mercoledì 30 aprile 2014

Autocitazione

Sull’argomento mi è già capitato di scrivere, in passato. Se vi interessa, vi piazzo qui i link:



Ciao! 

Dichiarazione d'intenti

Iniziamo con un grazie: grazie alle amiche che mi hanno commentata, ieri. Dopo una così lunga assenza, eccovi lì pronte all’appello: risposta pronta e immediata, entusiasta come sempre. Se di motivazione avevo bisogno, mi avete motivata. Brave.
E ora veniamo a un punto che mi sta veramente a cuore: l’argomento in oggetto, handicap e dintorni.
O se preferite la versione politicamente corretta, il diversamente abile e chi gli sta vicino.
Mamma mia, già ‘ste formule infiocchettate messe lì per edulcorare la realtà mi danno l’orticaria… Preparatevi, perché qui sono a casa mia e intendo chiamare le cose con il loro nome. Che tra l’altro in genere è più breve così vado via più veloce sulla tastiera.  
Complice il fatto che la situazione di mio fratello non è affatto drammatica, tranquilli: difficilmente vi annegherò con le mie lacrime. Non è da me piangermi addosso, figuriamoci se mi metto a comporre post listati a lutto, grondanti sofferenza e intrisi di recriminazioni. Brrrr…
Siamo gente allegra, mio fratello e io; per fortuna l’autoironia non ci manca. Anzi, è proprio quella che ci ha aiutato a sopravvivere a tutti i guai che ci hanno bersagliati.
Quando ci abbandoniamo ai ricordi – mannaggia, ora che lo scrivo me ne rendo conto: siamo proprio invecchiati… – non sono le lacrime condivise quelle che ci uniscono. Sono le grandi risate fatte assieme a fare da collante.
Ovvio, si tratta di una sfida: restare interessante, leggera e divertente anche senza glissare sull’argomento.
Non è detto che ci riesca, ma devo fare i conti con una realtà: non si può scrivere di sé, come ho sempre fatto io, omettendo di parlare di un rapporto che tanta parte occupa del mio cuore. Specialmente ora che il suddetto rapporto si è stretto di nuovo. Sarebbe come guidare col freno a mano tirato: lento e faticoso. Un’andatura inadatta a una lepre come me.
Ergo, d’ora in poi farà capolino anche questo aspetto inedito della sottoscritta: sibling per caso.
Un aspetto, va detto, causa diretta del mio essere la Mpc che tutti conoscete. 

martedì 29 aprile 2014

Cambio di passo

Bene. Sono settimane che rumino, medito, porto avanti un dibattito tra me e me stessa... Il che mi ha inevitabilmente condotto ad alcune conclusioni. Non conclusive, ahimè: oggi decido in un senso, domani mi risolvo a far tutto l'opposto. 
Donna di scarse certezze, direte voi. 
Il problema è che, se decido di portare avanti questo blog, lo farò in modo inedito. 
La mia esperienza di mamma, per caso e non,  è ben lungi dall'essere conclusa. Non è però più così totalizzante da meritare di esser testimoniata attraverso queste righe: i ragazzi sono cresciuti, ma proprio tanto. Ormai viaggiano bene, su traiettorie definite o in via di definizione. 
Mi stanno rendendo felice e orgogliosa - lasciatemelo dire quest'ultima volta, portate pazienza... - ma se mi metto a elencare i loro successi risulto noiosa e tra l'altro li faccio arrabbiare. 
Il mio principale argomento viene dunque a mancare. 
Potrei chiudere il blog, oppure aggiornarlo di tanto in tanto, in occasione di qualche evento speciale. 
Solo che scrivere è per me un divertimento, uno sfogo, una parentesi positiva in un mare di incombenze fin troppo incalzanti. 
Mi dispiacerebbe smettere.  
Infine, ultimo ma non meno importante, il mio stato d'animo: sono entrata in una modalità diversa. Defilata sullo sfondo come madre,  presente solo quando serve, moglie part time per scarsa presenza dell'impegnatissima dolce metà,  è giunto il momento di recuperare un ruolo accantonato per trent'anni. Quello di sorella. 
E qui si apre un autentico vaso di Pandora. 
Avete mai sentito parlare di siblings? 
Io da poco, lo confesso. Però ho scoperto di esserlo da sempre. E ho capito che scriverci su potrebbe avere alcuni risvolti interessanti. 
Che dite, ne vogliamo parlare o taccio per sempre?

lunedì 7 aprile 2014

Che giornate!

Ragazzi, qui se n’è viste di tutte un po’.
Dal consiglio di classe del gaglioffo ai colloqui con i docenti della Miss, sono stati giorni emozionanti per questa mamma per caso.
Incontri dai quali sono uscita con la conferma che, se i genitori ci sono e seminano, prima o poi raccoglieranno. Idem dicasi, viceversa, per i genitori latitanti e che seminano vento: raccoglieranno, ahimè, tempesta.
Il tutto detto da una che sono anni e anni che semina, attendendo invano un raccolto appena appena accettabile. Ora che, finalmente, si mietono messi abbondanti su tutti i fronti filiali posso dirlo: non stancarsi paga. Pazientare paga. Dar fiducia – nonostante tutto – paga. Lasciar fare, restando comunque disponibili sullo sfondo, paga.
Meno male che paga, aggiungerei: diversamente, avrei la sensazione di aver gettato la mia vita alle ortiche.
Sul fronte anziani andiamo maluccio: gli anni si accumulano e non fanno bene a nessuno. In nessun senso. Pazienza, affetto e rassegnazione: ci sono addii che si avvicinano, ai quali dovrò adattarmi mio malgrado. Non è facile accettarli, specialmente quando queste persone sono legate ai momenti più felici della tua infanzia.
Per fortuna, ci sono anche i momenti felici: passare dall’RSA al reparto maternità è un gran bel salto. Gli strilli dei neonati sono una speranza, tenere tra le braccia un microbo appena nato ti scalda il cuore e ti fa guardare la realtà in una luce migliore.
Favolosi, poi, questi giovani genitori: innamorati, coordinati (io penso all’input, il papà all’output…), belli quanto i loro bambini. Le famiglie sane e felici esistono ancora, per fortuna.
Meno male che ci sono i giovani, meno male che ci sono i bambini, meno male che ci sono nonni, bisnonni e genitori meravigliosi pronti a guidarli per mano, in questi anni difficili. 
Perché sono loro il futuro, su di loro si fonda la speranza di rendere il nostro un mondo migliore. 
Grazie, ragazzi. Grazie, amici cari: grazie per averci regalato questo momento di grande felicità.