...

... a Casa per Caso. Essere ospiti a casa nostra è sempre un'esperienza ai confini della realtà. 
Eppure, c'è ancora qualcuno che tenta la sorte e si arrischia a chiamarmi, annunciandomi il suo arrivo in una sera di mezzo autunno. 
Annuncio da me prontamente girato ai figli attualmente presenti sotto al tetto paterno, i quali registrano la notizia con la consueta, compunta attenzione. Ovvero, mi badano a malapena. 
In programma, una cena per soli ultracinquantenni alle pendici del Grappa, rientro a casa, pernottamento degli amici nella camera degli ospiti, di solito utilizzata come stanza da stiro. Ovvero, inutilizzata, dal momento che la sottoscritta stira una volta ogni quattro mesi. 
Già la prima parte viene funestata da una delle mie solite performance c0n le lenti a contatto. Durante il tragitto in auto, la lente sinistra diventa insopportabile. Bloccata dalla cintura, sfilo la lente incriminata e faccio per riporla nel suo astuccio: sparita. Smaterializzata. Scomparsa completamente, e introvabile sul pavimento, addosso a me, sul sedile dove ero ancorata. Rinuncio a trovarla e mi godo la cena con gli amici. 
Il gaglioffo, noto per la concentrazione con cui ascolta ed elabora le consegne degli adulti (molto di recente si è beccato un cinque e mezzo in Italiano per aver scritto un tema perfetto nella prima metà, da due nella seconda. Invece di riassumere l'Aminta di Tasso ha riassunto l'Ortis di Foscolo)  non recepisce affatto la seconda parte dei nostri progetti. Ovvero quella relativa al pernottamento degli amici. 
Accade così che all'alba il nostro si rende conto di non avere nemmeno un paio di calzini puliti. Si reca così, bel bello, in stireria, spalancando le porte, accendendo le luci, e trovandosi di fronte due perfetti estranei, bruscamente risvegliati dalla sua irruzione. 
Batte in ritirata, salvo aggredirmi all'uscita della mia camera da letto: "Trovami un paio di calzini o vado a scuola scalzo. E poi, non ti pare il caso di avvisami se abbiamo ospiti?! Gli sono praticamente cascato nel letto!" 
Inutili le mie proteste. Secondo lui, a lui non l'ho detto. Io sono di diverso avviso, dato che quasi nulla di ciò che dico giunge alle loro orecchie, viene elaborato dal loro cervello e immagazzinato nella loro memoria. 
Morale della favola: li abbiamo traumatizzati, poveri amici nostri. Loro negano, ma io so che è così. 
Quanto alla lente misteriosamente svanita, in mattinata l'ho ritrovata: chissà come, era finita incastrata dietro alla schiena della mia ospite, seduta accanto a me al momento dell'incidente. 
CSI mi fa un baffo, a me. Se ammazzo qualcuno, non mi beccano di sicuro. Riuscirei a far sparire l'arma del delitto e il corpo del reato talmente bene da non capire nemmeno io che fine hanno fatto...

martedì 10 novembre 2015

No comment

Wapp appena ricevuto da mio figlio minore.
Sto morendo...

lunedì 9 novembre 2015

Vita da matrigna

Ci sono dentro da più di vent'anni, ma non mi ci abituerò mai. 
Non mi abituerò mai a tutti quelli che ti studiano, per capire qual è il tuo, e poi giudicano se lo tratti come gli altri oppure no. 
Questi Soloni che si permettono di salire in cattedra e valutare il tuo operato, senza aver la minima idea di come la maternità sia uno stato mentale, una disposizione d'animo, una condizione del cuore. Non un codice genetico trasmesso attraverso una mezza cellula. 
Essere genitore risponde alla legge del tutto o nulla: uno o ti è figlio, oppure no. Non ci sono vie di mezzo, sfumature, parcellizzazioni della condizione di padre o di madre. 
Ma siccome non ci sono passati, non lo sanno. Non lo sanno cosa significhi essere un genitore misto, un po' biologico e un po' no, avere un figlio di pancia e tre di cuore, aver cambiato molti pannolini ma non tutti, aver visto i primi passi di alcuni, i primi sorrisi di nuovo sereni di altri, il primo amore di tutti. Non sanno cosa voglia dire guardarli, sentirli tuoi figli nel fondo dell'anima, e restare ad aspettare, in silenzio e con pazienza, di diventare una mamma vera anche per loro. 
Non sanno come si fa a farsi spazio accanto a una mamma e a una moglie adorata, nel cuore di chi l'ha amata. Una mamma, una moglie non si dimentica; la si conserva nel cuore, per sempre, accanto alla donna che ti restituisce la gioia di vivere. 
Così si credono in diritto di giudicare i tuoi sentimenti e il tuo operato. E se, bontà loro, passi l'esame, ti danno pure il voto, e se ti promuovono si aspettano che tu ne sia felice e orgogliosa. 
Vorrei vedere la loro reazione, se facessi lo stesso con loro... 
Si permettono confronti, giudizi, commenti, intrusioni e interferenze. Come se avessero più diritti di te sulla tua stessa famiglia. 
Tutta roba che non oserebbero, se ti considerassero la madre dei tuoi figli. 
Se sei mamma, qualsiasi cosa tu faccia a tuo figlio è affar tuo. Se sei la sua matrigna - o mammigna, per dirla con mio figlio - quel che fai è un caso di stato, e ognuno si sente chiamato a dare il suo apporto. Specialmente se e quando non richiesto. 
E' una vita che sono costretta a mediare, comprendere e portare pazienza. Ognuno ha il suo personale vissuto, e questo lo posso capire. Quello che mi risulta oscuro è come tutti costoro non tengano conto del nostro, come se l'aver superato un lutto lo annullasse, come se l'essere una famiglia felice cancellasse il dolore nel quale essa affonda le sue radici, come se i ricordi appartenessero solo a chi ci circonda, e non soprattutto a chi mi circonda, tra le mura di casa nostra. 
Mantenere gli equilibri è difficile, in famiglia: ognuno di noi l'ha provato sulla sua pelle. Come figlio, genitore o nipote, sappiamo tutti quanto i rapporti familiari possano essere complicati e dolorosi. Sarebbe una gran cosa ricordarselo, quando si entra a contatto con le famiglie degli altri. E più sono allargate, complicate, sfortunate o acciaccate, più bisognerebbe andarci con i piedi di piombo. 


giovedì 22 ottobre 2015

Ci sono momenti...

Ci sono momenti nei quali vorresti fare tante cose per loro, ma non puoi fare altro che stare tranquilla e lasciarli fare. Sapranno muoversi di certo meglio di come faresti tu. 

Ci sono momenti nei quali sei così in pena per loro da desiderare di caricarti tutto il peso della situazione sulle spalle, per alleggerire le loro. Poi li guardi in faccia e capisci che l'unica ad essere in pena sei tu. Loro se la stanno cavando alla grande e quello che a te sembra un macigno per loro è un normale zainetto. Perfettamente adeguato ad ampiezza e  robustezza delle loro clavicole. 

Ci sono momenti in cui li guardi e ti chiedi se sei stata in grado di insegnargli qualcosa di utile, soprattutto per quando saranno così lontani da te da non sapere nemmeno cosa gli potrebbe servire. E poi scopri che riescono sempre a uscirne al meglio, perché possiedono la dotazione più importante: gli strumenti per capire cosa è giusto fare. 

Ci sono momenti topici, momenti nei quali tutti, ma proprio tutti i tuoi familiari stanno lavorando per loro futuro, lo stanno facendo molto bene, e lo stanno facendo senza il tuo aiuto. Ed è il momento nel quale non ti senti più indispensabile, finalmente, ma sai di essere stata molto utile. E questo dà un senso a tutta la tua vita, anche se in questo momento la tua vita ti sembra quasi non avere un senso. 

Ci sono momenti nei quali la tensione si stempera in sollievo, la preoccupazione vira a  speranza, il futuro ti sembra una miniera di possibilità e non un contenitore di minacce. Ed è il momento nel quale l'orgoglio per i tuoi ragazzi ti esplode nel cuore. Ma lo devi mettere a tacere, perché se ti lanci in affermazioni auliche quelli lì ti seppelliscono con una risata. 

Ci sono momenti nei quali tutta l'enorme fatica, i sacrifici, le rinunce e le ansie per crescere i figli - e quattro sono tanti, di figli - ti sembrano ben poca cosa, rispetto a quello che ti regalano loro, semplicemente essendo se stessi e maltrattandoti a suon di matrigna, ciao gnoccona (sarcastico), sei un tacchino goffo e grasso, mamma ma per favore! 
Più loro ti prendono in giro e non ti prendono sul serio, più tu sei felice; meno li senti, più stai tranquilla; meno ti calcolano, più tu scommetti sulla loro riuscita. 

Ci sono momenti nei quali anche una lavatrice piena di calzini da lavare (molti dei quali spaiati) è per te fonte di gioia. Vuol dire che c'è un paio di piedi in più a girarti attorno, anche solo se per un breve periodo. 

E' bello vederli andare, è bello che quando sono lontani quasi si dimentichino che stai al mondo, è bello che considerino casa tua un gran bel posto dove tornare. 








martedì 20 ottobre 2015

Tecnologicamente inetta

Mpc e Jurassico in auto. Squillo del telefonino di lui l.
"Tesoro, puoi rispondere tu, per piacere?"
"Certo... Ma... Come mai..."
"Che c'è?"
"..."
"Chi è?"
"..."
"Chi mi sta chiamando?"
"Non capisco..."
"Lo dice! Il cellulare lo dice chi mi chiama!"
"... Valentina Carli. Perché ti sto chiamando?"
"..."
"Fammi vedere...Sì. Il mio cellulare ha fatto partire una chiamata a caso!"
"Sei un disastro... Dammi quel telefono, va'!"

lunedì 19 ottobre 2015

Feste non stop

Il rientro del filosofo dalla trasferta orientale è stato segnato da grande entusiasmo, una grigliata epica e una festa a sorpresa a lungo pianificata. 
La sottoscritta è stata reclutata con largo anticipo dagli amici di Andrea e incaricata delle manovre diversive: il mio compito era quello di tenerlo a casa. Il primo sabato dopo il ritorno in patria...
La faccenda mi ha richiesto parecchio impegno, perché far per sembrare vera un'iniziativa del tutto al di fuori dalle mie abitudini ce n'è voluto del bello e del buono. Ho risolto inventandomi una cena di precetto, per rivedere l'informatico e salutarsi tutti assieme. L'argomento Famigghia è sempre vincente, a Casa per Caso.
Nel frattempo, era stato creato su wapp il gruppo "Festa a sorpresa di Per Caso", di cui facevano parte anche due dei fratelli Per Caso, in qualità di basisti operanti nella Stamberga. Il filosofo, un po' sfusato, parecchio stanco e in altri pensieri affaccendato, non immaginava nulla. 
Alle nove di sera, dopo aver sfamato le belve, Jurassico ed io abbiamo spalancato le porte alla festosa invasione e siamo fuggiti a casa di un amico. 
Mi si racconta sia stata serata piacevolissima. 
Contrariamente alle iniziali previsioni, il grande assente era il gaglioffo. Costui era impegnato con l'imperdibile festa organizzata dal cassamortaro. 
Parliamone. 
Nel gruppo dei fedelissimi del Gaglioffo, la banda di debosciati che ogni tanto dilaga nella Stamberga, riempiendola di tonfi, risate, orribili favelle e sorrisi spalancati, c'è il mitico cassamortaro. Six feet under in versione padovana: uno spasso. Lo humor nero innescato nel gruppo di sciamannati dal mestiere del padre di L. è ineguagliabile. 
Prova ne sia la festa di sabato sera: ecco come si presentava la location agli invitati.

 
Bara da un quintale, trasportata a spalla dal padrone di casa, un contingente di parenti e dallo stesso gaglioffo, sconvolto dalla pesantezza del manufatto ligneo. Una rimanenza di magazzino, ordinata e mai ritirata più di vent'anni fa. Voci non confermate sussurravano di una malcelata speranza della madre del festeggiato: chissà se qualcuno degli invitati non ci fa un pensierino e se la compra? 
Se interessati, fatemi un fischio. Magari riesco a farvi avere uno sconto...

domenica 18 ottobre 2015

Adotta i miei Marmocchi

Rieccoli, i Marmocchi. A quattro anni dalla prima stesura ed edizione, più di qualcuno ancora mi chiedeva di leggerli. Solo che erano spariti: fuori catalogo, out. 
Non che quando erano in distribuzione fossero facili da trovare: questo libro è sempre stato più difficile da procurarsi del Santo Graal. Da quel che mi hanno detto, in libreria non ci arrivava proprio, neppure su implorazione. Unico modo di procacciarselo, ISBN. O venire a Castelfranco, alla libreria Torre di Libri. Lì mi vogliono bene e qualche copia me l'hanno sempre tenuta... Grazie, Camilla e Luca. Siete i migliori, sempre. 
Tuttavia, Mpc non è donna dalla resa facile: scaduto il mio primo contratto come autrice, mi sono riciclata come scribacchina autopubblicata. 
Recuperato il mio amatissimo file, l'ho rivisto, corretto e soprattutto aggiornato. 
La nuova edizione si è arricchita con gli sviluppi degli ultimi cinque anni della nostra avventura familiare e di come, nonostante tutto, la sottoscritta sia sopravvissuta e trovi ancora la forza di scrivere.  
Se qualcuno di voi, mosso a pietà, volesse adottarlo, la versione cartacea è questa: 


La potete trovare in tutte le librerie virtuali, Amazon incluso (stavolta sì!) e, ordinandolo, nelle librerie fisiche di questo elenco: 



Anche l'e-book è distribuito da tutte le librerie virtuali, oltre a quella di Streetlib.  

Se a qualcuno di voi volesse inviarmi i suoi commenti, dopo averlo letto, gli sarei molto grata. Sono molto curiosa di sapere l'effetto che fa...

mercoledì 14 ottobre 2015

Quando si dice cultura...

"Mamma, perché devo avere degli amici così ignoranti? Mi fanno restare basito..."
"Che hanno fatto?"
"Volevo raccontargli la storia di Medea. Mi ha colpito molto. Appena ho pronunciato la parola Medea s0no partiti per la tangente. Medea? Chi è questa Medea? La tua prossima morosa? Passami il suo profilo Facebook!"

martedì 13 ottobre 2015

Una recensione da gaglioffo

"Credo di essere un tradizionalista. Io queste rivisitazioni in chiave romantica dei classici non le posso proprio soffrire..."
"Tipo?"
"Tipo la saga Twilight. Senti, ma vuoi mettere Stoker... L'ho letto anni fa e ancora me lo ricordo alla perfezione! Anzi, quasi quasi me lo rileggo..."
"In effetti, è piaciuto molto anche a me. Era geniale!" 
"Infatti. E adesso mi prendono i vampiri e me li fanno sbrilluccicare al sole? Ma è roba da ragazze! Non si può: il vampiro è una creatura della notte!"
"Vero..."
"Vabbe', non faccio l'hater, se a tanti piace, che se lo leggano. Io no, grazie. Come le cinquanta sfumature: anche quella è roba da donne! Bleah!" 
"Non l'ho letto, ma non credo mi piacerebbe. Perché è da donne, secondo te?"
"Le mie compagne di classe lo adorano. Ho chiesto la trama, e mi hanno risposto che sono loro due che fanno sesso tutto il tempo..."
"Ah. Interessante."
"Già. Mi sono fatto dare il libro e l'ho aperto a caso. Trovo questa frase, attribuita a lui: com'è profondo qui dentro... Mi sono ammazzato dalle risate!"
"Perché?"
"Perché nessun uomo al mondo pronuncerebbe una frase del genere, in circostanze simili. Ma che sono io, un minatore?!"


lunedì 12 ottobre 2015

Mpc tra libri ed autori

Ogni tanto una domenica di ferie ci sta. Ferie dal marito, intendo: impegnato in una trasferta a quattro ruote, diviso tra museo Ferrari e drive test, Jurassico ieri era fuori stanza. 
Mpc, felice come uno scolaro in un giorno di vacanza inaspettato, si organizza con un'amica e fugge nella natia Padova. Dove c'è la Fiera delle Parole. 
Per una parolaia matta come me una manifestazione del genere è come il canto delle sirene: l'unico rammarico, averla scoperta solo ieri. Comunque, l'anno prossimo si replica, e la sottoscritta sarà sul suolo patavino per una settimana intera. Garantito. 
Ci siamo sentite Carofiglio, divertente e autoironico, presentato da Massimo Cirri, personaggio a me sino a ieri ignoto ma da oggi entrato di prepotenza nella lista delle mie letture obbligatorie. Mi ha fatto morir dal ridere... 
Poi è stata la volta di Mario Tozzi, col suo Tecnobarocco.  Già questo, un libro sull'inutilità di molta della tecnologia dilagante nelle nostre vite, meritava una sosta da parte di una tecnovittima come me. Che poi si è parlato di miti e ascoltato il sassofono, ma non importa: è stato fantastico lo stesso. Anzi, ascoltando la mia differita il gaglioffo si è entusiasmato, rammaricandosi di non esserci stato anche lui. Vediamo se riesco a pescare un'altra presentazione dove lo possa portare... Per ora, gli ho portato il suo libro con dedica. Alla famiglia Per Caso, ovviamente: un testo che esordisce con la descrizione della tazza del water giapponese è stato scritto per noi. Non esistono dubbi. 
Infine, Luca Bianchini. Quello di Io che amo solo te, avete presente? Ne hanno fatto un film con Scamarcio e Placido, ragazze non ce lo perdiamo. E quanto al libro, se già non l'avete letto vi consiglio di provvedere, perché quest'uomo scrive in un modo stupendo. Divertente e coinvolgente, da gustare proprio. Come un dolce fatto bene, ma fatto in casa, genuino. Nulla di costruito a tavolino. 
Così come l'ultimo libro che ha scritto, Dimmi che credi al destino, del quale abbiamo parlato ieri e che oggi campeggia sul mio comodino, corredato di lumino notturno per poter leggere anche quando l'amato bene ronfa. 



A tal proposito, l'autore ed io abbiamo avuto uno scambio di battute di meno di venti secondi. A seguito del quale la sottoscritta ha preso l'impegno di sollecitare un incontro castellano presso la mia libreria preferita, e lui ha stilato la seguente dedica sulla prima pagina della mia copia: 


Le domande, a questo punto, sono due. Essendo in questo periodo moralmente ciancicata, mi chiedo dove la raccatto, tutta 'sta energia positiva che semino in giro. 
E, soprattutto, come se n'è accorto questo, che ci siamo scambiati quattro parole in tutto? Forse la magia cui accenna nel suo libro è una sua prerogativa personale... 

giovedì 8 ottobre 2015

Questi stranieri...

Scena: locale ipermercato, un pomeriggio di inizio autunno. Di fronte a me, incede caracollando sullo zatterone un prodotto locale, bionda di bottiglia, vestita come una ventenne, trentacinque-quarant'anni. Ex bella de casa, attualmente sciupatella per uso e abuso di ultravioletto selvaggio e, a occhio e croce, pure di fumo di sigaretta. 
La nostra rumina a bocca sempiaperta una gomma, spingendo un carrello quasi interamente occupato da una ragazzina di otto anni circa, piegata come un origami, con la medesima espressione nauseata dalla vita esibita dalla madre. Non comprendo se sia genetica o imitazione, ma sviluppo un senso di ripulsa immediato per entrambe, anche perché 'sta storia della scarpe dei bambini sul fondo dei carrelli è quanto di più antigenico si possa concepire. Ma 'sti ragazzini non sanno camminare? Li trasportano con i carrozzini fin sull'uscio delle elementari, poi al super li caricano nei carrelli manco fossero disabili. Si stancano troppo a seguir mammina per mezz'ora tra gli scaffali? 
Evito commenti e scantono, con una spiacevole sensazione di antipatia attaccata addosso. 
Mamma mia, mi dico, mi sa che leggere Oscar Wilde mi sta rendendo ipercritica...
Mi avvio verso le casse. Di fronte a me, di nuovo una madre e una figlia. Più datate, questa volta: la figlia, a occhio e croce, è mia coeva. La mamma porta a tracolla una borsa Borbonese farlocca, la figlia ha la faccia come il cuoio pure lei. Tutte devastate dalle lampade, 'ste donne. Possibile che non si accorgano che gli riduce la faccia come il Grand Canyon?, ragiono io. Nel frattempo, le due signore danno qualche segno di fastidio nei confronti delle code alle casse, scegliendo alla fine di restare qui, davanti a me. 
Da vedere l'espressione nauseata con la quale spaziano con lo sguardo a destra e a manca, per focalizzarsi poi con autentico disgusto sulle persone in coda prima di noi. Ne sono palesemente infastidite. 
Un coppia di albanesi, di un pallore normale, vestiti semplici semplici senza finzioni ridicole, sorridenti e con un bimbetto sui due anni che gli trotterella attorno. Sulle sue gambe, lui: nonostante sia tanto piccino da stare anche nel seggiolino del carrello. 
Nell'attesa del conto, la famigliola simpatizza con la coppia subito avanti: si scoccano un paio di sorrisi, il ragazzo gioca col bambino, la ragazza sorride e tutti si scambiano qualche battuta con tono cordiale. 
La giovane coppia è araba, lei è velata. 
Osservarli interagire gli uni con gli altri mi riconcilia col mondo. 
E' proprio vero: questi stranieri vengono in Italia a levarci la pace e la tranquillità! Vuoi mettere se fossimo tutti italiani...? Anzi, solo veneti. DOC, da sei generazioni minimo. Allora sì che si vivrebbe meglio...

martedì 6 ottobre 2015

Queen drama forever

Ebbene sì, lo ammetto. Ho ereditato dalla mia mamma la diabolica tendenza alla previsione funesta, all'angoscia malcelata, alla prevenzione ossessiva. 
I miei figli non fanno che dileggiarmi per questo. 
Sono un'incompresa: io non sono convinta del dramma incombente. Io sono quella che prende l'ombrello perché ciò le dà la certezza che non pioverà. Perché se faccio l'ottimista cosmica e lo lascio a casa, è subito nubifragio. 
Una deve fare i conti con l'esperienza, no? Ebbene la sottoscritta, ogni volta che si è sentita ben salda sul terreno e al sicuro, è stata travolta da una frana. 
Ergo, non fatemi una colpa se indosso l'ansia come un impermeabile: sto invecchiando, preferisco tutelare le mie ossa dall'umidità. 
Che poi, scusate, la sorte davvero si accanisce. 
Vado a pranzo a Venezia con amici, un sabato di questi, e scoppia un incendio vicino a Casa per Caso.  Le autorità diramano l'allarme diossina e avvisano la popolazione di chiudersi in casa, mettere in salvo gli animali domestici ed evitare le verdure a foglia larga. Roba che Cernobyl ci fa un baffo...
Da brava mamma sollecita, e sollecitata da un Jurassico più spaventato di lei, avviso i ragazzi di chiudere le finestre. 
Ancora mi sfottono, maledetti. Marito compreso, che getta il sasso e nasconde la mano, facendo fare la figura della chioccia tremebonda solo a me. 
I miei avvisi ai naviganti sono diventati altrettanti tormentoni:  "Si muore di maltempo!", "La diossina uccide!", "E se il fulmine ti coglie sul crinale?" 
Il tutto corredato da: "E' successo!"
Frase con la quale tento di dare credibilità alle mie parole, ottenendo solo di essere sepolta dalle risate. 
Uffa. 
E della Farnesina ne vogliamo parlare? Che venerdì mi manda un avviso sul cellulare che si prepara un tifone nella regione della Cina dove sta il filosofo, e mi dice di contattare le autorità del posto? 
Io faccio la pragmatica, e penso subito ad uno scherzo dei miei figli. Vado sul sito, e ci ritrovo lo stesso avviso. 
Panico! 
Cosa è previsto fare in un caso così? Perché se ti scrivono, qualcosa vogliono che tu faccia...
Chiamo Jurassico, che mi risponde: "Sto facendo il giro. Che possiamo fare? Chiama l'agenzia, io devo lavorare..." 
L'abbandono alla mia sorte provoca un micro singhiozzo da parte mia, che singulto un: "Ma che faccio? Andrea non mi risponde..." 
Già, perché la carogna di mio figlio, che risponde a sua sorella in tempo reale ad ogni aggiornamento sullo status del gatto, non mi degnava manco di un Tranqui...
Silenzio stampa per più di mezz'ora. Seguito da un laconico non ti preoccupare dopo che io avevo cercato sull'elenco anche il numero del Quirinale. 
Morale della favola: il tifone non c'è stato; molto peggio ce la passiamo qui in Europa, dove purtroppo si muore di maltempo, per davvero. 
L'individuo funesto sta benissimo, e non mi rispondeva perchè STAVA PRENDENDO UN AEREO! Per andare al mare, tra l'altro... 
E in serata, quell'infingardo del marito ha pubblicizzato la nostra conversazione, con particolare insistenza sul mio pianto trattenuto, diventato nel suo resoconto un fiume di lacrime. 
Non ci sono parole. Qui tutti mi ridono dietro, in faccia e alle spalle. Nessuno comprende il mio dramma esistenziale. 
Basta, adesso spengo il cellulare e al prossimo catafascio climatico faccio finta di niente. Tanto, niente mi calcolano lo stesso! 

lunedì 5 ottobre 2015

Il sabato del villaggio

"E dopo mi chiedi perché passo il sabato sera on line con i miei amici..."
"In effetti, me lo chiedo. Perché?"
"Perché i miei migliori amici abitano almeno a venti km da qui."
"Ok, i tuoi compagni di merende ludico-informatiche, sì. Ma non ne hai altri? Abiti qui da sempre, accidenti, qualche vecchio amico con il quale uscire fisicamente, far quattro chiacchiere, insomma, una roba un po' meno virtuale di una chiacchierata in cuffia, no?"
"In effetti, qualcuno ci sarebbe. Ne ho trovati un paio giusto in settimana..."
"E...?"
"E. E mi hanno proposto di uscire sabato sera. Ho chiesto che c'era in programma: due opzioni. Una, andare a sfondarsi a bestia al pub, ubriacandosi di superalcolici. L'altra, andare a stordirsi di canne dietro a un centro commerciale... Ho risposto, grazie, no! Sono impegnato..."
"Ossignore... Vabenevabenevabenecosìstaipurealcomputerquantovuoi!!!"

Commento: e questa sarebbe la nostra bella gioventù. Da questa matrice uscirà la classe dirigente di domani... Dove andremo a finire? 
Ecco, appunto, parliamone. 
Dove siamo andati a finire noi, con le suore severe, le maestre cattive, gli allenatori spietati e i genitori eternamente arrabbiati? 
Calderoli (Vicepresidente del Senato): dito medio svettante in Parlamento 
Barani (Senatore della Repubblica): mima un gesto postribolare all'indirizzo di una collega, sempre in Aula del Senato
Se poi si spulcia a caso negli archivi della Rete, alla Camera non va meglio: un anno fa circa un tale Sorial (pentastellato) dimostrava grande rispetto delle Istituzioni dando del "boia" al Capo dello Stato, mentre un signor(ile) Mr.Dambruoso (Scelta Civica. Un nome, una garanzia) tirava uno sberlone a una collega M5S, signora Lupo. 
Che bell'esempio per i nostri ragazzi: le massime autorità dello Stato, i rappresentanti del popolo si comportano così nell'esercizio delle loro funzioni in Parlamento. 
Quando loro, poi, combinano qualche casino a scuola, ci pensano i genitori ad andare a difenderli presso le sedi opportune, accusando tutto e tutti d'incomprensione nei riguardi del pulcino mannaro, il quale nel frattempo cresce in sapienza, età e grazia. Disertando le lezioni, ignorando i libri, distruggendo proprietà pubbliche e bullando i più deboli. 
Tra una canna e l'altra, così si distende i nervi e affronta meglio lo stress della vita moderna, presumo. 

Ok, magari la cosa non riguarda me. I miei ragazzi rigano dritto - almeno finora- e quelli cresciuti sono venuti su benino. Io non tiro ceffoni alle signore al super, manco quando se li meriterebbero, e mio marito è persona lodata per i suoi modi corretti. 
Però viviamo in questa Italia qui, è qui che noi invecchieremo, ed è da qui che molti dei figli della nostra generazione probabilmente fuggiranno. I migliori, quelli che potrebbero migliorare la nostra società, quelli che la dovrebbero risanare. 
Che possiamo fare per migliorare tutto questo? Davvero non c'è un modo per le persone perbene di far pesare la loro voce? 
Che tristezza, santo cielo, che tristezza. 

martedì 29 settembre 2015

Mpc e la burocrazia

E' sempre stato così. Le carte mi mandano in cortocircuito il cervello: meno le maneggio, meglio è. 
Ho spedito una raccomandata alla Telecom, allegando una riga di documenti scannerizzati. Tutta orgogliosa di me e della mia performance tecnologicamente corretta, ho lavorato dal mio account di casa, sentendomi proiettata nel futuro. 
Mandare una RR direttamente dalla mia scrivania, senza dover uscire di casa e fare la fila... Una conquista epocale, per una che fino a quattro anni fa era ancora ferma al cellulare a conchiglia. 
Dopo qualche giorno, mi è arrivato l'avviso di ricezione. Un sottile senso di trionfo mi ha pervaso, fino al giorno in cui mi ha telefonato mia cognata. 
"Sai, ho dovuto rifare la raccomandata per il telefono di papà. Dicono che non si leggeva bene la data di scadenza del documento di Giuseppe..." 
"Bah, magari era un po' chiara la fotocopia. Che seccatura, però!" 
"Già. Pazienza, va'..." 
L'altro ieri devo spedire un contratto controfirmato, allegando la solita fotocopia della carta d'identità. Decido di controllare la qualità dell'immagine, e cosa scopro? 
Questo. Questa è la copia del documento d'identità di mio marito inviata alla Telecom. 


Si accettano sfottò. Me li merito tutti! 

domenica 27 settembre 2015

Pantere grigie

O rosso menopausa. O biondo di bottiglia, quasi mai nero corvino, perché dopo i quaranta non ci crede più nessuno, ma insomma.  
Parlo di noi signore un po' agée, in zona menopausa e oltre.  A volte molto oltre. 
Appesantite dagli eventi o rinsecchite dalla vita, solcate dalle rughe e in procinto di franare. O già smottate di brutto, per età, sfiga o genetica. 
Ci distinguiamo per la nostra eleganza sobria, per la piega moderata, per i gioielli in oro giallo. Già, quella roba che le giovani snobbano e noi insistiamo a portare, perché dietro a quel fulvo che a mia figlia sembra tanto sfacciato c'è tutto l'amore di suo padre, il grazie di una zia, l'orgoglio di una mamma quando l'hai resa nonna. 
Mi rifiuto. 
Mi rifiuto di fingere di esser ciò che non sono, di scimmiottare una moda che farebbe di me una marionetta anacronistica,  di simulare un'assenza di degrado alla quale sarei la prima a non credere. 
Sono vecchia e me ne vanto. 
Ebbene sì, ne vado orgogliosa. Ogni ruga, ogni smagliatura, ogni segno sul mio viso e sul mio corpo rappresentano la traccia di un dolore superato, un obiettivo conquistato, una gioia ottenuta a caro prezzo. La mappa della mia vita è tracciata sulla mia pelle: e io dovrei andare dal chirurgo per farla cancellare?
Se voltarmi indietro a guardare anche quello che è finito mi riempie di serenità. 
Se i rimpianti per ciò che non è stato sono ripagati da tutto quel che ho costruito, assieme alle persone che amo. 
Se gli anni trascorsi sono stati belli nonostante tutto, perché non sono mai stata sola a combattere. 
Se gli affetti hanno illuminato i miei giorni, l'amore ha dato loro forza, la speranza li ha riempiti e l'impegno ha dato loro un senso. 
Se la vita è una battaglia, ora che il tramonto si avvicina non ha senso fingere di essere ancora vicina all'alba. Con le giunture scricchiolanti, i doloretti migranti, le energie in calo e la stanchezza in rapido aumento, come potrei continuare a combattere? Mi accontento di sguazzare come un'anatra in piscina, che già mi sembra molto. 
Mi arrendo, ragazzi.
Mi arrendo al fatto che mi basta guardare una brioche per prendere l'ennesimo chilo di troppo, ad essere troppo fiappa per quel tubino adesivo e troppo vecchia per quel modello di scarpa. 
Mi accontento di essere un reperto di aspetto non sgradevole e cerco di contenere l'aumento ponderale sotto il livello di rischio metabolico. Evitando lampados e fondotinta magari sarò di un bianco un po' spettrale, ma almeno la mia faccia non imita una noce. E qui finiscono le mie misure estetiche. 
Ma la cena conviviale col dente sollevato, il finger food avvicinato col crampo alla mano e la vita funestata dai crampi per la fame, anche no. Grazie, l'ascetismo non è per me. 
Sono moderatamente gaudente, e si vede. Pazienza. 
Almeno non mi si inacidisce il sorriso per la fame e le privazioni emotive. 

mercoledì 23 settembre 2015

Ricordi d'infanzia

"Te lo ricordi di quella volta che mi hai messo il cerotto, Vale...?"
"Sì! Ahahah!!!"
La Miss e il gaglioffo si scambiano ricordi, dei quali la sottoscritta non serba minima traccia. 
"Mamma, una volta mi ero sbucciato un ginocchio e mi sono fatto curare da mia sorella. Poiché le nostre conoscenze mediche derivavano dai cartoni animati, mi ha messo sulla ferita due cerotti messi a croce. Chissà perché nei cartoni li mettono sempre così?"
"Boh!"
"Boh..."
"Boh."
"Comunque, io ero molto orgoglioso della medicazione fatta dalla mia sorellina e non me la sono voluta togliere finché non si è incollata... Poi hai dovuto levarmela tu, mamma, e mi hai scorticato! Me lo ricordo ancora..."
"Avrai fatto infezione. Oppure il cerotto ti si è incollato alla ferita, capita a volte. Quando lo togli può far male, in effetti!" 
"Ah, che infanzia piena di pericoli la mia!" 
Un lieve senso di colpa postumo mi serpeggia sul fondo dell'anima. In effetti, non ero molto attenta al dettaglio. Quando non erano in immediato pericolo di vita, i miei figli si sono dovuti arrangiare parecchio. Qualche volta penso che siano diventati adulti per grazia ricevuta... 
Madre snaturata, anche in questo. Manco come togliere i cerotti ho indovinato. E per una farmacista direi che non è poco! 

venerdì 18 settembre 2015

Atti simbolici

Che soddisfazione, gente, che soddisfazione. 
Ieri ho compiuto un atto simbolico, con il quale sento di aver rialzato le quotazioni del femminismo italiano: ho riparato l'armadietto della cucina. 
Ebbene sì, ormai la Stamberga perde pezzi: esausta per essersi aperta e chiusa milioni di volte, la cerniera dello sportellino del pattume l'altro ieri è schiantata. 
Memore di come, cinque anni fa, figlio e marito fossero andati a procacciarsene due nel Vicentino, sono andata a ripescare quella inutilizzata in un armadio. Non mi ricordavo dove fosse stata messa, ma so come ragiono, e non è stato difficile reperirla. Jurassico, mentre io la disseppellivo, non era riuscito nemmeno a disseppellire nella memoria l'episodio del suo acquisto. 
Quando, trionfante, ho agitato il trofeo davanti al suo naso, ha dichiarato: "Sabato te la sistemo!"
E invece...
Munita di pinze, cacciavite e tanta buona volontà, ho smontato lo sportello, svitato la cerniera vecchia, l'ho demolita ricavandone il pezzo necessario a inchiavardare quella nuova e ho rimontato  il tutto. Ho sudato sette camicie e alla fine ho dovuto fare una doccia, ma ce l'ho fatta. 
Un lavoro da manuale. 
Non vi dico quanto ero tronfia e gonfia ieri sera, quando il mio neanderthaliano si è accorto che ci ero riuscita da sola... 
Ok, ok, abbassate il sopracciglio inarcato. Lo so benissimo che ci vuol poco a stringere due viti. Ma nella testa del Jurassico che ho sposato una donna è geneticamente inadatta a portare a termine compiti di questo genere. E per quanto incredibile possa sembrarvi, ottengo molto più rispetto quando riesco a stuccare un muro, tinteggiare una parete o appendere un quadro senza farlo stare sbilenco, di quando dirigevo un'azienda e una famiglia di sei persone. 
Dimostrare di essere in grado di sfornare una torta di mele come nonna comanda, sapendo come manovrare anche un paio di pinze, fa di me una donna di rispetto. E l'omo de panza abbozza, sempre più in imbarazzo a brandire la clava del cavernicolo celato in lui. 
La causa del femminismo si serve anche così. Con cacciavite e martello. 

Poi cerco di trasmettere il mio sapere alla figlia, come a suo tempo fece mio padre con me, e ne ricavo un'occhiata di compatimento. Poi mi chiede il bancomat e va a comprarsi due pigiami con gli orsetti. Santa Suffragetta Martire perdonala, perché non sa quello che si perde. 

giovedì 17 settembre 2015

Il polpo della discordia

Giuro, non avrei mai pensato che il banco del pesce potesse essere un potenziale focolaio di conflitti. E invece...
La tizia prima di me si compra quattro cefali e due orate, operazione per la quale tiene impegnato il pescivendolo per circa un quarto d'ora. La piattaforma d'intesa messa su da quei due farebbe invidia alla Camusso: dalla coda alle interiora, dalle squame alla cottura, non c'è aspetto della questione ittica che non abbiano affrontato. 
La signora è - dichiaratamente - un'incapace in cucina, il commesso un po' inesperto: e mascherano la loro incompetenza parlando, parlando, parlando. 
Un incubo, specialmente se si pensa che fuori si sta scatenando l'inferno e la sottoscritta vorrebbe andare a verificare i danni... 
Nessuno, per fortuna e per la cronaca. 
Dal magazzino spunta un altro commesso, mosso a pietà, e mi chiede di cosa ho bisogno. Io sorrido e indico un polpo. Non l'avessi mai fatto! La logorroica individua alla mia destra si volta furiosa verso di me e mi strilla: "NO!!!!" 
Io e il commesso restiamo interdetti e la guardiamo interrogativi. Quella, con aria furibonda mi fissa e dichiara, stentorea: "C'ero prima io!!!" 
Nel frattempo il giovane intento a servirla sta sventrando cefali e orate. 
Il mio commesso, confuso, le chiede: "Ma non la sta servendo il mio collega?"
"Certo! Ma io voglio anche quel polpo e lo dà a me perché sono arrivata prima della signora!!!" 
Quella microcefala riteneva di avere diritto di prelazione su tutta la fauna dispiegata su ghiaccio. Pensa se fossimo stati in tre al banco, in contemporanea... Da metterci i semafori. 
Il povero commesso cambia tinta, e le propone di decongelarle il fratello del cefalopode conteso. Naturalmente la signora inveisce che non intende aspettare nemmeno cinque minuti, perché di colpo scopre di avere una fretta dannata. 
La sottoscritta, nel frattempo, accarezza l'ipotesi di prendere la piovra, ancora congelata, e usarla come corpo contundente.
Il mio commesso è palesemente disperato, l'altro rimane ostinatamente voltato, come il caso non fosse suo. La signora è pronta alla pugna, è evidente. 
Io mi impietosisco, rinuncio a discutere e chiedo di darmi due seppie. Un altro po' e il commesso me le cucina lui, da quanto mi è grato... 
Col bottino nel carrello, la virago sparisce di scena, ostentando l'aria trionfante del cretino convinto di aver tutelato un suo sacrosanto diritto. Appena se ne va, commento con il gentilissimo signore che mi sta spezzettando la cena: "La signora non sa vivere, oltre che cucinare. E non è mai stata dietro un banco, per come si comporta. Comunque, non ho discusso solo per rispetto nei vostri confronti... L'avrei presa a pedate nel sedere!" 
Il commesso mi consegna le seppie con un sorriso sardonico, e poi mi ringrazia almeno tre volte. Credo che, d'ora in poi, avrò la certezza di avere sempre la scelta migliore, al banco del pesce di quel supermercato...
Certo che la gente è proprio suonata. Me ne convinco ogni giorno di più. 

mercoledì 16 settembre 2015

Stiamo calmi... Non è una guerra

Ci risiamo. Anche l'ultimo plotone dei richiamati è partito: è ripresa la scuola. 
In tutte le regioni, a tutte le età, ormai le cartelle sono tornate in funzione, i battenti scolastici riaperti, e l'alba precoce, segnata dal suono della sveglia a ridestare un esercito di studenti e scolari, ha sostituito le pigre giornate estive. 
Si ripeteranno i drammoni di sempre, le maestre da scannerizzare, i libri da ordinare, i quaderni-copertine-matite-pastelli-pennarelli multisize da acquistare. Il pomeriggio del primo giorno di scuola, tutti assieme. Mai che una maestra abbia l'accortezza di consegnare l'elenco del materiale necessario assieme a quello dei compiti per le vacanze, alla fine dell'anno.
Così oggi si vedranno squadroni di madri impegnate a rubarsi l'ultimo quadernone di Violetta rimasto, mentre pochi, sparuti padri si interrogheranno a vicenda, a bassa voce per non farsi riconoscere: "Cos'è il quaderno architetto?"
Le madri ieri avranno stirato il grembiulino con il ciglio tremulo, salvo vederselo restituire  oggi appallottolato nello zaino, tra briciole di merenda e fazzoletti sporchi. 
Per quelli più grandi, l'eterna danza del cambio di cattedra, i nuovi compagni, la sede distaccata e l'orario fluttuante, no che non mi metto la felpa, no, la penna per questa settimana non mi serve. Mi ha preso il diario di Scuolazoo? Zoo...? Sì, è quello più adatto al mio modo di esser studente. 
Che dire? Quando erano piccoli, dovevamo svegliarli, inseguirli, vestirli e redarguirli. 
Ora non ci resta che piangere, preparandoci al peggio. 
Come sorrido, quando leggo i post della mamme che si scambiano ricette per merendine sane e vegane. Chissà quando scopriranno che i banditi le scambiano con un panino al salame? 
I social network hanno creato una generazione di madri esperte di biochimica, che discettano di acidi grassi idrogenati, saturi, polinsaturi, di colesterolo, insaturazioni in forma cis e trans.  Terrorizzate dall'olio di palma, mica lo sanno di essersene nutrite fin dalla più tenera infanzia... Ricordo quando le dicevo io queste cose, vent'anni fa, che la margarina era tossica, che l'olio vegetale era grasso di palma, che le merendine erano roba da evitare. Mi guardavano come un'aliena. Volevo demolire la più grande conquista della massaia moderna, la ruota del Mulino? 
Adesso vedo anche troppa fibrillazione attorno alle sciocchezze. Soprassedete, giovani mamme, non vi stressate; mandateli a giocare un po' in mezzo al fango, lasciate la vostra fantasia al potere. Se è temperata dal buonsenso, è meglio di mille consigli di pseudo-guru, destinati ad essere smentiti tra meno di sei mesi. 
Ogni epoca ha le sue fissazioni, solo che oggi abbiamo l'aggravante di Facebook. E la mammitudine può diventare un pericolo, sia per noi che per la prole. Papà, non diventate mammi ansiosi, per favore. Supportateci, invece, così saremo mamme più rilassate. 
Tranquilli, ragazzi: diventeranno grandi prima che abbiate finito di raccogliere da terra l'ultimo Lego.
Stategli vicino, ai vostri piccini, ma non stategli appresso. 
Le maestre vi esortano a lasciarli fare da soli? 
Organizzate un pellegrinaggio immediato al più vicino santuario per grazia ricevuta. Avrete meno da fare e i vostri bambini cresceranno più sani e sicuri. 
Se invece pretenderanno che gli controlliate la cartella, correggiate i compiti, gli facciate da tutor, ribellatevi. A costo di passare per genitori degeneri, disinteressati ai figli e carrieristi all'ultimo stadio, lasciate che si arrangino da soli. Altrimenti dovrete inseguirli col pacchetto di fazzoletti da naso fino a vent'anni, e vi garantisco che non è un'iperbole. 
Un piccolo aiuto ci può stare, ma ricordatevelo: non siete maestri né alunni. Non dovete insegnare e nemmeno fare i compiti. Né quelli per casa né quelli per le vacanze. 
Restiamo morbide, almeno noi mamme, che la vita è già abbastanza dura così. Non lasciamo che lo facciano diventare un dramma: take it easy, dicono gli anglosassoni. Hanno ragione. La scuola sarà un divertimento, un'occasione per stare assieme agli amici, un posto dove imparare cose belle e interessanti. A otto come a diciott'anni. 
Parola di mamma per caso.