martedì 18 ottobre 2011

Le promesse vanno sempre mantenute

Quindi, vi beccate la cronaca dettagliata.  Come promesso, o minacciato: a scelta. 

Venerdì: Jurassico, molto preso dal suo ruolo di padrone di casa, ha deciso di procacciarsi le bollicine giuste. E poiché i prosecchini del super, quelli con la cordicella, non gli parevano adeguati, è andato direttamente al produttore.
Alla guida di uno squalo rampante, mi ha condotto sino a Valdobbiadene, in cantina, per farmi assaggiare i vari tipi di bottiglia offerti dalla casa. A versare nei calici, una nonna, già sua miracolata.
Non sono pochi, quelli cui mio marito ha restituito la favella o ai quali ha detto: “Alzati e cammina!” E pur non facendo concorrenza a Nostro Signore, il nostro può contare su svariati fan, distribuiti nella Marca e fuori di essa.
La signora in oggetto non faceva eccezione: appena l’ha visto, si è illuminata. E quando ha visto me, e come ci guardavamo, si è addirittura entusiasmata. Svelta come un gatto, si è messa a stappare bottiglie e versare nei calici, accarezzandoci con lo sguardo. Al suo fianco, campeggiava la foto del suo grande amore: affascinante viticoltore, colto dall’obiettivo in un’espressione intensa, sullo sfondo dei suoi vitigni.
“Ahhhh, signora! Quanto innamorata ero anch’io…”
Mannaggia, mi sono detta, ce l’ho proprio stampato in faccia!
Forse il prosecco mi era entrato in circolo troppo rapidamente. Comunque sia, abbiamo scelto le bottiglie da comprare e abbiamo ricevuto sei calici in dono. Quindi, siamo tornati a casa, trovando un filosofo scalpitante. Aveva bisogno del bancomat, e noi eravamo missing in action. Consegnandogli quanto richiesto, gli abbiamo spiegato i motivi della nostra gita fuori porta: provocando un gran sospiro di sollievo da parte sua.
“Ah, ecco! Meno male… Quando mi hai detto che stavi bevendo, alle sei del pomeriggio, mi ero iniziato a preoccupare!”
Ma vedi un po’. Anche i figli con l’etilometro, mi dovevano capitare…
Per fortuna, questo esame l’ho passato. E siamo arrivati al fine settimana.

Sabato: giornata spesa a sistemare un po’ la Stamberga, e molto i capelli (la parrucchiera ha fatto di me un essere umano normale: una vera professionista!), nell’attesa della telefonata di Svizzera e consorte. Telefonata giunta sulle quattro, alla quale è seguita una piacevolissima serata, spesa a visitare i luoghi della memoria: senza tralasciare una sosta in trattoria, ça va sans dire. Ogni occasione mi è gradita, per trasgredire alle regole. Regole ormai dimenticate,  ahimé…
Per i dettagli, vi rimando alla nostra simpaticissima blog-amica: mia cara, vai col commento. Sai che le testimonianze sono ultra-gradite, sul blog!
Tra una cosa e l’altra, si son fatte quasi le due di notte: Jurassico ci sta facendo il callo. La gente che approda presso di noi, trascinata dalle onde del web, finisce sempre con il conquistarlo: ormai non obbietta nemmeno più. La sua convinzione che le amicizie virtuali non possano esistere, o reggere a tempo e distanze, è ormai ridotta in frantumi.
Contenti come due ragazzini, ci siamo inumati nel talamo, crollando addormentati: l’alba del grande giorno era ormai prossima.

Domenica: sveglia con calma, e mattinata  dedicata alle pizzette. Più di cento, ne ho sfornate: destinate a durare meno di dieci minuti, una volta esposte al pubblico.
Il gaglioffo, carino come sempre, vedendo la torre stivata in cucina ha commentato, sardonico: “Eheheh… Non avendo altri mezzi, attiri la gente col cibo!”
Arraffandone una è fuggito, evitando la presina, lanciata contro la sua testa.
All’una, è suonato il campanello: Davide (l’amico, non il figlio. Quello stava sigillato in camera, con una sinusite potente e la febbre in rapida ascesa. Uffa!), stracarico di dolci. Renata aveva preparato dei capolavori, da servire per cena, dopo la presentazione.
Quando si dice che gli amici li riconosci nel momento del bisogno… I nostri non ci mollano mai.
Encomio pubblico: anche perché i dolci erano proprio fantastici.
Jurassico, dopo aver portato in libreria un tavolo, due vassoi di pizzette, un frigo da picnic pieno di bottiglie, acqua e bicchieri di plastica in quantità, vagava per casa, a braccia spalancate, declamando ieratico: “Nella splendida cornice castellana…”
“Ma che dici?!”
“Faccio le prove. Mi sono già fatto il film in testa. Tu vai, che poi ti raggiungo: intanto faccio qualche inquadratura a effetto!”
Eccolo lì: compare Turiddu, in versione Tornatore. No comment.
Accompagnata da due blog-amiche, nel frattempo giunte alla Stamberga, mi sono avviata verso la libreria. Non prima di aver cercato, con la consueta maestria, di saldare con lo smalto trasparente un punto delle calze, in procinto di smagliarsi: peccato aver usato una vernice violetta. Un bubbone, ho creato. Parevo un’appestata.
Il destino, per una volta, mi ha aiutata: c’erano tutti i negozi aperti. Così, ho potuto cambiarmi le calze: solo che, nel farlo, mi sono sfilata gli anelli, buttandoli in borsetta. Dove hanno finito la loro giornata: solo a cena me ne sono accorta. Che ero senza: solo che non ricordavo più dove li avevo messi. Il povero consorte, ormai convinto mi fossi persa finanche la fede nuziale, ha avuto un mezzo coccolone, mentre dieci amici han potuto godere di uno dei soliti momenti thrilling, gentilmente offerti dalla qui presente mentecatta.
Incidenti di percorso a parte, però, è stata una giornata perfetta: abbiamo fatto il pieno di amici, che sono accorsi a dozzine a festeggiare il mio esordio letterario.
Carlo, che presentava, è stato impeccabile, io un po' meno: per fortuna, gli astanti erano molto ben disposti, e mi hanno perdonata. Un bel po’ di sorrisi, qualche inevitabile momento di commozione e un sacco di affetto, attorno alla nostra famiglia. Provenienti da vicino e da lontano, sono proprio tanti quelli che non sono voluti mancare.
Grazie, grazie a tutti, ragazzi: anche da parte di Giuseppe e dei ragazzi. Ci avete commossi. Davvero.
E… grazie anche a chi non è potuto venire, ma c’era con il cuore. Ve lo posso garantire: ho sentito anche tutti voi.
Un abbraccio forte a tutti!