venerdì 23 settembre 2011

Ci sono giorni...


Giorni che ti lasciano svuotata.
Giorni nei quali si concentrano tante emozioni contrastanti, da farti dire: “Vi prego, basta. C’è un limite persino a quello che posso sopportare io…”
Giorni segnati da preoccupazione, tensione e sofferenza, mischiate ad aspettativa, gioia e sollievo.
Ieri è stato uno di quei giorni.
Un giorno intenso, doloroso, ma anche un giorno che ha visto accendersi una minuscola luce, in fondo al tunnel, restituendomi la speranza che le cose si possano aggiustare, dopotutto. Persino quelle rotte in malo modo.  
Un giorno importante, per me.
Importante perché mi ha regalato la certezza che, se regali amore, questo non va mai sprecato. Anche quando è svilito, vituperato, insultato e persino sfruttato in modo ignobile: l’amore lascia traccia di sé. E lo ritrovi che ha messo radici nel cuore di qualcuno: qualcuno che non pensavi nemmeno si ricordasse di te.
Ieri ho sentito come un affetto sincero sia in grado di tamponare  le ferite più dolorose.
Ieri ho toccato con mano come le persone dovrebbero trovare la forza di far valere le ragioni del proprio cuore.
Ieri mi si è riconfermato che il quieto vivere non è motivo sufficiente per farsi manipolare,  lasciando mano libera a chi ha la mano pesante.
Ieri ho visto con i miei occhi quant’è vero: ciò che facciamo ai bambini resta loro inciso nel cuore per sempre.
A volte la pochezza degli adulti ci strappa via dei bimbi. Bimbi che ti volevano bene, tanto da sentirti parente, anche se non gli eri parente per niente.
I vincoli di parentela si allentano, non fermano gli sciagurati, non contano nulla per i cinici.
Ma se un bambino ti diventa figlio, o nipote, nel cuore, tale rimarrà per sempre. E se tu hai saputo fare breccia nel suo, ci rimarrai nascosto dentro, nonostante tutto.
Se mai il destino te li riporterà fra le braccia, anche dopo anni e anni, sarà come se non fosse passato neppure un mese.
Ieri mi è successo proprio questo. Per uno strano capriccio della sorte, mi è capitato in circostanze diverse, con due persone diverse, ma con lo stesso identico sentimento, da parte mia: una vera tempesta affettiva, in grado, lo confesso, di lasciarmi stremata.
Stremata, ma serena: poter dire loro di non averle mai dimenticate è stato come togliere una cappa di piombo dalla mia anima.

Noi adulti dovremmo essere maturi. Gli anziani dovrebbero essere saggi.
C’è un detto, del quale non conoscevo l’esistenza: quando il corpo se frusta, l’anima se giusta (quando il corpo invecchia, l’anima si ravvede).
Vero, forse: in vecchiaia si è più disposti a dimenticare il passato.
Ma una giovane donna, intelligente, seria e molto in gamba, ieri mi ha fatto osservare: “Sì. Però è più disposto a dimenticare il passato chi il male l’ha fatto, rispetto a chi l’ha ricevuto…”
Già. Una bambina che soffre, se lo ricorderà per sempre. I momenti felici regalati a un bambino, resteranno nel suo cuore per tutta la vita.
Ieri qualcuno mi ha ricordato di aver vissuto attimi indimenticabili, con me, da piccolino. Non so dire quanto saperlo mi renda felice, e quanto sia grata a chi me l’ha rivelato, per avermi fatto questo regalo.
A volte, i giovani sanno essere migliori degli adulti. E’ bello, sapere che si sono, e che sono così: belle persone, persone pulite.
Un abbraccio forte alle mie nipotine ritrovate: a chi forse mi leggerà e a chi mai saprà che ho scritto questo post.