mercoledì 13 aprile 2011

Crisi di coscienza

Tarda mattinata.
Ricevo un sms sul cellulare: “Mamma, hai impegni oggi pomeriggio?”
E' la Miss: la domanda NON è disinteressata. Ci metto il collo. 
 “No. Why?”
 “Potremmo andare a comprare le mie scarpe… :-)
Quando non è inchiodata sui libri, questa mi diventa Becky Bloomwood: siamo sempre in giro a far compere, ultimamente. 
Ma mica la potrò lasciare scalza, povera innocente...
Metto mano alla  tastiera e lancio: “Va bene. Oggi ti ci porto”
“Grazie, pennuto! :-))) 
Nel primo pomeriggio, saliamo in auto. Il nostro negozio preferito  dista una ventina di km, cosa che ci permette di abbandonarci alle nostre chiacchiere tutte al femminile. In una famiglia infestata dai maschi come la nostra sono occasioni rare: tutte da gustare. 
Vengo così a sapere che mia figlia, di recente, riscuote un successo mai visto: in ricreazione, svariati bracchi da punta la guatano da distante, sperando in un suo sguardo o un gesto di attenzione. Poi, c’è l’OVRA del liceo: pare che il suo numero sia una delle informazioni più richieste.
“Una cosa imbarazzante, mamma: quando questi si mettono a scriverti, non ti mollano più. Che poi quando gli dico che non sono interessata e li prego di smettere, ci restano male… A me dispiace, poveretti: ma non posso uscire con tutta la scuola!”
“No, ti prego, figlia mia. Limitiamo i danni, se possibile. Se ti dai anche alle opere pie, qui siamo a posto veramente…”
“Non c’è pericolo, mamma. Il problema è quando uno a me piace. Come faccio a fargli capire che sono libera, se c’è gente che al primo ballo mi mette le mani addosso dappertutto?”
“Come le mani addosso??? Dappertutto come? No, non me lo dire. Non lo voglio sapere. Ma che sono, polipi?!”
“Proprio. L’ultimo si è anche permesso di commentare: << Mmmm… Bel fisico!>>”
“Ma dimmi te! Questo ti perquisisce e poi approva pure… Se lo sa tuo fratello, lo stende. Tu che hai fatto?”
“L’ho trascinato fuori e gliene ho dette quattro. Con chi crede di avere a che fare? L’ho minacciato di stenderlo io, se mi si avvicinava di nuovo!”
“Brava, chica. Mi auguro lo abbia capito, che sotto il piumaggio del mio pennutino si cela un’energumena tutta muscoli…”
“Credo me li abbia contati tutti, prima che riuscissi a stapparmelo di dosso. E intanto, quello che piaceva a me si rodeva il fegato, credendo  fosse il mio ragazzo…”
“Ma non ci credo! E poi? Che ha fatto?”
“Mamma, basta far girare le voci. Saputo che in realtà non ero impegnata, si è fatto avanti.”
“Meno male.”
“Sì. Solo che prima che ci mettessimo assieme, nel periodo in cui avevamo iniziato a uscire, un suo amico gli ha chiesto se aveva il mio numero, che mi voleva invitare!”
“Roba da dare i numeri, altro che il numero. Certo che questo ha una sfiga…”
“No, non è sfiga. E’ una questione di probabilità. Tutti vogliono uscire con me, mamma!”
“Vero anche questo. Insomma, questo ha fatto a botte col mondo, o si è rassegnato? Mi sa che si è scelto la ragazza più contesa della scuola...”
Sorrisetto di compiacimento.
“Si è dichiarato onorato della preferenza...”
“Vabbè, sarà mica un mostro lui, no?”
Lampo nello sguardo.
“No, non direi proprio. E poi è una persona intelligente. A me i cretini non interessano… A proposito: guarda quelli!” trasecola la ragazza.
Di fronte a noi, uno scuolabus. Di quelli gialli: pieno di ragazzini, dell’età apparente di dieci, undici anni. Tra i sedili posteriori, un nutrito gruppo di giovani satiri, sotto l'influsso di un incontrollabile picco testosteronico, sta facendo il diavolo a quattro per attirare l’attenzione di mia figlia.
Noi due, invece, non riusciamo a trattenere le risate.
Nel frattempo, quelli sembrano impazziti: si agitano, sventolano le braccia che nemmeno un segnalatore su una portaerei, boccheggiano come tanti pesci in una boccia. Uno, in particolare, sembra tarantolato. Incredibile. 
“Guarda quello, mamma! Avrà dieci anni! Ma vai a mangiare latte e biscotti!!! Non ci credo, questi sono appena usciti dall’asilo e guardano una della mia età… Ma che diventano questi, da grandi? Dei maniaci??? ” 
Sto iniziando a chiedermelo anch'io. E, come madre, mi faccio anche dei rimproveri: con tutta 'sta gioventù bruciata a insidiarla, dieci anni di arti marziali le dovevo far fare. Altro, che parallele asimmetriche!