giovedì 14 luglio 2011

Circostanze (s)fortunate


Metti che a una poveraccia serva uno stato di famiglia in carta semplice. Metti che all’ufficio Anagrafe costei si debba fare quasi un’ora di coda. Metti che ivi incontri un’amica in partenza per Las Vegas e California, mentre lei è ancora in forse per Locride e dintorni. Metti che l’impiegata dichiari “O in bollo, o niente”!, ma che alla sua risposta “Me lo faccia pure come vuole, basta che la facciamo finita…” la signora la rimpalli cortesemente in tabaccheria, con la simpatica prospettiva di cuccarsi un’altra ora (e mezzo) di coda. Metti che la nostra decida di soprassedere, rimandando la soluzione del problema alla mattina successiva.
Ce n’è più che abbastanza per farla sentire una sfigata all’ennesima potenza, nonché per creare un mostro: il mostro della Padania Caliente, stavolta. Un mostro sudato, sfatto, rabbioso e poco incline a simpatizzare col prossimo.
Segue rientro alla base, doccia supersonica, raccolta rapida degli effetti personali, e fuga scomposta del mostro verso la piscina: almeno, lì potrà godere di un po’ di sana solitudine e concentrarsi su intelligenti letture.
Sul cancello di casa, la intercetta un maschio, di razza umana. O quasi.
Scosciato, indossa un paio di minishort bianchi e una camicia a scacchi, spalancata su un tronco dall’abbronzatura quasi inquietante, nella sua intensità. Il suddetto la guata, passando subito in modalità rapace, e si fa scivolare la camicia lungo le braccia, fino a rimanere in seminude look, con villosità toraciche in bellavista. Uno spavento per gli occhi.
“Caldo, eh?” dichiara, con voce insinuante e occhio spermatozoico.
Tanto basta al mostro per evolvere al livello di erinni assetata di sangue: mi ci voleva solo il manovale con velleità seduttive, stamattina. L’unica cosa che mi trattiene dal passare alle vie di fatto sono i dati anagrafici del soggetto: siamo sulla settima decade abbondante, a occhio e croce. Dato il comportamento, desumo di trovarmi di fronte a uno dei tanti canuti Viagra-addicted: se reagisco, e lo colpisco, quello è capace di restarmi sotto i ferri. Meglio evitare di dar lavoro a mio marito e colleghi.
Mi limito a grugnire un “Già” più asciutto del deserto del Gobi, fissando con ostinazione il tombino ai miei piedi, inforco la bici e fuggo, più rapida di un velociraptor, abbandonando il mandrillo del mattone al suo destino.
Perfetto, mi dico, sono appena stata lumata da un avanzo di casa di riposo.
La mia autostima è alle stalle, a questo punto: son botte micidiali, queste. Specialmente per noi, donne sull’orlo della destrutturazione fisica.
Urge seduta di acqua fitness: per imporre un ulteriore freno allo smottamento dei tessuti, e per smaltire lo stress accumulato.
L’occasione mi sarà sgradita per assistere, in spogliatoio, a una sorta di simposio fra un trio di maranteghe, impegnate a fare a pezzi un uomo. Delle tre, l’unica giovane è la più agguerrita: colgo un brano di conversazione, dal quale mi par di capire che costei sia rimasta sconvolta dall’abbigliamento, o, meglio,  dalla mancanza di abbigliamento di uno dei nostri istruttori, con il quale si è imbattuta qualche giorno fa. Incuriosita, chiedo l’identità del desnudo e m’informo su quale capo di vestiario costui avesse omesso di indossare.
La fanciulla, giovane sì, ma tutt’altro che leggiadra, mi fa il nome dell'Insospettabile. Un ragazzo molto riservato, che di solito gira per la palestra  immerso nel suo mondo, infagottato dentro a divise informi e leggermente oversize: uno che fa di tutto per passare inosservato. Scandalizzata, aggiunge che, incredibilmente, costui non indossava la maglietta. Pare sia uscito così, per tornare a casa in macchina: un’auto lasciata in parcheggio, sotto il solleone. Cinquanta gradi Celsius stimati, all’interno dell’abitacolo.
Giova, a questo punto, una sommaria descrizione del giovane in questione. Biondo, occhi blu, fisico da controfigura del Mercurio del Giambologna. Bronzeo pure lui, come colorito. 
Un esemplare maschile che dovrebbe provocare, a una ragazza di quell’età, lo stesso effetto che a me fa un tramonto sulle Dolomiti. Un sospiro e un solo pensiero. Definitivo: Dio esiste. Ne ho le prove.
E invece… quella perde tempo a discettare sul fatto che è impossibile non avesse un cambio con sé e simili amenità. Col supporto concorde delle due sorelle Materassi con le quali si accompagna: convinte tutte,  evidentemente, che un trentenne in piena forma dovrebbe indossare la maglietta della salute in ogni circostanza. Persino quando non ce l'ha con sè.
Evito di comunicare alla ragazza quel che penso (ringraziare Dio, no, eh?) e mi tuffo tra i flutti, rimuginando sui casi della vita. Mi sorprendo ad augurare alla maldicente ragazzina un incontro simile a quello fatto da me, stamattina. Un bel manovale ultrasettantenne sfornito di camicia, ma ricchissimo di mire espansionistiche. Così lo capisce, cosa vuol dire sfortunaccia nera.