sabato 31 dicembre 2011

La nostra prima volta

Un vestito elegante per me, cravatta per lui: anche l’occhio vuole la sua parte.
Cena a lume di candela, un caminetto acceso e bollicine a gogò…
Che altro serve, per la serata perfetta?
Per la prima volta da quando ci conosciamo, abbiamo casa libera la notte di Capodanno: un evento di portata storica.
Un’occasione che non intendo farmi sfuggire; specie dopo la notte di San Silvestro dell’anno scorso: con Jurassico imbronciato per non so che, chiuso in camper a dormire alle nove e mezzo della sera. Mentre io e il gaglioffo, in preda a un’incoercibile depressione, leggevamo un libro ciascuno, giurandoci vicendevolmente: “Mai più! Questo non si ripeterà mai più!”
Se quest’anno mio marito non collabora a farmi passare il più bel Capodanno della mia vita, povero lui. E ora vediamo che combino io, nel cercare di combinare assieme gli ingredienti per questa fantomatica serata perfetta…
Sarete informati degli sviluppi. Intanto, tenete le dita incrociate per me, se potete!
Buon San Silvestro a tutti!

Un sorriso e un abbraccio

Mpc


giovedì 29 dicembre 2011

L'amore dannoso

Ci caschiamo quasi tutti, prima o poi. Forse perché vedere in casa degli altri certi giovani virgulti, in possente crescita, nutre le nostre illusioni; o forse perché, in fondo, è bello vedersene circondati.
A meno che non c’entrino il senso del dovere e i condizionamenti cui siamo sottoposti, specialmente noi femmine: poiché da loro dipende il futuro del pianeta, vorremmo dare il nostro contributo.
E così, lo facciamo.
Compiendo una scelta di campo che non prevede retromarce: non sono loro che hanno chiesto di venire al mondo, né tantomeno di crescere proprio sotto il nostro tetto.
Ci assumiamo così la responsabilità della loro sopravvivenza, della loro crescita, del loro benessere. Anche se ne siamo consapevoli: non conta solo ciò che facciamo noi. Anche le condizioni ambientali hanno il loro peso e possono determinare il naufragio di ogni nostro progetto.
Inguaribili ottimisti, ci lanciamo nell’impresa: confidando nella buona sorte, se non nelle nostre dubbie capacità. Nel mio caso, la fortuna è l’unica speranza: la catena dei miei fallimenti parla chiaro. La sottoscritta non è attrezzata per riuscire.
Eppure, non demordo…
Ed eccomi qui, di fronte all’ennesimo fallimento. L’ennesimo futuro compromesso per sempre, l’ennesima creatura che soccombe alla mia colpevole distrazione, alternata a cure eccessive e ad attenzioni esagerate.
La piantassi di occuparmene, probabilmente avrebbero vita migliore. 
Qualcuno mi dovrebbe fermare: sto facendo più danni di una catastrofe ambientale.  Altro, che contributo al futuro del pianeta!
Un’altra pianta da appartamento non è sopravvissuta al mio tentativo di crescerla al piano inferiore della Stamberga: minata dalla scarsità di luce e da quella di acqua (mi avevano detto che amava la penombra e il terreno asciutto), ho finito di finirla annaffiandola troppo, nell’ultima fase della sua misera esistenza.
La poveretta è prima impallidita; poi si è seccata alla sommità, per crollare di netto oggi, stroncata alla base. Mi sa che, dopo averla disidratata, ho fatto marcire anche questa.
Da oggi in poi, prometto: le piante che avranno la sventura di capitarmi in mano, saranno posizionate al piano superiore, in veranda o in ingresso. E lì le lascerò, scordandomi della loro esistenza: così, avrò la certezza che cresceranno rigogliose. Lontano da occhi indiscreti, ovvio: nella zona della casa dove non viene mai nessuno, sto coltivando un bosco. Ho due ficus addirittura lussureggianti. Al piano inferiore, dove accolgo amici, ospiti e conoscenti in visita, mi vengono su al massimo quattro vegetali macilenti: quasi degli zombi.
Da domani, in salotto, piante finte. E’ l’unica!

mercoledì 28 dicembre 2011

Mamma anatra all'arancia

“Pennuto, sei un disastro. Sei veramente incredibile! Ti inciampi sui marciapiedi, rovesci l’acqua in tavola e adesso anche i sali…”
In effetti, non è niente male, per una giornata sola.
Una giornata trascorsa con la Miss: un giretto a Bassano, pranzetto fuori (noi due donne e basta), un po’ di shopping molto molto contenuto (la crisi morde anche a Casa per Caso) e, infine, un paio d’ore in palestra. Dove la qui presente mamma anatra ha ben pensato di non sigillare bene il bibitone energetico che si porta nel borsone: il quale bibitone ne ha inondato il fondo, innaffiandone tutto il contenuto.
Sono tornata a casa con la chiappa destra aromatizzata all’arancia: le mie mutande non erano sfuggite alla catastrofe. E senza non mi pareva davvero il caso di uscire.
Meno male che, tra un disastro e l’altro, mi è riuscito di realizzare una torta marmorizzata accettabile: al terzo morso, mia figlia ha deciso che ancora vale la pena di tenerla, questa mamma disastrosa. Anche se andare a spasso con lei può diventare fonte di serio imbarazzo.

martedì 27 dicembre 2011

Se avessi...

La bacchetta magica. Quanto vorrei averne una, qualche volta, per un ritocchino alla testa di qualcuno: un tocco di magia, per risolvere i mille problemi che mi complicano la vita.
Avendone oggi a disposizione una, e potendola usare su Jurassico, lo rifarei preciso preciso com’è: panzetta inclusa. Mi è simpatica anche quella.
Mio marito è un grande: un galantuomo e un compagno di vita da manuale.
Sposarlo è stata la scelta più felice della mia esistenza. 
Anche se lo devo inseguire, perché è sempre più avanti di me, anche se mi stressa, se mi spossa e persino se russa. Lui è la mia forza, il mio coraggio, la mia vita.
Grazie, Jurassico. Meno male che ci sei.

lunedì 26 dicembre 2011

Sola con il gatto


Fuori c’è il sole, ma Corradino ha preferito approfittare della sua cesta in cucina: acciambellato sotto il caminetto, lancia qualche occhiata alla padrona, impegnata a ticchettare alla tastiera.
Il pane è nel forno a lievitare, Jurassico è a letto a recuperare il turno natalizio, i ragazzi sono distribuiti ai vari PC, nelle loro camere.
Mpc, circondata da piatti sporchi e bottiglie vuote, attende la fine del ciclo della lavastoviglie, meditando sulla fine di un ciclo. L’ennesimo della sua vita.
Il gaglioffo è partito.
Ha preso il suo primo aereo ed è partito per andare in vacanza da solo: il primo capodanno fuori casa, la prima volta da solo in una grande città, la prima volta a casa di amici.
Mamma anatra ha accompagnato il suo nidiaceo con la lacrima in canna, osservandolo mesta mentre infilava il tunnel d’imbarco: il suddetto nidiaceo, viceversa, l’ha gelata con un “Mamma, sono più alto e più grosso di te: piantala di comportarti come se avessi due anni!!!”
Non paga, la nostra ha seguito con occhio umido le mosse di un aeromobile targato Alitalia, sorvegliando che il pilota si comportasse a dovere. A fine manovra, il gaglioffo era già in volo, partito da chissà quale pista: la stordita di mamma anatra aveva concentrato la sua attenzione (e i suoi scongiuri) sulla manovra di parcheggio di un aereo di ignota provenienza.
Disorientata quanto patetica, al solito.
Dopo il trasferimento della zia, recatasi a trascorrere le feste presso sua sorella, e quello del più giovane della banda dei quattro, la Stamberga è immersa in un innaturale silenzio.
Dopo le feste, la confusione, il chiasso e l’euforia di questi ultimi giorni (l’imminente partenza rendeva l’atmosfera frizzante) tutta questa quiete mi mette una sottile tristezza.
Mi ci vorranno un paio di giorni per abituarmici: poi, non appena mi sarò adattata a questo stato di pace, e inizierò a godermelo sul serio, quello tornerà. Più tellurico che mai, con un improbabile accento romano d’importazione e mille cose da raccontarmi: e sarà di nuovo il delirio.
Mhm.
Meno male che una settimana passa presto: in realtà, non vedo l’ora. Soffro di una certa dipendenza da gaglioffo, lo ammetto: sarà una croce, ma mi riempie la vita. E me la fa vedere in technicolor.

domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale a tutti voi

Carissimi, un veloce saluto e un ringraziamento a tutti voi. Per l'appoggio, l'affetto, l'amicizia che mi dimostrate sempre. 
Vi auguro un sereno Natale e tanta serenità. 
Prometto di stare serena anch'io, nonostante non abbia accanto il mio amato Jurassico, incastrato in reparto anche oggi. Anzi, un pensiero speciale a tutti quelli impegnati al lavoro: un felice Natale anche a loro. E grazie per ciò che fate per noi... utenti inconsapevoli. 
Un abbraccio a tutti. Vado a vedere come stanno i miei dolci e vedo di addobbarmi un pochino. Chissà che assuma un aspetto un po' più umano...

Un grandissimo sorriso 

Mamma per caso




sabato 24 dicembre 2011

Oggi mi sento un vaporetto

Li devo traghettare tutti, e sono tanti, anzi, troppi: numerosi, talora indisciplinati, invadenti e spesso chiassosi. Alcuni si spostano per forza, altri sono sempre in ritardo; c’è chi sa dove sta andando, altri sanno dove vorrebbero approdare, ma non hanno la minima idea di come arrivarci.
Il qui presente natante, al contrario, deve sempre tenere la rotta, con qualsiasi tempo e in tutte le stagioni. Un po’ goffo, borbottante, segnato dal tempo e dalle intemperie, accoglie tutti a bordo e li deve condurre, lento ma sicuro, al giusto approdo: a dispetto dei dubbi degli incerti  (siamo sicuri che si vada proprio di qui?) e delle proteste dei riottosi (possibile che non ci sia proprio una rotta alternativa?). Solido e sicuro, solca le acque della laguna con calma e sicurezza, sperando di non incrociare qualche altra barca impazzita, in grado di disturbare la sua rotta o, peggio, di fermarla con violenza. Non tutti i piloti sono esperti, purtroppo: e nemmeno tutti sensati.
Tranquilla, tranquilla, li porto dove devono andare: ecco così il gaglioffo pronto a partire per il suo primo viaggio in aereo, per passare il Capodanno a Roma, col suo migliore amico. Vediamo la Miss dormire a casa di amiche, dopo una festa, mentre Jurassico, di guardia in ospedale, soffre in silenzio. Lasciarli crescere è così difficile, mandarli da soli (!!!) nel mondo gli fa paura: potesse metterli tutti sotto vetro, lo farebbe. Solo il raziocinio (e la moglie vaporetto) lo fanno ragionare, lasciandolo a fissare sconsolato i suoi figli che mollano gli ormeggi: per partire per un viaggio super tutelato, tra parentesi. Li consegniamo a mani sicure: ma non sono le sue. E un papà che non viaggerebbe mai in aereo, perché non è lui a guidarlo e si deve affidare ad altri, è moooolto dura.
Ecco anche una zia, tanto tanto anziana, condotta al braccio a casa sua: per scoprire, tra le lacrime, che le sue condizioni sono cambiate definitivamente. Non potrà mai più stare da sola: perso per perso, capisce che non sono i luoghi a fare la differenza, ma le persone. E accetta, di colpo, di spostarsi per sempre, vicino alle persone che ama: la sorella, i nipoti, la cognata.
Che tristezza, però, anche per me: spegnere quella luce, lasciandoci alle spalle quelle stanze fredde e vuote, e sorreggere la zia, che fino a un mese fa guidava, si arrangiava a far tutto e viveva serena, schiacciata di colpo dal peso degli anni. Trascinarla via dalla sua vita di sempre, per sempre: sentire di farlo per il suo bene, ma non per questo soffrire di meno.
Guardare nel buoi i letti intatti dei miei ragazzi, sperando, domani, di non cadere vittima della sindrome del nido vuoto: faccio tanto la sportiva, io, ma sono chioccia dentro, purtroppo.
E pregare il Cielo che coloro che amo stiano sempre tutti bene: anche se capisco che anche questo, almeno per qualcuno, è un miracolo irrealizzabile.
Devo essere forte per tutti, lo so: qualche volta, però, mi scopro il cuore di burro. Mi si squaglia tutto e faccio fatica a rimetterlo assieme.



mercoledì 21 dicembre 2011

Quanto mi piace parlare con i miei figli

Mi scaldano il cuore, e mi si apre un mondo. 
Profondamente diversi uno dall’altro, mi fanno osservare il mondo da cento prospettive diverse: talvolta riescono a farmi sentire sull’orlo di un baratro, ma si tratta comunque di un’esperienza. Sinceri sino alla brutalità, quando mi prendono in giro non sanno nascondere quella vena di amore sotterraneo che fa sempre capolino.
Mi guardano negli occhi quando mi parlano, trasmettendomi qualcosa che non saprei definire: un misto di confidenza, complicità, fiducia e attesa. L’attesa di una rassicurazione, talora di un suggerimento, un parere, un’opinione. Oppure soltanto di un’affettuosa vicinanza.
Sono divertenti, intelligenti, riflessivi e autoironici.
Ora che alcuni di loro sono davvero grandi e altri lo sta diventando, qualche volta mi danno persino retta, quando mi abbandono a un consiglio non richiesto.
La nostra è una rete di protezione: una maglia invisibile, fatta d’amore e comprensione reciproca. Spero che questa rete continui per sempre a imbrigliare, inattivandole, tutte le interferenze malevole, gli influssi negativi e le parole insincere provenienti dal mondo esterno, lasciando spazio solo alla trasparenza di rapporti limpidi e puliti. 
L'unione fa la forza: e la nostra famiglia ne è la prova vivente.