lunedì 25 marzo 2013

Non mi succede nulla di interessante



Anche se sono sempre di corsa. Alla mia vita sta capitando quello che succede alla mia casa: ho un periodo di disordine, preludio di un miglioramento deciso su tutti i fronti. In più ci si mette anche il tempo: con questo clima, mi sembra di vivere a Francoforte.Il che si ripercuote negativamente sul mio umore.
Non ho voglia di scrivere – si è visto…   e non ho tempo di leggere. Mi auguro che questo momento di frenesia si concluda a breve, per ritrovare un po’ le mie vecchie, sane abitudini. Blog e forum inclusi. Mi manca, la mia vita virtuale!

lunedì 18 marzo 2013

Nidiacei



Non so come siamo sopravvissuti alla bonifica della stanza di mio figlio maggiore, sia io che lui. Io ho rischiato di morire intossicata, lui invece ammazzato. Da me.
Dirò solo che, al suo rientro da una trasferta di quattro giorni, durante i quali io mi sono immersa in un bagno di sangue, il suo commento è stato un lamentoso: “Non sento più odore di nido…”
Brandivo una scopa e poco c’è mancato che la usassi come corpo contundente ai suoi danni. Suino impenitente.
Mi sono limitata, viceversa, a chiosare con un gelido: “Appunto. Come vedi, è giunta l’ora di spiccare il volo.”
Dato che, nel frattempo, il nostro ha apposto la fatidica firma per entrare in possesso del suo appartamento, la cosa non è più classificabile come speranza, ma è un – meraviglioso, aggiungerei – dato di fatto. Concetto che gli è stato squadernato senza mezzi termini dalla sottoscritta: a tutte le mamme del mondo sale la lacrima, quando i pulcinotti abbandonano il loro tetto. Dopo quattro giorni trascorsi in una nuvola di polvere, a strofinare impregnante sul parquet, io quando questo se ne va organizzo una festa. E mi ubriaco pure, garantisco.
Va da sé che, considerate le condizioni miserande in cui ‘sto zingaro aveva ridotto la sua camera da letto, l’ho costretto a un corso di addestramento forzato per la pulizia e la manutenzione della casa: altrimenti, rischia che i nuovi vicini gli lancino una granata sul terrazzo, per liberarsi di lui. Io non l’ho fatto, ma solo perché ho letto il contratto e sono certa che tra poco smamma.
Dopo la fase mamma aiutami a scegliere casa, ora siamo dunque passati a quella successiva:  mamma come mi arredo casa?
Ecco dunque Mpc impegnata a eseguire una cernita tra fornitori, proposte, materiali e colori; poi glieli sottopongo, lui li stravolge, e io provvedo a contattare i mobilieri.
La faccenda non si prospetta né facile, né rapida: senza contare che mi assorbe più di un bidone aspiratutto.
Nel frattempo, la vita a Casa per Caso scorre tranquilla, o quasi. Stamattina, giusto per movimentare un po’ la mia noiosa esistenza, il filosofo è uscito di casa – sotto una pioggia torrenziale - per andare in facoltà. Tre minuti dopo, l’ho sentito rientrare imprecando: una Punto indemoniata aveva guadato a gran velocità una pozza grande quanto un lago, inzuppando il mio povero ragazzo dalla testa ai piedi.
Ancora in vestaglia, impegnata nel mio consueto tour a caccia di bucato da lavare, sono saltata nei primi panni che mi son trovata sottomano, ho inforcato gli occhiali sulla faccia ancora livida e struccata, infilato un paio di mocassini estivi e ho estratto lo squalo in tutta fretta. Mentre portavo il mio figliolo in stazione, pregavo: “Gesù, fai che non faccia un incidente. Se scendo in quest’arnese, mi arrestano per vagabondaggio e furto d’auto…”
Per fortuna, è andato tutto bene: il treno è arrivato in ritardo, così Andrea non l’ha perso, e io sono potuta tornare a casa alla chetichella.
Tra un imprevisto e l’altro, mi sono anche scordata di andare al colloquio con la prof d’inglese di Matteo. Io con l’iPhone non ci vado d’accordo: non è abbastanza imperioso, nel ricordarmi gli appuntamenti… Chi lo sente, oggi, il gaglioffo? Ha anche preso otto e mezzo nell’ultima verifica e io mi dimentico di andare a raccogliere i dovuti allori!
Questa jungla mi distrugge...

lunedì 11 marzo 2013

Rifiuti & compleanni



Persino Jurassico è rimasto impressionato. Ieri pomeriggio siamo tornati a casa e abbiamo trovato una collina di detriti in mezzo all’ingresso: i ragazzi avevano vuotato l’armadio.
“Mamma, non sappiamo come destreggiarci in mezzo a ‘sta roba…" hanno dichiarato, passando a me la patata bollente dello smaltimento intelligente. 
Chissà perché, quando è richiesto l'uso del cervello per motivi prosaici, i miei familiari non riescono ad accenderlo. Ne riservano l'utilizzo per ben più noblili scopi, evidentemente. 
Supermamma, vista la mala parata,  si è messa lestamente al lavoro.
Risultato: cinque sacchi di vestiti da regalare ai poveri; due di secco non riciclabile inumati nell’apposito contenitore, già pieno un giorno dopo averlo fatto vuotare. Quattro sacchi di plastica riciclabile, il bagagliaio della SW zeppo di carta, il sedile accanto al guidatore ingombro di stampanti e simili. Il tutto esattamente sei ore dopo aver scaricato la macchina in discarica, carica almeno tanto quanto. A tale proposito, l’amato consorte quasi quasi s’ingelosisce, nel constatare l’entusiastica accoglienza riservatomi dal personale dell’ecocentro.
Ho salvato alcuni libri, regalandoli alla bimba dei miei amici, idem dicasi per una mezza dozzina di pupazzi di peluches, mentre una ventina di romanzi per ragazzi saranno consegnati alla locale biblioteca.
Finito di razzolare in mezzo ai rifiuti, ho allestito una cena di fortuna e abbiamo festeggiato il compleanno del nostro informatico assieme ai soliti noti, chiamati all’ultimo secondo per due spaghetti, un panino col salame e una fantastica torta con le mele, gentile dono della nonna Iside.
Piacevole conclusione di una giornata che poteva andare assai peggio: c’è sempre qualcuno (tra i parenti) che non sa individuare i limiti entro i quali contenersi. Il che non manca di precipitare me in crisi: difendere i miei spazi a volte mi sembra una lotta impari... 
Meno male che Jurassico, viceversa, sa sempre come rimettere le cose a posto senza litigare con nessuno, salvaguardando la serenità della sua famiglia. Avercene, di mariti così: un paio di amiche mi hanno già chiesto un campione del suo DNA. Pare che lo vogliano clonare.  


venerdì 8 marzo 2013

Atmosfere dantesche



Non c’è nulla da fare. La mia famiglia ed io abbiamo due concetti diversi di come va sfruttato lo spazio.
Secondo i maschi di Casa per Caso, nessuno escluso, cassetti, armadi, ripiani e scaffali servono a raccogliere rifiuti, scatole vuote, ciarpame di ogni genere, il tutto mischiato con oggetti di vitale importanza. Che anche volendo fare da sola, una non può entrare e creare un simpatico effetto napalm: perché assieme al TIR di roba da buttare, di certo eliminerebbe anche qualcosa di fondamentale per la sopravvivenza di qualcuno.
I cassetti sono stracolmi di quaderni, appunti e libri risalenti ai tempi del liceo, mentre la libreria sembra un quadro astratto, per come e di cosa è stata riempita.
Quanto all’armadio, è infestato da imballaggi di materiale hardware smaltito già da anni.
Siamo così arrivati ad avere una camera (quella dell’informatico) nella quale il bucato pulito è conservato in una cassa di plastica, posizionata ai piedi del letto, insidiata da cumuli di polvere provenienti da sotto la rete del materasso.  Dal termosifone occhieggiano numerosi calzini, incastrati tra gli elementi; i suddetti calzini quasi mai sono in coppia: il che spiega come mai in guardaroba ci sia un sacco  pieno zeppo di calzini single. Meno male che in casa nuova quel selvaggio avrà il riscaldamento a pavimento: forse sarà la volta che imparerà il corretto utilizzo della cesta della biancheria sporca.
Comunque sia, le mie attività di risistemazione casa prevedono un’urgente necessità di spazi alternativi, dove riporre libri, cancelleria, abiti e coperte fuori stagione, che attualmente si trovano compressi nei minimi spazi riservati solo alla sottoscritta.
Complice l’imminente trasloco, e un piccolo lavoro di falegnameria a carico dell’armadio nella camera degli orrori, ho obbligato i ragazzi a iniziare un’opera di smaltimento rifiuti. E’ già la seconda volta in una settimana che riempio la Station fino all’orlo di carta, cartone e reperti di archeologia informatica. Ormai gli operatori dell’ecocentro mi salutano come una vecchia amica, mentre dai meandri della camera spuntano oggetti scomparsi da anni.
Qualche sera fa, sento un grido di protesta giungere dalla camera della Miss: “Aiuto! Mi portano in camera tutta la loro roba!”
“Eddai, esagerata! Tutta la roba! Ti ha portato perfino un rosario…”
“Già, un rosario! Cosa me ne doverei fare io di un rosario? Non so nemmeno come funziona!”
Vestito come un monaco, con un accappatoio rosso di tre misure troppo grande e il cappuccio calcato sulla zucca, sale le scale il gaglioffo. Ha appena fatto una doccia.
“Cosaaaa?” tuona “Non sai come funziona il rosario?! Eretica!!! Brucerai nel sesto cerchio!”
Pare uscito dritto diritto da un film sulla Santa Inquisizione.
Il pazzo si sta leggendo l’Inferno di Dante. Credo che l’impulso in tale direzione gli sia stato dato da un videogioco: a dimostrare che non tutti i videogames vengono per nuocere…
Nel frattempo, io cerco di sopravvivere al mio piccolo inferno personale. Al momento, persino il purgatorio della normale amministrazione della Stamberga mi apparirebbe come un netto miglioramento.
Vado. Il casino mi attende.
  

giovedì 7 marzo 2013

Gioia quasi perfetta


Andrea che chiude molto bene il trimestre di esami, e Matti che mi torna a casa con due sette in matematica. Anzi, un sette e un sette più. Un autentico miracolo!
Ci sono momenti nei quali, anche se la tua vita è un delirio (sto rivoluzionando casa da cima a fondo, perché la colf è dimissionaria e penso di organizzarmi per far le cose da me…) non potresti essere più felice di così.
Coperta di polvere, ragnatele e circondata da oggetti da buttare, in costante andirivieni dalla discarica, sono felice come una pasqua. I miei due bellissimi e bravi ragazzi stanno dando un senso a tutto questo.

martedì 5 marzo 2013

La verità mi fa male


Una coppia di amici ci viene a trovare, assieme ai loro due bimbi: un tellurico quanto simpatico maschietto di cinque anni e la graziosa sorellina di diciotto mesi.
In meno di mezz’ora, Casa per Caso assume l’aspetto che per anni ha avuto ventiquattr’ore su ventiquattro: un tappeto di giochi copre il tappeto del salotto, una cassa di Lego ingombra il passo, soldati, mostri e animali orribili sciamano per ogni dove, mentre i due minori bisticciano per proprietà e utilizzo delle numerose risorse a disposizione.
Tutto regolare, insomma.
Con l’occhio tremulo, osservo la scena, rilanciata indietro di tre lustri, ai tempi nei quali erano le belve a impazzare nel salotto. Solo che, se la mente torna ai miei verdi anni, la mia spoglia mortale rimane ancorata alla sua attuale condizione, sotto l’occhio impietoso della gioventù d’importazione. Seduta in braccio al papà, la piccina mi osserva fissamente, con la fronte aggrondata e un’espressione vagamente incerta. Dopo un breve periodo di meditazione, mi dedica un sorriso spalancato ed esclama: “Nonna!!!”, provocando un coccolone a suo padre, il quale inizia ad arrampicarsi su ogni possibile specchio per farmi credere che la bambina chiama tutti nonno oppure nonna.
Come controprova, cerca di dimostrarmi che tale appellativo non risparmia nemmeno il fratellino: “Costanzaaaaa, chi è quello…?” le domanda, indicandolo.
Ignara di tutto, sopraggiunge la mamma, che rincara la dose: “Chi è quello? Il t…”
“TATO!!!” è la corretta risposta della bambina, risposta che precipita il padre nella disperazione.
“Nooooo! Me l’hai messa fuori strada! Ci stavo riuscendo…”
Occhiata interrogativa di lei, incapace di capire il motivo per il quale tato, riferito a un bambino di cinque anni, possa essere considerata una risposta sbagliata.
Sghignazzando, la informo dei risibili tentativi di suo marito di far chiamare nonno il povero piccolo. Roba da fargli venire una crisi d’identità già alla materna.
Comunque sia, io devo superare la crisi che ha preso me, nel rendermi conto che ormai sono ridotta ad essere identificata come antenata; nel frattempo, ci raggiunge Jurassico, il quale viene accolto da un grido trionfale: “NONNNNNNO!!!”
Qui non c’è stata nemmeno l’esitazione iniziale: la datazione è stata immediata e precisa.
Magra consolazione per me, che nel frattempo sto metabolizzando a fatica il primo nonna della mia esistenza.
In qualche modo, me ne faccio una ragione, dichiarando: “Insomma, ho un figlio di ventisei anni. Potrei essere nonna eccome!”
Avete presente, no, quelle cose che si dicono e si sanno, senza però sentirle davvero dentro? Ecco, diciamo che raggiungo quella fase e lì rimango, tutto sommato senza sentirmi eccessivamente male.
La botta finale arriva tre giorni dopo, quando mi ritrovo ferma in coda, alla guida dello squalo. Lungo il marciapiede, vedo avanzare una mia vecchia compagna di scuola, alla quale invio un  allegro cenno di saluto. Costei risponde sbracciandosi come un controllore di volo, cercando di dirmi qualcosa. Abbasso il finestrino e lei mi strilla, tutta felice: “Ciao Vale!!! Sai che sono diventata nonna?!”
Mi sono congratulata. Ma solo perché sono una donna beneducata e vittima (per fortuna) di potenti freni inibitori. Avessi detto quello che pensavo veramente… Poverina. Non è colpa sua, ma certe verità fanno male. E tu detesti chi, impietoso, te le schiaffa davanti.