sabato 25 febbraio 2012

Cronaca in differita e varie ed eventuali

Eccomi qui.
Com’è giusto, vi relaziono sugli esiti della giornata della sensibilizzazione: nessuno.
Come previsto dalla sottoscritta, del resto.
Determinate realtà sono difficili da avvicinare e comprendere persino da chi ne è coinvolto: sperare che una full immersion così, senza adeguata preparazione, sortisca qualche effetto miracoloso è pura illusione.
Così come anche la riforma Basaglia è stata il risultato di un’illusione: questi ha avuto l’indiscutibile merito di denunciare e provare a risolvere un problema agghiacciante. Solo che le sue indicazioni sono state seguite a metà: chiudere i manicomi, almeno per alcuni casi, è stata opera meritoria. Prima, però, qualcuno si sarebbe dovuto preoccupare di costruire e organizzare le strutture ad essi alternative.
Cosa che non è stata fatta.
Esistono innumerevoli testimonianze delle tragedie scatenate dalla famigerata legge 180: volendo farsene un’idea abbastanza precisa, consiglierei la lettura di Tobino: “Per le antiche scale”, “Le libere donne di Magliano” e “Gli ultimi giorni di Magliano”. Per me sono stati illuminanti.
Da farmacista, ho raccolto gli sfoghi di madri disperate: dalla signora (una donna buona come il pane) che riusciva a controllare la figlia -150 kg di peso - solo a bastonate, riuscendo a malapena a salvarsi dalla sua furia distruttiva, a quella che ha raccolto le spoglie di ben due figli morti suicidi. Ho visto con i miei occhi decine di infelici abbandonati a se stessi, imbottiti di farmaci, vagare come fantasmi per le strade, senza un sostegno né un rifugio sicuro. In alternativa, l’unico rifugio è la famiglia: che ne esce disintegrata.
Ecco perché ho cercato (e sono riuscita, direi) di traghettare mia figlia attraverso questa esperienza.
E’ stata messa a lavorare in una sorta di catena di montaggio, a fianco di una donna che le ha raccontato la sua storia. Ha parlato con alcune operatrici, mangiato assieme a disabili e operatori.
E’ andata bene, dunque: nessun trauma, nessun comportamento che l’abbia fatta sentire non al sicuro o minacciata. Rimango tuttavia dell’idea che l’organizzazione sia stata pedestre: e qui mi fermo. Non voglio scendere né in dettagli né in polemiche, specie riguardo a un problema tanto sconvolgente e che vede migliaia di famiglie ridotte alla disperazione.

A proposito di famiglie ridotte alla disperazione, il gaglioffo ha portato a casa un bel due e mezzo in matematica. Il risultato peggiore di sempre: ed era l’unica volta che si presentava preparato.
Ho saputo che ha postato la notizia su Facebook: ha ricevuto diciassette “mi piace” e un vecchio compagno di scuola gli ha inviato il seguente messaggio: “Ehi, boss! Come ai vecchi tempi, eh?”
Per dirla con Flaiano, la situazione è grave, ma non è seria. Tanto per cambiare.
Le contromisure sono state attivate: solo che proprio non ho la forza di parlarne, per ora.
Mi sto leccando le ferite (ecco il perché della mia parziale latitanza dal web), raccogliendo le forze per affrontare l’ennesima sfida della mia vita: intanto, organizzo la cena. Tra le altre cose, oggi è il suo compleanno. Quindici anni, e sentirseli tutti addosso. Anzi, pure qualcuno in più. 
Se torno indietro, comunque, mi faccio monaca. Di clausura: unico modo per liberarmi per sempre di tutti i miei problemi. Presenti, passati e futuri.