mercoledì 29 maggio 2013

Ultimi giorni di scuola



“Mamma, te lo ricordi l’amico che ho preparato in Diritto?”
“E chi se lo dimentica? Vederti nei panni dell’insegnante è l’ultima fantasia che mi sarebbe mai venuta in mente, un anno fa…”
“Eheheheh… Come cambiano le cose, vero? Gli ho passato tutti i tuoi suggerimenti e l’ho interrogato per due ore!”
“Ho presente. Udirti discettare su precisione, completezza e utilizzo della terminologia corretta è stata un’esperienza estrema.”
“Anche la mia tecnica per abituarlo alla concentrazione è stata utile…”
“Su quella continuo a nutrire delle riserve. Costringere uno a studiare mentre tu ti fai una partita di Starcraft mi sembra una forma di tortura psicologica.”
“In effetti me l’ha detto anche lui che sono uno s@@@@o. Però ieri l’ha interrogato e ha preso la sufficienza piena! Guarda che viaggiava tra il quattro e il cinque…”
“Bene! Che ha detto il tuo amico?”
“Era strafelice. Ha evitato che gliela dessero a settembre.  Tutti in classe non credevano ai loro occhi: una mia amica mi ha chiesto se preparo anche lei…”
“Roba da matti. Non ti riconosco più, figlio!”
Ghigno mefistofelico. Il vigliacco sa quanto mi ha fatto soffrire, in tutti questi anni.
In quel mentre transita la Miss, zaino in spalla, espressione depressa: “Vado a studiare dalla zia, così mi isolo dal mondo. Ieri ho trascorso il pomeriggio con Garibaldi; oggi mi attende un rapporto intimo con Euripide!”
Il gaglioffo, pronto: “Io, invece, farò una cosa a tre con i promessi sposi!”
Li stanno ammazzando, in queste ultime settimane: compiti e interrogazioni ogni singolo giorno. Meno male che almeno il morale tiene…

giovedì 23 maggio 2013

Fine maggio: tempo di bilanci



L’anno scolastico volge al termine. Come tutti gli anni, vado al computo profitti e perdite: e per una volta, non mi debbo strappare fino all'ultimo capello dalla testa.
Devo dirlo: le belve mi stanno dando un sacco di soddisfazioni.
Il maggiore è in procinto di andarsene;  lo vedo sereno, soddisfatto del suo lavoro, pronto per affrontare la vita nel modo giusto. E’ bello quando un figlio esce di casa così.
Il filosofo sta raccogliendo i frutti di tanto, duro lavoro: un esame dopo l’altro, è a un passo dalla laurea magistrale. Dotato di una determinazione incrollabile, quel ragazzo arriverà dove vuole.
La Miss è davvero cresciuta: sta diventando una giovane donna matura e consapevole, in gamba e risoluta. Sono molto orgogliosa di lei.
Il gaglioffo, poi, è la sorpresa dell’anno: ormai manca poco alla fine della scuola, e il bilancio è pienamente positivo. Il ragazzo va bene, è entusiasta della scuola scelta, ha imparato a comportarsi ed è diventato completamente autonomo. Un anno fa tutto questo sembrava un traguardo irraggiungibile.
Come cambiano le cose, in poco tempo…
Per una volta, registriamo un cambiamento in positivo. Confesso di averne avuto un gran bisogno: mi avevano portato proprio alla frutta, quei quattro.  
Travolta da un devastante  senso di inutilità, li osservavo incagliati, demotivati, li vedevo perdere la grinta, la voglia di reagire, addirittura la speranza.  
Li vedevo chi fermo, chi impuntato, chi impaurito, chi ossessionato: cercavo di aiutarli, ma non trovavo il bandolo della matassa.
E’ orribile quando li scopri corrosi dalla ruggine dell’immaturità, danneggiati dall’insidia della sicumera e poi paralizzati dall’insicurezza.
Hanno bisogno di aiuto ma non vogliono fartelo sapere, sono in difficoltà ma lo tengono nascosto, non chiedono aiuto anche se ne avrebbero bisogno.
Fingono che tutto vada bene: fingono con se stessi e fingono con gli altri. Per poi finire stritolati dagli eventi.  
Quante volte sono stata assalita dai sensi di colpa, per non essere intervenuta prima, durante o dopo una mezza catastrofe.
Solo adesso l’ho capito: le catastrofi le possono evitare, ove possibile, solo i diretti interessati. Tu, al massimo, puoi fungere da spalla.
Quante volte avrei voluto avere più tempo per loro, schiacciata com’ero da mille impegni tra lavoro e famiglia. Ogni problema mi sembrava causato da una mia assenza o dalla mia insufficiente presenza.
Non era vero: i figli sono dei maestri nell’infilarsi tra le maglie della nostra attenzione. Se ti vogliono far fesso, ci riescono: peccato che imbroglino solo se stessi.  Un concetto che capiscono sempre troppo tardi.
E quando mi sono liberata dalla morsa del lavoro? Credete sia finita? Magari!
Quante volte mi sono pentita di aver dedicato troppo tempo solo a loro, rendendoli  il centro della mia esistenza.
Se un figlio è pigro, inefficiente, lavativo o strafottente, sei sempre tu la responsabile: troppo presente, assillante, lo soffochi e non lo autonomizzi. Mettendolo al centro delle tue attenzioni, ne alimenti egoismo ed egocentrismo.
Tutto sbagliato anche così.
Ci ho messo anni,  ma finalmente l’ho capito.
Non è sempre tutta colpa mia.
Si sbaglia di continuo, è vero; però sono pochi gli sbagli irrimediabili.
I figli sono soggetti in grado di autodeterminarsi, e lo fanno: tu li puoi consigliare, guidare, aiutare. Ma non puoi sostituire la tua volontà alla loro. Le loro responsabilità non sono tue: inutile colpevolizzarsi.  
Quando reggi il timone della tua famiglia, sei costretta a eseguire innumerevoli aggiustamenti. A tenere la barra sempre fissa rischi di smarrire la rotta. L’unico modo di non finire tra gli scogli, in più,  è verificare spesso la tua posizione.
Se non ti stanchi, se non ti abbatti, se la pianti di fustigarti e vivi serena (per quanto possibile, ovvio), la porti in porto la tua barca, godendoti finalmente ti un po’ di meritato riposo.
Fino al prossimo viaggio: con i figli non è mai finita.  Quegli infingardi ci concedono al massimo qualche breve, piccola vacanza. Però quando succede, vale la pena di godersela fino in fondo.

lunedì 20 maggio 2013

Lo sapevano tutti, tranne io



Nessuno sfugge a questa amara realtà. Nemmeno io, a quanto pare.
I fatti: venerdì girovagavo senza meta per la casa, persa in una conversazione telefonica con un’amica che non sentivo da ere geologiche. Durante uno di questi giri viziosi, giungo sino alla tana dell’orso – alias: lo studio di Jurassico – dove uno spettacolo inconsueto attira il mio sguardo. Tra porta e poltrona, noto sul pavimento qualcosa che sembra segatura; che il folle si sia anche dedicato alla falegnameria di contrabbando? Conoscendolo, la cosa non è improbabile. Così come non sarebbe improbabile che, dopo aver realizzato un’opera di bricolage da manuale, l’infingardo avesse lasciato alle sue spalle morte e distruzione. Cose viste più volte, a Casa per Caso.
Mi avvicino per capire la natura del corpo estraneo, e l’orrore mi travolge: sono centinaia di uova di formica! Un’invasione in piena regola. Unica, magra consolazione, il fatto che ancora non si siano dischiuse: diversamente, starei qui a relazionare su un'autentica piaga biblica.
Presa da furia sterminatrice, scarico un metro quadro di polvere insetticida, inviando nel contempo una sequela di fantasiose maledizioni all’amato consorte, il quale m’impedisce di mettere le mani nel suo studio e bonificarlo come dico io.
Dopo l’aspersione, invio al nostro il seguente messaggio: Noto con piacere che hai messo su un simpatico allevamento di formiche, nel tuo studio…
Nessuna reazione.
Spietata, gl’invio anche il reportage fotografico realizzato in loco.
Silenzio. Posso sentirlo bofonchiare anche da qui, comunque. Conosco il mio pollo.
Tua figlia è indignata, Matti sconvolto. Entrambi stanno berciando:  "E meno male che questo è anche un medico! Che schifo!!!”
A questo risponde:  Troppa acqua anche per le formiche!
Poi, sparisce di nuovo.
Al suo rientro, mi saluta garrulo: “Ciao, splendida!”
In realtà, sembro maga Magò, in tenuta da grandi pulizie, il capello sconvolto e la faccia truce.
“Piantala. Vedi di sgombrare quello studio, dandomi la possibilità di pulirlo a fondo,  altrimenti uso il sistema dello zio Carlo: dò fuoco al formicaio!”
“Ah, dunque quelle erano uova? Ogni tanto ne trovavo qualcuna, ma mai tante così…”
Dunque l’infame lo sapeva. Sapeva di essere oggetto di un attacco nemico, ma ben si è guardato dall’informarmi della cosa. Forse temeva di scatenare la puliziotta che si cela in me.
“Già. Siamo arrivati all’invasione degli ultracorpi: la mia vita è diventata un film horror. Comunque sia, sappi che tua figlia fa riferimento a te come “tuo marito”. Mi ha comunicato che sino a che non sistemerai lo studio, non sarai più il suo papà!”
“Allora la cosa è proprio grave… Provvederò quanto prima!”
“Certo che è grave!” interloquisce la Miss: “Ma hai idea di quello che faccio io, se mi trovo la camera invasa dalle formiche per colpa tua?! Faccio un infarto!”
La ragazza nutre un’avversione quasi patologica per gli insetti. La faccenda l’ha scossa nel profondo.
L’ultimo atto di questa tragicommedia si è consumato stamattina. All’arrivo della colf, l’ho informata dell’accaduto.
“Formiche? Uova di formica? Davvero? Io le trovavo spesso lì, dietro la porta: non capivo cosa fossero, ma ci passavo l’aspirapolvere…”
Insomma, lo sapeva anche lei. L’unica tenuta all’oscuro di tutto ero dunque io.  
E' proprio vero: la moglie è sempre l'ultima a sapere!


lunedì 13 maggio 2013

Finalmente un po' di sole



Allo spuntare del primo raggio di sole, Jurassico & Mpc si catapultano fuori dalla Stamberga, intenzionati a sfruttare ogni minuto di bel tempo disponibile.
Programma della giornata: sessanta km in bici, pranzo frugale, un paio d’ore di riposo, quindi lavaggio finestre della veranda (collocate a cinque metri d’altezza, le laviamo una volta ogni tre anni…) e shampoo completo al camper.
Realizzazione del programma: ventidue chilometri percorsi, ma a piedi. Un insidioso venticello di sottofondo dissuade i due dall’affrontare su due ruote la Pedemontana, optando per una soluzione più soft. Considerato che le bici sono rinchiuse da otto mesi, una scelta più sicura anche per le nostre ormai datate giunture.
Ecco dunque la coppia felice sgambettare sulla via degli Ezzelini, in un’esplosione di natura in pieno rigoglio. Gli occhi pieni di sole, lo stormire delle foglie, il fiume che sussurra tranquillo… e centinaia di ciclisti della domenica che infestano l’intero percorso, lanciatissimi sulle loro mountain bike. I numerosi pedoni, sollecitati da grida (Attenzione! Via, via via!!!!), sobbalzano, appiattendosi su ciglio del viottolo, sperando che gli indemoniati non perdano aderenza sul ghiaino, rovinandogli addosso. 
Due ore di thrilling, cui per fortuna seguiranno altre due ore più tranquille: con l’avanzare della giornata, lo sciame di locuste si dirada, lasciando spazio a quelli come noi, desiderosi soltanto di godersi il silenzio, in contemplazione.
Dopo quattro ore di scavallata, due spaghetti sono d’obbligo.
Nel frattempo, la Stamberga subisce la consueta invasione degli ultracorpi: sulla soglia, una fila si scarpe testimonia che il solito gruppo di ribaldi ha raggiunto il gaglioffo.
Chiusi in cucina di sopra, giocano a Dungeons and Dragons, imbottendosi di ogni tipo di abominio alimentare. Sono stati diffidati dal portare l’inquinamento acustico al livello di guardia, ma controllare davvero le emissioni di sei sedicenni è come pretendere di imbrigliare il vento. I due fratelli maggiori, dunque, si rifugiano in cuffia; la sorella scappa a studiare dalla zia, a due km di distanza, noi troviamo scampo in camper. Qui (colpa anche della bottiglia di prosecco che ci siamo concessi…) cadiamo in catalessi per qualche ora; al risveglio, completamente privi di forze, scopriamo che il cielo si è oscurato e minaccia acqua un’altra volta. I nostri bellicosi intenti laverecci sono accantonati all’istante e ci andiamo a guardare un bel film su Sky. Le pulizie possono attendere.
Stamettina, Jurassico mi abbraccia, salutandomi prima di andare al lavoro.
“Tesoro, ieri non abbiamo realizzato nessuno dei nostri progetti…” dico io, sentendomi un po’ in colpa.
Lui mi guarda tenero e mi risponde: “Le cose importanti le abbiamo fatte, e siamo stati un po’ assieme. E’ quello che conta! Casa e camper li sistemeremo un’altra volta…”
Mi stampa un bacio e se ne va. Che, dopo una domenica così, mi dispiace un po’ più del solito lasciarlo andare via, per tutte quelle ore…
Basta. Bando ai romanticismi; la discarica mi aspetta!