giovedì 28 febbraio 2013

The walking dead



Così sono stata definita dal mio adorabile figliolo minore. Atterrata da un’influenza intestinale che nelle ultime quarantott’ore mi ha distrutto, riducendomi a una larva, dovevo anche sopportare i commenti in sottofondo del gaglioffo, il quale commentava al mio passaggio: “Guardala! Sexy mum… Che donna! Che fascino!”
Approfittando biecamente della mia mancanza totale di forze, l’infingardo infieriva: manco le tradizionali ciabatte, riuscivo a lanciargli.
Oggi grazie al cielo sto meglio, così mi sono restaurata e spero di disporre di energie sufficienti a risistemarlo, in caso ritenti di fare lo spiritoso alle mie spalle.
Certo che rialzarsi dal letto e trovare una situazione politica così… mi fa venire voglia di rimettermi orizzontale, a luci spente e senza connessione alcuna col mondo esterno. Quasi quasi stavo meglio quando stavo peggio.

lunedì 25 febbraio 2013

Oggi complenno del gaglioffo



Sedici anni. Non riesco a crederci. Il gigante sta crescendo, anche come dati anagrafici; quando arriverà anche la testa, potremo considerare completata (decentemente) l’opera.
L’uomo ha dettato il menù della serata (pizza e torta delle rose), preteso che gli venga servita una birra assieme alla pizza (dopo anni che gliela prometto, ho deciso di ignorare il divieto slittato ai diciotto anni. Quello glielo farò rispettare fuori di casa…) e si è stravaccato sul divano, per rispondere a tutte le notifiche di auguri che gli piovono su FB.
Non vi dico le eresie che l’ho visto scrivere ai danni delle sue amiche, tutte lì che si affollano per augurargli buon compleanno. ‘Sto malfidato ha persino le personal shopper: sabato è andato a rinnovare il suo parco felpe accompagnato da due damigelle, mentre oggi altre due gli hanno offerto una pizzetta e un panino. E lui risponde a questa massa di attenzioni dileggiandole tutte, dalla prima all’ultima. Atteggiamento che manifesta, a dire il vero, anche con tutti i suoi amici maschi: anzi, più sono stretti, meno è ripetibile quello che si dicono.
Però io sento molto l’offesa di genere, e protesto animatamente: “Ma che fetente che sei! La smetti di maltrattare quelle poverine?”
“Mamma, finiscila… Tu non capisci. Sto scherzando. E’ una questione di dosi: alterni un po’ di cattiveria alla gentilezza e loro ti adorano. Si chiama magnetismo animale, e funziona alla grande!”
Ora il bestiario è veramente completo: abbiamo anche il magnetismo animale. Posso iniziare a preoccuparmi sul serio, temo.

venerdì 22 febbraio 2013

Riconoscere chi ti vuole bene



Pare facile. Anche perché non ha nessun senso, a rigor di logica, che qualcuno finga per un altro un affetto che non prova. Se qualcuno non ti piace, non lo frequenti. Punto.
Invece…
Invece c’è sempre chi vorrebbe qualcosa da te. E per averla non esita a manipolare con cinismo i sentimenti tuoi e di tutti quelli che ti stanno vicino.
‘Sta cosa mi ha sempre dato la nausea, e quando la vedo succedere a persone anziane, fragili o deboli mi manda il sangue alla testa.
E’ decisamente meglio imparare a selezionare con attenzione le persone sulle quali investire emotivamente: saranno preziose quando avremo davvero bisogno di una mano, di conforto, anche solo di una sana risata assieme.
Gli invidiosi, gli insoddisfatti, gli opportunisti mascherati da simpaticoni vanno individuati ed eliminati dal nostro database. Sono davvero più pericolosi di un virus.
E ora, vedo a fare da antivirus a qualche vittima designata… Che vita, ragazzi. Che vita!

giovedì 21 febbraio 2013

Quando vanno tutte storte



Desideravo discettare un po’ in merito ai commenti al mio post di ieri. Si è acceso un minidibattito che m’interessa.
Avete presente, no, quei periodi in cui tutte le rogne (se non addirittura le disgrazie) si concentrano sulla tua groppa? Quando sei tirato come una corda di violino, ti senti come se ti avesse rollato uno schiacciasassi, hai la percezione di aver raggiunto il limite estremo della tua resistenza… e a quel punto ti piomba addosso la mannaia del destino? Una mannaia che recide preciso preciso l’unico ramo al quale di aggrappavi per non essere trascinato nel gorgo. Il quale, appunto, ti cattura.
E’ un po’ come quando si sogna di precipitare nel vuoto: solo che non è un incubo, ma una drammatica realtà, alla quale non è possibile sottrarsi. Anzi. E' gentilmente richiesto di sopravvivere, possibilmente facendo da puntello anche agli altri.   
In questa fase, si diventa un tantino ipersensibili a quello che dice il prossimo: e si finisce con il prendere male anche una frase innocente. Confesso che è capitato anche a me, qualche volta.
Nella fattispecie, il concetto stiamo male, ma in fondo c’è chi sta peggio fa sentire quello che – appunto  – sta peggio il parafulmine della situazione.
Non è carino impersonare l’archetipo dello sfigato, in effetti: avendone esperienza diretta, posso testimoniare che si tratta di un ruolo parecchio scomodo.
In realtà, nella maggior parte dei casi chi pronuncia la fatidica frase pensa che, anche se le cose non gli stanno andando per il verso giusto, non ha il diritto di lamentarsi. Di fronte a chi ha problemi più gravi dei suoi, ha la sensazione di perdere il “diritto” a sentirsi sfortunato. E’ un modo per dire che, pur essendo assai presi dai propri problemi, si hanno occhi anche per quelli altrui.
Il problema è che chi è nell’occhio del ciclone entra purtroppo in contatto anche con un altro tipo di personaggi. Una minoranza, grazie al cielo, ma sempre presente e tutt’altro che discreta.
Individui che provano una sottile soddisfazione nell’osservare le disgrazie altrui. Soggetti che per sentirsi belli, bravi, fortunati e importanti sminuiscono gli altri, godono nel vederli in difficoltà, gongolano quando questi perdono qualcosa cui tenevano, esultano nel vederli cadere in disgrazia.
Sono quelli che, di contro, quando le cose vanno bene al prossimo si rodono, diventando verdi d’invidia: le due facce di una stessa  medaglia.
Questi personaggi si aggirano come avvoltoi attorno a chi sta nei guai: e più tu stai male, più quelli stringono il cerchio. Non aspettano altro che avventarsi sul tuo cadavere: che se a uno resta un filo di fiato ha la tentazione di usarlo per sopprimerli.
In realtà, la punizione peggiore per questa gente è dimostrargli che sei in grado di rialzarti.
Se risorgi dalle tue ceneri e ti ricostruisci una vita, rimontando la tua felicità pezzo per pezzo, li vedrai ammutolire, infastidirsi, e infine arrabbiarsi sul serio.
Tutto sommato, persone così vanno ignorate in tutte le situazioni: meno si entra in contatto con loro, meno li si mette in condizioni di diffondere il loro veleno.
Vale viceversa la pena di approfittare di queste congiunture particolarmente negative, dei momenti di crisi generale, per cercare di creare una rete di solidarietà reciproca. Dove le istituzioni mancano e il volontariato non è sufficiente a sopperire a tale vacanza,  subentrano le relazioni umane, il supporto fra parenti, amici, vicini. Per superare un momento come questo, penso che ci dobbiamo dare una mano l’uno con l’altro, ognuno come può e riesce. Se ci chiudiamo in casa a piangerci addosso, concentrandoci solo sulla nostra situazione, non se ne uscirà mai.
Voi come la pensate al riguardo?

mercoledì 20 febbraio 2013

A volte mi chiedo...



Ha senso sopravvivere alla propria realtà fingendo che sia diversa?
Negare l’evidenza, chiudendosi nell’illusione?
Fingere con se stessi una perfezione che non esiste, negandosi la possibilità di cambiare le cose in meglio?
Non so, forse sono troppo pragmatica.
A me piace chiamare le cose con il loro nome, guardare in faccia la realtà – anche e soprattutto quando questa è tutt’altro che comoda – e valutare le situazioni per quello che sono.
Il fatto di non coltivare illusioni mi permette di concepire progetti e soprattutto di portarli a termine.
Non vivere in una realtà parallela, fatta di situazioni irreali percepite come idilliache, mi mette nelle condizioni di dar corpo ai miei sogni. Anche quando sogno cerco di non essere velleitaria: altrimenti, il risveglio sarebbe troppo doloroso. I miei sogni forse sono modesti, ma hanno il pregio di essere realizzabili.
Non inseguo chimere, cerco di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, mi sforzo di vivere con intensità quel poco di buono che ci regala la vita.
Non mi volto indietro, a pensare a quel che avrei potuto fare, avere, evitare: fisso il mio sguardo in avanti, pronta a cogliere ogni opportunità offerta dalla sorte.
La fortuna non è come il postino: non bussa due volte. E si maschera, spesso, così da non farsi riconoscere: le scelte più difficili, i momenti più duri sono stati quelli che più mi hanno dato, sino ad oggi. Nonostante le strade che mi si aprivano sembrassero vicoli senza uscita.
Sono molto cauta di fronte alle soluzioni troppo facili: le strade in discesa si trasformano troppo spesso in burroni. Precipizi dai quali una volta caduti non si esce più.
Certo, a volte mantenere forza, coraggio e positività è dura. Però è l’unico modo per uscire dalle situazioni più difficili. Qualsiasi cosa accada, almeno saremo sicuri di aver fatto la nostra parte e di non aver nulla da rimpiangere o da rimproverarci.
A tutti gli amici nei guai, a quelli che si sono confidati con me e a quelli che non so come stanno, un abbraccio forte. E’ un momento difficilissimo per tanti, per troppi.
Non smettiamo di combattere, aggrappati alla speranza. Se perdiamo anche quella, è finita sul serio.