giovedì 21 febbraio 2013

Quando vanno tutte storte



Desideravo discettare un po’ in merito ai commenti al mio post di ieri. Si è acceso un minidibattito che m’interessa.
Avete presente, no, quei periodi in cui tutte le rogne (se non addirittura le disgrazie) si concentrano sulla tua groppa? Quando sei tirato come una corda di violino, ti senti come se ti avesse rollato uno schiacciasassi, hai la percezione di aver raggiunto il limite estremo della tua resistenza… e a quel punto ti piomba addosso la mannaia del destino? Una mannaia che recide preciso preciso l’unico ramo al quale di aggrappavi per non essere trascinato nel gorgo. Il quale, appunto, ti cattura.
E’ un po’ come quando si sogna di precipitare nel vuoto: solo che non è un incubo, ma una drammatica realtà, alla quale non è possibile sottrarsi. Anzi. E' gentilmente richiesto di sopravvivere, possibilmente facendo da puntello anche agli altri.   
In questa fase, si diventa un tantino ipersensibili a quello che dice il prossimo: e si finisce con il prendere male anche una frase innocente. Confesso che è capitato anche a me, qualche volta.
Nella fattispecie, il concetto stiamo male, ma in fondo c’è chi sta peggio fa sentire quello che – appunto  – sta peggio il parafulmine della situazione.
Non è carino impersonare l’archetipo dello sfigato, in effetti: avendone esperienza diretta, posso testimoniare che si tratta di un ruolo parecchio scomodo.
In realtà, nella maggior parte dei casi chi pronuncia la fatidica frase pensa che, anche se le cose non gli stanno andando per il verso giusto, non ha il diritto di lamentarsi. Di fronte a chi ha problemi più gravi dei suoi, ha la sensazione di perdere il “diritto” a sentirsi sfortunato. E’ un modo per dire che, pur essendo assai presi dai propri problemi, si hanno occhi anche per quelli altrui.
Il problema è che chi è nell’occhio del ciclone entra purtroppo in contatto anche con un altro tipo di personaggi. Una minoranza, grazie al cielo, ma sempre presente e tutt’altro che discreta.
Individui che provano una sottile soddisfazione nell’osservare le disgrazie altrui. Soggetti che per sentirsi belli, bravi, fortunati e importanti sminuiscono gli altri, godono nel vederli in difficoltà, gongolano quando questi perdono qualcosa cui tenevano, esultano nel vederli cadere in disgrazia.
Sono quelli che, di contro, quando le cose vanno bene al prossimo si rodono, diventando verdi d’invidia: le due facce di una stessa  medaglia.
Questi personaggi si aggirano come avvoltoi attorno a chi sta nei guai: e più tu stai male, più quelli stringono il cerchio. Non aspettano altro che avventarsi sul tuo cadavere: che se a uno resta un filo di fiato ha la tentazione di usarlo per sopprimerli.
In realtà, la punizione peggiore per questa gente è dimostrargli che sei in grado di rialzarti.
Se risorgi dalle tue ceneri e ti ricostruisci una vita, rimontando la tua felicità pezzo per pezzo, li vedrai ammutolire, infastidirsi, e infine arrabbiarsi sul serio.
Tutto sommato, persone così vanno ignorate in tutte le situazioni: meno si entra in contatto con loro, meno li si mette in condizioni di diffondere il loro veleno.
Vale viceversa la pena di approfittare di queste congiunture particolarmente negative, dei momenti di crisi generale, per cercare di creare una rete di solidarietà reciproca. Dove le istituzioni mancano e il volontariato non è sufficiente a sopperire a tale vacanza,  subentrano le relazioni umane, il supporto fra parenti, amici, vicini. Per superare un momento come questo, penso che ci dobbiamo dare una mano l’uno con l’altro, ognuno come può e riesce. Se ci chiudiamo in casa a piangerci addosso, concentrandoci solo sulla nostra situazione, non se ne uscirà mai.
Voi come la pensate al riguardo?