martedì 2 aprile 2013

Quando si vive per gli altri



Sì, è vero: sono molto presa. Travolta da mille incombenze, sto investendo tempo ed energie oggi, per poter godere, domani, di spazi dedicati solo a me stessa.
Scrivere, leggere, mantenere i contatti con le altre persone: sono tutte attività che richiedono tempo e, soprattutto, un minimo di serenità. Sedersi alla scrivania o prendere in mano il telefono con l’assillo del tempo contato non aiuta le creatività, né favorisce i contatti umani.
Preso atto della situazione, ho deciso di non nuotare controcorrente, ma di seguire il flusso degli eventi, incidendo su di essi quanto basta per modificarne le conseguenze su di me a medio e lungo termine.
E’ la mia ricetta per ogni possibile intoppo o difficoltà, e devo dire che sinora ha sempre funzionato.
La mia è la storia di tutte noi: il nostro tempo e le nostre forze finiscono sempre devolute alle esigenze altrui, mentre le nostre sono – momentaneamente? – accantonate, in attesa di tempi migliori.
Che lavoriamo o no, la storia è comunque sempre la stessa: la famiglia pesa tutta sulle spalle della donna. Che siano genitori anziani o familiari bisognosi di aiuto, figli da piccoli o adolescenti problematici, passando  per la fase di giovani incerti per finire come adulti oberati, a levare le castagne dal fuoco a tutti siamo sempre noi. Le donne.
L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro, recita la Costituzione. Sul lavoro delle donne, preciserei io.
Mia figlia diciottenne qualche giorno fa mia ha sorpreso. Rivolta a padre e fratelli, ha dichiarato: “Ma voi avete un’idea di quante cose fa la mamma? Se non ci fosse il pennuto io mi sparerei!”
Almeno, posso dire che a Casa per Caso sono tutti consapevoli di quanto io mi dia da fare per loro. Il rispetto di cui sono circondata, la disponibilità a venirmi incontro quando chiedo aiuto, la sollecitudine dei miei figli e di mio marito mi ripagano di tutta la fatica fatta negli ultimi diciotto anni. La consapevolezza che, qualsiasi siano le mie decisioni rispetto all’organizzazione della mia esistenza, sarò sempre e comunque appoggiata fa il resto.
Però fuori di dalle quattro mura della Stamberga non è la stessa cosa.
Quale che sia la scelta di vita fatta da una donna (Mpc inclusa, sia chiaro…), essa sarà sempre criticata. I problemi, le difficoltà, i guai saranno sempre attribuiti a lei, a ciò che fa e, soprattutto, a quello che non riesce a fare.
Lavori? Sciagurata, tu trascuri la famiglia.
Non lavori? Sciagurata, sei un parassita della società. E poi diventi nevrotica, sei frustrata e rompi gli zebedei al mondo.
Metti la famiglia sempre al primo posto? Sei inaffidabile per i colleghi, un peso per chi ti da lavoro, un pericolo per la collettività.
Le tue responsabilità sul lavoro vengono prima di tutto? Sei una figlia ingrata, una sorella inaffidabile, una madre degenere e una moglie assente. Prossimamente su questi schermi, anche una nonna manchevole, considerato che qui ci faranno lavorare sino a che ad avere i capelli bianchi saranno i nostri nipoti.
E se la sottoscritta non sta passando un periodo fulgido, le sue amiche non stanno certo meglio.
Vedo madri in conflitto con se stesse perché, rimaste senza lavoro o in procinto di rimanerlo, sono costrette a rifiutare la maggior parte delle possibilità che si offrono loro per non abbandonare i loro bambini. Vedo donne stracariche di lavoro, costrette a usare i pochi momenti liberi a loro disposizione per assistere anziani e gestire casa e famiglia.
Donne che si annullano per coloro che amano, finendo con il diventare come trasparenti. Per tutti.
Donne dedite, affettuose, tenere, prese a pesci in facci da familiari indifferenti, convinti che tutto sia loro dovuto. Gente che non concede a queste malcapitate nemmeno il conforto di un gesto affettuoso, un minimo di riconoscimento, un grazie. Manco biascicato fra i denti.
Sono tempi di crisi, si risparmia su tutto: lo sappiamo e ci adattiamo alle contingenze.
Ma un po’ di considerazione e di collaborazione in più, in momenti nei quali le spalle femminili sono gravate da un peso divenuto ormai quasi insostenibile, sarebbero opportuni. Ci pensino i compagni, ma anche i figli (e le figlie! Che a volte sono più insensibili verso le loro mamme dei loro fratelli), i parenti, tutti quelli che pretendono qualcosa dalle donne che li circondano. Se smettiamo di funzionare noi, la società grippa. Non ci spremete troppo, oppure pagherete voi per primi.