domenica 16 giugno 2013

Nonostante

Nonostante sia un mese che mi organizzo, soprattutto mentalmente

Nonostante già da domenica scorsa il camper sia quasi completamente armato per la partenza

Nonostante abbia lavato, stirato e cucinato che nemmeno un esercito di colf

Nonostante tutto ciò, gli ultimi giorni prima delle ferie sono stati un autentico delirio. Più facevo, meno l’agognato traguardo del fine lavori sembrava avvicinarsi.
Ieri notte sono crollata a letto ad un’ora imbarazzante, ho rischiato un clamoroso divorzio jurassico e persino la Miss si è accapigliata con suo padre.
Dal gatto con la bronchite alla micia con le zecche, dalla lavastoviglie di sopra che mi sgancia il carrello sui piedi a quella di sotto che mi si blocca piena d’acqua quando sto per andare a dormire, mi è successo di tutto.
Provate voi a infilzare con una siringa un gatto più sospettoso di un mafioso, mordace quanto un leone e muscoloso quanto Schwarzenegger. Ho rischiato di dare la vita, per la causa animalista.
Quanto a Jurassico, è stanco stanco stanco. Dopo due anni che non va in vacanza, c’è pure da capirlo: solo che quando è stancostancostanco, ha lo stesso comportamento di Corradino di fronte alla siringa. Soffia e morde. Contro chi si dà da fare per lui, ovviamente…
Insomma: sono viva a malapena. Però siamo partiti: il che non è poco.
Con noi la Miss, mentre i maschi sono a casa, abbandonati a se stessi. Speriamo di ritrovare sani sia loro che la Stamberga, al nostro ritorno.
Quanto alla tecnologia, la wireless non ha funzionato da Firenze a ORTE, mentre ora ad essersi bloccata è la tastiera. Come vedete, ‘sta cretina mi funziona solo in modalità maiuscolo.
Ho dovuto spegnere tutto per sistemarla. Per riavviare la connessione, invece, è stata necessaria una perquisizione profonda del mio portatile, alla ricerca della SIM. Ho esplorato anfratti reconditi fino ad oggi a me sconosciuti.  Dopo ore di lotta strenua, riecco la luce! O meglio, la rete.
Tutto ciò per riuscire, almeno, a salutarvi. Dove andremo non solo non c’è connessione, ma nemmeno campo per i cellulari. Solo mare, rocce e gabbiani. Se non ricarico le batterie stavolta, meglio smaltirmi in discarica!
Saremo off line per almeno due settimane: al mio ritorno, avrete i dettagli della nostra sospirata vacanza.
Un abbraccio a tutti
Mpc



mercoledì 12 giugno 2013

Emoticon e serate emozionanti



Che tragedia. Jurassico ha scoperto gli emoticon. 
Rimpiango i tempi nei quali, quando riceveva una cosa come questa: ;-) rispondeva: “Cosa sono tutti quei segni d’interpunzione?”
Già, perché ora Android gli fornisce una serie infinita di faccine, delle quali abusa, inondandomi la chat di diavoletti arrabbiati, cuoricini volanti e faccette linguacciute.
Sta regredendo a una fase adolescenziale, con quel telefono.
Comunque sia, almeno lo fa solo con me: la sua dignità con gli estranei è salva.
Ciò, almeno, fino a qualche giorno fa, il giorno del famoso messaggio sulla mozzarella. Un messaggio che l’uomo mi ha mostrato, dopo avermelo solo raccontato: così, ho scoperto che la trappola non si celava nel testo (già sufficientemente compromettente, a mio avviso). Il guaio stava nell’emoticon.
Il povero Davide ha ricevuto il messaggio che già conoscete, corredato però di faccina sognante e amorosa, che sputa bacini a forma di cuore  in lunga e tragica fila…
E’ il dettaglio che fa la differenza.
Ora la risposta Ossignore… Non mi avevi mai chiamato così!  assume un tono costernato.
E ci credo!
Tradito dalla tecnologia. Proprio lui, l’homo tecnologicus per eccellenza!
I nostri figli stanno ancora ridendo.
Quanto alle emozioni, domenica abbiamo avuto una di quelle giornate da facchini: sfruttando le poche ore di sole concesse dal clima, abbiamo lavorato come muli per preparare il camper alle vacanze. A fine giornata, eravamo ridotti a due stracci.
Il marito mi apostrofa: “Preparati, fatti bella che ti porto a salutare Angelo ad Asolo. Poi, ti porto a cena da qualche parte: ce la siamo davvero meritata!”
Vado, ma riflessa nello specchio del bagno vedo una megera inguardabile: fatti bella. Si fa presto a parlare…
I lavori di ripristino e restauro durano circa un’ora, il che provoca un acido commento dell’amato bene: “Vale, la mamma ci mette più di te a prepararsi...”  
“Senti, amico: io per il trucco impiego un minuto!”
“Si vede, mamma, tranquilla” interloquisce lei.
Occhiataccia.
“Spiritosoni, vedete che son partita da Ground Zero. Più di così e in meno tempo non ce l’avrei fatta!”
“Uhm. Il risultato non è niente male, però. Coraggio, splendida, andiamo!”
Issata sul tacco a spillo,  con ogni muscolo del corpo che grida pietà, m’infilo senza un gemito nel coupè. Sono una donna di carattere, io.
Nel frattempo, il tempo peggiora deciso, virando a pioggia torrenziale; ad Asolo, troviamo chiari segni di tempesta; di Angelo, nessuna traccia. Dopo un’inutile tentativo di contatto telefonico, ci arrendiamo, puntando la prua verso il luogo prescelto per la cena.
Un’auto ci stringe, suonando il clacson a distesa: Angelo. Non ci sentiva, ma evidentemente ci vedeva: e ci ha raggiunto.
I due uomini si parlano attraverso i finestrini: “Ehi! Che fai?”
“Torno a casa. Qui abbiamo finito…”
“Davvero?! Allora puoi venire a vedere il Gran Premio da me?”
“Sì… Volendo sì.”
“Hai mangiato?”
“Sì, sì… Solo, la moglie mi potrà raggiungere solo tra un paio d’ore.”
“Ok, va bene lo stesso. Ci vediamo alle otto da me!”
“Ma… Voi non dovete cenare?”
“No, no, tranquillo! Ti aspettiamo!”
Inversione di marcia, e si torna verso casa. Per una cosa simile, conosco donne che farebbero saltare in aria l’auto del marito.
Noi, invece…
“Tu non hai fame, vero?”
“No, non ho fame. E poi avevi invitato Angelo già ieri: sono contenta che si sia liberato prima!”
“Infatti. Sicura che non ti spiace di non uscire?”
“Sicura. Ci tengo più agli amici che alle uscite!”
In meno di mezz’ora, il panorama è il seguente: io indosso una felpa oversize, rubata al gaglioffo, abbinata a un paio di jeans vetusti; di tacchi e calze velate non c’è più traccia alcuna, mentre mio marito e il nostro amico stazionano davanti a 42 pollici di motori scatenati.
Dopo una frittata e due crostini, consumati in cucina, mi aggiungo anch’io; verso le dieci, arriva Antonella, accompagnata da due chili di gelato. Che donna, ragazzi! 
E che Gran Premio, detto per inciso… Fa un certo effetto, vederlo direttamente dalla macchina di Alonso. 
Insomma: una serata diversamente emozionante. 

venerdì 7 giugno 2013

Lavori forzati e lettere d'amore



Il processo di ravvedimento del gaglioffo continua con discreto successo: il giovane sta molto attento a come parla e si muove;  cucina, stende e raccoglie bucato meglio di una massaia provetta. O quasi.
E’ stato inoltre arruolato per il consueto lavoro di giardinaggio: un lavoro che, al contrario dell’anno scorso, gli sarà retribuito con danaro sonante. Considerato che non sarà né bocciato né rimandato, non deve finanziare le spese scolastiche dell’anno prossimo.
I suoi primi 5 €, letteralmente nuovi di zecca, lo hanno entusiasmato: “Vedi? Questi soldi sono simbolici: il nuovo Matteo viene pagato con i nuovi 5 €!”
Per guadagnarseli ha rimediato un bel mal di testa, ma dice che va bene così. Tanto, di coprirsi la zucca non se ne parla, nemmeno se c’è un sole che spacca le pietre.
Quanto al resto della ciurma, tutto procede al meglio: che tutto funzioni mi sembra un sogno impossibile. Sto sempre all’erta, pronta a cercare di parare eventuali colpi della malasorte. Dati i miei precedenti, non mi fido troppo…
Il marito, invece, stamattina me ne ha confessata una delle sue.
Ieri pomeriggio decide di mandarmi un messaggio d’amore; prende WhatsApp e digita: “Come stai, mozzarella bianca?”
Evitiamo di commentare su quello che intende costui per messaggio d’amore, per pietà.
Comunque sia, dopo un attimo di pausa gli arriva una risposta interlocutoria: “Ma… non mi hai mai chiamato così!”
Vero.
Il messaggio è stato infatti inoltrato a Davide B., nostro carissimo amico e prossimo compagno di vacanze. Un amico fidato come pochi, ma non certo al punto da voler diventare il fiordilatte di Jurassico!




mercoledì 5 giugno 2013

On strike!

A questo punto, il giovanotto tenta subito una sterzata di emergenza: “Nononono! Io non intendevo… Non mi ricordo nemmeno di averti detto una cosa del genere! Sarò stato ancora mezzo addormentato!”
“Guarda che me lo hai detto stamattina, ed eri ben sveglio!”
“ Io, lasciare fuori di casa mia madre? Ma stiamo scherzando? Non lo farei mai!”
“Falla finita immediatamente. Lo hai fatto eccome: non fosse stato per il papà, davvero avrei passato la notte all’addiaccio.  Ergo, visto che ti senti tanto figo e importante, da oggi sappi che, ogniqualvolta ci sarà qualcosa da fare per te, io sarò dove mi hai mandata: seduta sul water!”
“…”
L'agitazione è dunque in corso: ieri il nostro è rientrato da scuola all’una e mezzo, senza trovare nemmeno un piatto sulla tavola.
“Ahem… Posso scongelare il ragout fatto da te o sono obbligato a farmi un sugo io…?”
“Scongelati il ragout, se vuoi. L’importante è che mi lasci la cucina in perfetto ordine! Ah, vedi che poi ci sono i tuoi panni asciutti da ritirare e quelli bagnati da stendere. Vuoi che t’insegni a stirare le T-shirt?”
“Grazie, basta una scossa e stenderle bene. Poi le piego a mano.”
Pranza quasi alle due, raccontandomi tutto allegro le ultime novità scolastiche, poi sparisce in lavanderia.
Dopo qualche minuto, eccolo arrivare piegato a 45°, declamando: “Magliette, felpeee… Vu’ cumprà una felpa? Interessa maglietta, bella signora?”
“Ma va’ via va’, sparisci!”
“Ihihih!”
Niente da fare. A quello il buonumore non glielo levano nemmeno i lavori forzati!
Però, da ieri, mi cede il passo alla porta, saluta educatamente quando arriva e se ne va e più in generale non si comporta come fosse il re del mondo. Anzi.
Mi sa che la cura sta già iniziando a fare effetto!


martedì 4 giugno 2013

Da oggi sciopero



Il gaglioffo ha bisogno di una registrata.
Vittima della tipica sindrome da eccesso di sicurezza in se stessi che affligge quasi tutti i maschi – adolescenti e non – è  circondato da troppe donne adoranti. Le sue compagne di scuola ne hanno fatto una specie di idolo, la nonna se lo coccola, esilarata dalle sue battute, la mamma – ahimè – è sempre presente, finendo con il soddisfare ogni sua necessità. Pessima cosa.
Approfittando dell’eccesso di disponibilità delle compagne, il nostro si fa servire come un re: dai dolcetti regalati a merenda all’astuccio raccolto da terra, lo stanno abituando ad avere uno stuolo di femmine letteralmente ai suoi piedi.
L’unica cosa che gli impedisce di diventare un insopportabile vanaglorioso è la robusta dose di autoironia che, a quanto pare, gli devo aver  passato con il latte.
Ciononostante, qualche volta il giovanotto esagera anche con me: pronta a rintuzzare i suoi atteggiamenti da principe regnante e spietata nel demolirlo a suon di battute, sono sempre riuscita a tenere a bada il suo Io. Fino a sabato.
Venerdì sera, rientrando alle due di notte da una cena a casa di amici, mi rendo conto di aver scordato le chiavi. Sperando di evitare di risvegliare l’intera famiglia col campanello, tento con i cellulari: l’unico acceso è quello del gaglioffo. Il quale, tuttavia, non mi risponde. Provo un paio di volte, senza esito, e mi rassegno a telefonare a casa: in camera nostra c’è un telefono, ergo mio marito lo sentirà.
La cosa mi scoccia molto: svegliare Jurassico è come disturbare un plantigrado dal letargo. S’innervosisce molto e fatica oltremodo a riaddormentarsi.
Il marito viene destato dallo squillo, bofonchia una mezza protesta per l’ora in cui mi presento a casa, mi apre e – per fortuna – ripiomba nel sonno appena riguadagnato il talamo.
Mi è andata bene…  rifletto, infilandomi a mia volta sotto le coperte e abbandonandomi tra le braccia di Morfeo.
Poche ore dopo, l’episodio ha uno strascico: a colazione il rampollo mi affronta, rampognandomi per aver lo svegliato e dichiarando che, fosse stato per lui, avrei passato la notte fuori dalla porta. A quell’ora del mattino lui non è in grado di svolgere alcuna attività volontaria: ergo, mi ha mandata a c@@@re. Sic.
Ci resto di sale (non erano i genitori a parlare così ai figli, una volta…? Possibile che io sia sempre dalla parete sbagliata della barricata?!), tuttavia al momento non reagisco: mi limito a fargli osservare che lui le chiavi se le dimentica spessissimo e, quando le ha, spesso non le usa.
Mi obbietta che lui non rientra alle tre di notte e chiude lì la faccenda, andando a scuola.
Dopo un po’, il resto della famiglia riprende vita: i figli si dispiacciono per non aver avuto il telefono acceso, mentre il marito mi sfotte per l’ennesimo casino causato dalla mia distrazione.
Li informo, neutra, circa il comportamento del gaglioffo: e provoco un’eruzione vulcanica. Tra figli e marito, non so chi sia il più arrabbiato: lasciare la mamma fuori di casa??? Ma stiamo scherzando?!
All’ora di pranzo, la sottoscritta se ne va bel bella a far la spesa: viceversa, i maschi di famiglia fanno clan, facendo nero il colpevole.
Quando torno, lo trovo ammutolito: non si aspettava una reazione del genere.
Ora tocca a me: con calma, gli comunico quanto segue.
Considerato che l’unica volta che gli ho chiesto di prendersi un minimo di disturbo per me mi ha mandato omissis, per la prossima settimana dovrà dimenticarsi di avere una madre. Stendere, stirare, prepararsi da mangiare e rassettare la cucina saranno cosa sua: scuola o non scuola, la sottoscritta è in sciopero. Il che significa anche niente dolci, focacce, pizze e manicaretti vari. Anzi: all’ora di pranzo non mi troverà nemmeno a casa: il che lo farà riflettere su quanto fortunato sia in condizioni normali e lo spingerà ad avere un po’ più di rispetto per me in particolare, e per le donne in generale.
La disponibilità non è stupidità, che diamine: è ora che inizino a capirlo fin da giovani.
E certe stupidaggini non sono simpatiche goliardate: possono avere anche conseguenze gravi. Non mi pare il caso di far domire la gente in macchina, di questi tempi: specialmente una donna. Sarebbe stato utile pensarci, invece di concentrarsi solo sul proprio ombelico.
A questo punto, il giovanotto...

(il seguito alla prossima puntata)