lunedì 14 gennaio 2013

Tutti assieme appassionatamente

Messo in stand by da più di un mese, il gaglioffo venerdì si è imposto: “E la cena di famiglia? Adesso non ci sono più scuse. Stasera è la sera giusta: andiamo!”
Location: il ristorante dove abbiamo festeggiato i nostro matrimonio, il battesimo di un paio di loro e svariate altre occasioni importanti della nostra vita. Un posto che i miei ragazzi  adorano da quando sono alti un soldino di cacio.
Per una fortunata combinazione, nessuno aveva impegni con amici, così davvero eravamo al gran completo: tanto da dover partire con due auto. Manco a dirlo, la squadra dei fratelli si è mossa tutta in blocco, approfittando della macchina nuova dell’informatico.
“Ma… Non viene con noi nessuno?” ha protestato Jurassico, per poi commuoversi nel vederli  partire tutti assieme (pensate cosa farà quando saliranno su un aereo, e non per arrivare fino a un ristorante…) e distrarsi quanto basta da perdersi.
Giunti a destinazione con un certo ritardo, siamo stati accolti dalle esclamazioni di dileggio del gruppo dei maramaldi, che ha continuato sulla falsariga dello sfottò reciproco tutta la sera.
Chissà perché, ci siamo messi a ricordare episodi della loro infanzia: un excursus di tutte le violenze, sopraffazioni e prese in giro subite dal piccolo ad opera dei maggiori, con le relative ritorsioni e provocazioni cui ricorreva il gaglioffo, quando ancora era in formato tascabile.
“Ma non ti lamentare, va’! Che ti sei divertito come un matto… La nostra era una famiglia in cui ci si divertiva!”
“La nostra E’ una famiglia in cui ci si diverte!” è stata la risentita risposta dell’ex vittima “Lo dico sempre ai miei amici. In tanti è bello. Capisci il concetto di divisione: se sei figlio unico, è tutto solo per te. Che gusto c’è?” ha rivendicato, riscuotendo la generale approvazione dei fratelli.
Saranno cresciuti in un caravanserraglio, non avrò avuto il tempo di seguirli come si deve, avranno dovuto imparare ad adattarsi a condizioni di vita spesso precarie: però i miei quattro se la sono passata davvero tanto. E hanno sviluppato (anche per questo?) un legame ormai inscindibile: la più bella eredità che un genitore possa lasciare ai suoi figli. L’amore reciproco.
Guardandoli tutti riuniti, attorno a una grande tavola rotonda vicino al caminetto acceso, tra sorrisi, prese in giro e risate, sono stata colta da una delle mie crisi d’orgoglio.
Per loro mi sono quasi ammazzata di fatica, molte volte vorrei fuggire e altrettante mi sono chiesta chi me l’ha fatto fare?
Però è bello avere una famiglia così. Non è stato facile arrivare fino a qui, ma ne valeva la pena. Nonostante tutto, rifarei tutto.
Ameno fino a domani. Poi me ne combineranno una delle loro, rimettendo di nuovo in discussione i miei rosei quanto instabili bilanci.