giovedì 29 novembre 2012

Accidenti agli incidenti



Ragazzi, saranno le avverse condizioni meteo, sarà lo stress della vita moderna, ma in strada non si è più al sicuro. Ieri sera l’informatico, per una volta al lavoro a pochi chilometri da casa, è incappato in una signora un po’ distratta: non si è accorta di uno stop.
Che botto!
Tutta la parte anteriore dell’auto di mio figlio si è accartocciata: non vi dico la soddisfazione del nostro, a nemmeno tre mesi dall’acquisto…
Per fortuna, il danno è solo morale: l’assicurazione coprirà i danni, male non se n’è fatto.
Dopo aver osservato la sua bella che si allontanava sul carro attrezzi, il giovane mi ha chiamata per essere raccolto dalla strada: era più bagnato di un pulcino. Già, perché con la Protezione Civile che distribuisce i sacchi di sabbia alla popolazione, i corsi d’acqua al limite dell’esondazione e un rovescio d’acqua incessante da giorni, mio figlio non porta un ombrello con sé.
“A che mi serve? Ho la macchina!”
Che astuzia…
Speriamo non si sia beccato una polmonite.
Prevedere gli imprevisti: ecco l’ultima cosa da insegnare alla mia prole. Ne vengono regolarmente travolti… O inondati. A seconda delle circostanza.

mercoledì 28 novembre 2012

Colloqui e Assiri



Sono presa nel vortice dei colloqui con i professori dei ragazzi. Fino ad ora nulla di spaventoso da segnalare:  vi terrò comunque aggiornati.
Intanto, una nota sul mistero dell’astuccio scomparso.
Un gruppuscolo di fanciulle un po’ vigliacche se la prende con i compagni. Maschi.
Trincerate dietro al gruppo, un paio di loro si danno molto da fare per rompere l’anima alla componente maschile della classe.
Il gaglioffo, impermeabile agli sfottò, le demolisce ogni volta con una controbattuta che le stende: così, le nostre sono passate allo sciacallaggio. Approfittando della ricreazione, si sono impadronite dell’astuccio di mio figlio, svuotandolo nel cestino.
Danno registrato: una matita, due penne, una gomma.
“Mamma, in quella morcia fetente di fazzoletti sporchi e schifezze varie non ci metto le mani, mi dispiace! In più, avrei dovuto farlo durante la lezione successiva, e il prof mi avrebbe fatto nero…”
“Tranquillo. Pazienza, prenditi qualcosa dalla scorta di sopra.”
Passano alcuni giorni, e la storia si ripete. Stavolta è l’intero astuccio a svanire.
Infuriato, l’uomo inizia a inveire contro quelle malfidate delle femmine, che si approfittano che lui una donna non la tocca nemmeno con un fiore.
“Fossero maschi, avrei già sistemato la questione a modo mio. Metodi da Assiro!”
“…”
“Insomma, mi scoccia! Oggi ho detto che, con quattro figli da mantenere, non ti puoi permettere la loro stupidità!”
“Fatto bene. Se insistono, parlo con i prof…”
“Lasciamo perdere. In un modo o nell’altro la risolvo, sta faccenda..”
Passano altre ventiquattro ore.
“L’astuccio è saltato fuori!”
“Ah, sì? Come mai?”
“Intimidazione. Mi sono accorto di una mossa sospetta, quando sono passato vicino a un armadietto, in classe. Ho afferrato la complice di quella che mi aveva rubato l’astuccio – ho sempre saputo chi era stato  - e ho dichiarato che l’avrei strangolata, se non mi aprivano quell’armadio!”
“E il rispetto per le donne…?”
“A mali estremi, estremi rimedi. Hanno aperto l’armadietto, mi hanno reso la mia roba, e io ho mollato la femmina. Dichiarando che avevo bluffato: mai l’avrei uccisa… Però il dubbio gli è rimasto. Dubito che ci riproveranno!”
Certo che è proprio vero. Con la calma e il ragionamento si ottiene tutto.  

sabato 24 novembre 2012

Voglio cambiar casa anch'io



Un Jurassico più fosco di un cielo in tempesta sfila davanti alla cucina di sopra, dove un paio di figli stanno facendo colazione.
“Adesso mi arrabbio. Stavolta mi arrabbio sul serio!” lo sentono dichiarare, con voce stentorea, brandendo una cartellina trasparente.
Meta dell’Orlando furioso della situazione: la nostra camera da letto.
Camera nella quale, dopo pochi minuti, entra un gaglioffo ingolfato dalle risate.
“Convinto, eh, mamma: era proprio convinto. Nemmeno il tempo di entrare, e lo abbiamo visto fuggire a gambe levate, cartellina sotto il braccio, muto come un pesce, inseguito dalla tua voce che lo riempiva di improperi. Cos’è successo?”
“Unico 2011. Volevo la sua dichiarazione dei redditi.”
“E allora?^”
“Allora è da ieri sera che mi promette di darmela; mi ha detto di cercarla in un posto dove non c’era, e adesso evidentemente non la trovava più. Poi gli è venuto in mente che l’aveva lasciata nella cassetto delle carte mie, con la scusa che dobbiamo pagare l’IMU. Quando l’ha trovata lì, pretendeva di darmene la colpa! Che ne so io di cosa c’è in quella cartellina?  Adesso se lui parcheggia la roba nei cassetti miei e se ne dimentica la responsabile sono io?!”
“Adesso ho capito perché è scappato via così. Manco il tempo di fiatare gli hai dato!”
“Guarda, è bravo ad essere ancora vivo. La prossima volta che fa così lo ammazzo!!! Quello che nel suo disordine trova sempre tutto… Formattarlo. Quello bisognerebbe formattarlo!”
“Mamma, da qualcuno abbiamo preso, vero…?”
“Sparisci, altrimenti formatto anche te!”
Che vita, ragazzi, che vita con ‘sti disordinati. Quasi quasi mi metto a cercare casa io, altro che l’informatico!


venerdì 23 novembre 2012

Disillusioni



La Miss sta leggendo il post di ieri. Alla terza riga, sbotta: “Eh, no! Non è mica vera questa cosa qui… Io non vivo senza la mia mamma!”
Termina la lettura, commentando poi: “Bello, mamma… Proprio bello!”
Quindi sparisce, rapida come un furetto, per andare a studiare nella sua camera. Nel frattempo, la sottoscritta sta lottando contro la lacrima in ascesa, per non fare la figura della sciocca sentimentalona. Al suo solito.
Recuperato un minimo sindacale di aplomb, raggiungo la fanciulla alla sua scrivania; per darmi un tono, sorseggio una tazza di the (preparatomi da lei, tra l’altro).
“Ahem… Sai che hai detto una cosa proprio carina, prima? Che non vivi senza la mamma..”
La donna si gira verso di me, guardandomi come un’aliena. Poi spalanca gli occhi, come chi comprende di colpo qualcosa, e scuote la testa con aria decisa: “Tu non hai capito niente!”
“???”
“Dicevo che senza la mamma non sopravvivo proprio. Perché sei tu quella che mi costringe a mangiare! Se non ci fossi tu, io smetterei di alimentarmi…”
Vi lascio immaginare la mia faccia.  
La Miss s’intenerisce di colpo e mi prende in braccio: “Ma guardalo il mio pennuto! Ti sei appassita come una delle tue piante!”
“…”
“Ma vieni qui, goffa!”
“!!!”
“Senti che morbida sei! Ti posso chiamare Marmi?”
“Perché?” chiedo, desiderando in cuor mio di non ricevere risposta.
“Perché sei la mia grassa marmotta!”
“Insomma! Possibile che mi maltratti sempre così?”
SMACK, SMACK, SMACK.
Mi rifila tre baci, ridendo, poi mi scaccia dalle sue ginocchia: “Vai, coraggio, che devo studiare! Ah, senti... Sabato prepari la torta limoncina? Così a fine serata mi faccio portare da voi e me ne mangio una fetta! E' talmente buona...
Alla faccia di quella che aspira a vivere di aria, verrebbe da risponderle. Mi astengo e assento, quindi raccatto ciò che rimane della mia dignità, sbriciolata dai suoi commenti, e mi alzo con sussiego, avviandomi all’uscita. 
Chissà cosa mi dice la testa, quando ticchetto una marea di fesserie, come ad esempio ho fatto ieri…


giovedì 22 novembre 2012

Quando ti accorgi che..



… i tuoi ragazzi non hanno più bisogno di te, ma ti cercano lo stesso. Perché ti stimano e si fidano dei tuoi consigli, nonostante siano perfettamente in grado di camminare con le loro gambe.

… tua figlia è la persona più diversa da te sulla faccia della terra. Eppure, ti vuole, sta bene con te, vi fate della chiacchierate stupende, anche se a volte non siete d’accordo su niente.

niente e nessuno riesce a mettersi tra te e i tuoi figli, anche se tu non fai nulla per tenerli legati alle tue gonnelle. Quello che ti lega a loro è un filo invisibile al resto del mondo, che il resto del mondo non può spezzare.

… i tuoi ragazzi amano l’atmosfera della loro casa, adorano la loro famiglia, e guardano te e tuo marito con un sorriso divertito. Li fa sorridere vedervi così innamorati, con i capelli bianchi, la pancia e le rughe: l’amore è una cosa da giovani! scherzano. Però sanno che l’atmosfera che respirano è figlia di quell’amore: domani sapranno cosa cercare, quando vorranno una famiglia anche loro.

… i tuoi figli vogliono crescere, lottano per costruirsi un futuro, pensano a uscire di casa. Ma si assicurano di avere sempre modo di mantenere stretti i contatti con te e il resto della famiglia: anche se andranno lontano, tu lo sai. Non li perderai mai.

… anche se gli anni passano, loro rimangono orgogliosi della loro bella mamma. E questa è una cosa carina, anche se ti costringe ad ammazzarti in piscina, non strafogarti in tavola, frequentare con assiduità il parrucchiere e non vestirti come se dovessi andare a lavorare in cantiere. Ahimè.

… tuo figlio minore, noto dissacratore, passa la vita a demolirti e dileggiarti. Però quasi si offende, se papà torna a casa a pranzo senza preavviso. La mamma è sua, per quella mezz’ora: come si permette quell’uomo di interrompere la vostra conversazione? 
Due uomini che si battono per te: il sogno di ogni donna.
Anche se dopo tre minuti si mettono a chiacchierare tra loro, e a te non resta che scodellare la pasta.

Quando ti accorgi di tutto questo, lo capisci: dopo anni e anni lastricati di sudore, fatica e lacrime, stai raccogliendo i frutti del tuo lavoro.
Non è vero che i sogni non si avverano mai: se lotti per realizzarli, evitando di inseguire chimere, possono diventare realtà. Anche i sogni più arditi, nelle condizioni peggiori: vale la pena di crederci, vale la pena di spendersi, vale la pena di non smettere mai di sperare.